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17 mag 2017

ischia, la scuola che intitola 23 gradini colorati alle vittime delle mafie

Ventitré gradini per altrettante vittime delle mafie. Con l'obiettivo di rinnovarne la memoria e riflettere. Istituto professionale di stato “Vincenzo Telese” di Ischia: qui si formano futuri direttori d’albergo e chef, barman e agricoltori. Ma soprattutto cittadini. Ed è in questa ottica che, in collaborazione con “Libera”, martedì 16 maggio è stata inaugurata la scala della legalità. Docenti e allievi hanno accolto – tra gli altri - il rappresentante regionale di Libera contro le mafie. don Tonino Palmese, e il responsabile provinciale di Libera, Antonio D’Amore. Dalla viva voce di alcuni dei familiari delle vittime innocenti della camorra gli studenti hanno ascoltato le storie di chi ha pagato con la vita il proprio impegno nella quotidiana lotta alle organizzazioni criminali.   “Mia mamma è morta a 35 anni: la mafia uccide, ma uccide anche il silenzio. Non abbiamo bisogno di eroi, ma ognuno di noi può decidere da che parte stare”, ha raccontato Emanuela Sannino, orfana di Paola Scamardella, che ha presenziato all’evento insieme a Luciana Di Mauro, vedova di Gaetano Montanino, e Francesco Clemente, figlio di Silvia Ruotolo.
Sui gradini colorati, inaugurati con il taglio del nastro e realizzati nell’ambito del progetto “Scuole abitate”, con finanziamento dei fondi Port Campania - i nomi di Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Boris Giuliano, Orlando Legname, Carmelo Ianni, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Bruno Caccia, Antonio (Ninni) Cassarà, Mauro Rostagno, Rosario Livatino, Antonino Scoppeliti, Libero Grassi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rita Atria, Pino Puglisi, Peppe Diana, Luigi Coluccio, Lea Garofalo, Angelo Vassallo e Roberto Mancini. “I loro nomi - ha sottolineato il professor Mario Sironi, dirigente dell'istituto - saranno un monito per i nostri ragazzi perché allontanino da loro ogni forma di illegalità, ma anche un invito quotidiano a non abbassare mai la testa di fronte alle ingiustizie”.


http://napoli.repubblica.it, 17 maggio 2017

21 ott 2016

telecamere a scuola, l'opinione di daniele novara

Il pedagogista Daniele Novara boccia come «follia» la legge appena approvata dalla Camera, che consente l'installazione di telecamere di videosorveglianza in asili, scuole, istituti per anziani e disabili allo scopo di prevenire abusi e maltrattamenti. «I bambini sono sicuri quando hanno buone maestre. Bisogna ripartire dalla selezione e dalla formazione, le telecamere sono una scorciatoia. I maltrattamenti capitano in tutto il mondo, noi siamo i primi a pensare di risolverli con le telecamere: o siamo i più furbi o siamo i più cretini»
Una «follia»: così Daniele Novara, pedagogista e fondatore e direttore del CPP-Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, commenta l’approvazione da parte della Camera di una legge che consente - è una possibilità, non un obbligo - l’installazione di telecamere di sorveglianza nei nidi e nelle scuole materne, per registrare gli eventuali abusi degli insegnanti sui bambini (il testo ora passa al Senato). È vero che le immagini potranno essere visionate solo dal pubblico ministero e, su sua delega, dalla polizia giudiziaria, nell’ambito di indagini su reati in danno dei minori o delle persone ospitate nelle strutture ed è vero anche che la legge prevede che il Governo adotti entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge un decreto legislativo per fare una valutazione attitudinale nell’accesso alla professioni educative e di cura, nonché di formazione iniziale e permanente del personale delle strutture». E tuttavia la «follia» resta, anzi, Novara parla di «terrorismo» e spiega che è «inquietante la logica che sta sotto questa incredibile iniziativa politica, dove le forze di Polizia si sostituiscono all'educazione e dove la paura si sostituisce alla formazione professionale degli insegnanti».
Perché i genitori non dovrebbero essere felici di questa norma e rassicurati dalla presenza delle telecamere?
Non c’è niente di rassicurante in questo, proprio niente. Se un luogo pubblico è pieno di telecamere significa che quello è un luogo pericoloso, dove può succedere qualcosa. Ecco, la scuola cessa di essere un luogo educativo, da oggi la scuola è un luogo pericoloso. Non ci trovo niente di rassicurante, vedo solo una politica che va verso il poliziesco, questa è l’anticamera di un regime poliziesco che vuole controllare i cittadini fin dalla nascita con l’alibi – perché sia chiaro, questo è solo un alibi - che forse, eventualmente, potrebbero subire dei reati.

Però i reati effettivamente ci sono e pure frequenti…
Gli psicopatici ci sono. Bisogna evitare che le persone che non sono in grado di fare questi mestieri li facciano. I maltrattamenti sui bambini si evitano a monte, selezionando le persone giuste da mandare in classe, non con le telecamere: così creiamo solo terrorismo. Peraltro abusi e maltrattamenti capitano in tutto il mondo, ma noi siamo il primo Paese al mondo a pensare di risolverlo con le telecamere: o siamo i più furbi o siamo i più cretini. Per di più io non ho mai visto fare una legge su un settore specifico senza consultare nessun operatore del settore. Siamo tutti contrari, ci sarà motivo…

Cosa dire quindi ai genitori?
Innanzitutto di non gioire per questa legge, perché la telecamera non dà qualità educativa. I bambini sono sicurissimi se hanno buona scuola, se hanno educatori preparati e selezionati bene, non se hanno decine di telecamere dentro la scuola. L’educazione è basata su un patto fiduciario, tutti noi affidiamo i nostri figli agli educatori e non c’è telecamere che può sopperire a un patto fiduciario incrinato.

Evidentemente però questo patto fiduciario si è incrinato...
Ma è da lì che dobbiamo ripartire, le telecamere sono una scorciatoia, peraltro bruttissima. I casi di vessazione sui bambini si prevengono con un'adeguata e rigorosa selezione del personale e una continua e sistematica formazione degli insegnanti stessi, per aggiornare e migliorare le loro competenze professionali, non c’è un’altra strada. La seconda cosa è che già oggi pomeriggio scriverò una petizione per fermare questa legge, firmatela. Insomma, per i vostri figli chiedete una buon educazione, una scuola di qualità, non delle telecamere.

Ma lei che rischio vede, oltre a quello di scenario?
Le telecamere alle scuole non le regalerà nessuno, costano. Questa legge produrrà un business enorme che peserà sulle già scarsissime risorse pubbliche a favore dell'educazione dei più piccoli, questo è un primo tema. Il secondo è che finirmo per accettare situazioni allucinanti perché “tanto ci sono le telecamere”. Ci tranquillizzeremo tutti, non chiederemo più nulla, non ci informeremo più, perché tanto ci pensano già le telecamere. Sul piano della qualità educativa le telecamere diventeranno un alibi per non fare nulla. Mi dica lei cosa c’è da festeggiare.


Sara De Carli, 20 ottobre 2016
http://www.vita.it/it/article/2016/10/20/genitori-dite-no-a-quelle-telecamere-che-ci-anestetizzeranno/141271/

25 mag 2016

strage di capaci: a che serve studiare gli ittiti se non conosci falcone?

Nella mia classe c’è uno di quei lenzuoli con la famosa foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, scattata da Tony Gentile, con la scritta “Non li hanno uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe”. L’ho appeso nei primi giorni di lezione. Nessuno dei miei alunni sapeva chi fossero “quei due signori coi baffi che ridono”. Nessuno sapeva cosa significasse quella data stampata sul lenzuolo: 23 maggio e 19 luglio 1992. I miei alunni sono nati quindici anni dopo quelle stragi.
E’ come se qualcuno, quando io frequentavo le elementari, mi avesse chiesto della strage del Vajont avvenuta il 9 ottobre del 1963 o dell’incarcerazione di Nelson Mandela.
Avevo studiato il Veneto senza che nessuno mi parlasse di Longarone, di quello che era successo a causa di quella frana: erano morte 2000 persone ma sul libro di geografia non c’era una riga. Eppure sapevo benissimo i fiumi, i confini, i capoluoghi della Regione. Alla scuola bastava quello alla mia vita no.
Era stato un prete, don Mario, a trasmettere nella vecchia sala cinematografica dell’oratorio qualche anno più tardi, il film di Renzo Martinelli sul Vajont.
Nessuno oggi può pensare che i nostri ragazzi conoscano quello che è successo in Italia nel 1992 se non vi è un passaggio del testimone, se non abbiamo un esercito di maestri che conosce quel pezzo di storia di là del semplice ricordo del “mi ricordo dov’ero quel giorno”.
Sul libro di geografia della quinta elementare quando si parla di Sicilia, allora come oggi, non si cita la mafia. Non si parla nemmeno di Capaci e di via D’Amelio. Quando a scuola qualche buon’anima di insegnante affronta questi argomenti, vanno tutti a finire in quell’ “Educazione alla cittadinanza” che contiene di tutto e di più.
Fare memoria del nostro passato in questo Paese è lasciato alla buona volontà.
Stamattina [23 maggio 2016] 50mila studenti in otto piazze italiane ricorderanno Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. E gli altri 7.000.000 di ragazzi e 650 mila circa insegnanti stamattina che faranno in classe?
Il 1992 fa parte della nostra storia, è una ferita che sanguina ancora sul corpo del nostro Paese. Abbiamo scuole dedicate ai due giudici, piazze, vie eppure qualcuno stamattina le attraverserà come se niente fosse, come se quel 23 maggio fosse solo un ricordo.
Quel lenzuolo dovrebbe essere appeso in ogni classe o almeno in ogni scuola.
Accanto alla fotografia del Presidente della Repubblica ci dovrebbero essere quei due volti che proprio perché amavano lo Stato sono stati ammazzati da una parte di esso e dalla mafia.
Lasciare che quella storia sia solo materia per insegnanti appassionati è un errore che non possiamo permetterci: vanno modificate con urgenza le nostre le indicazioni nazionali per il curriculo della scuola primaria e secondaria. A che servirà altrimenti ai nostri futuri cittadini conoscere i confini della Sicilia, gli Assiri e i Babilonesi, la democrazia ateniese senza far camminare le idee di Falcone e Borsellino sulle loro gambe?

Alex Corlazzoli, Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2016

19 mag 2016

il profilo del writer, criminali delle nostre città (dedicato a slav)

L'Assessorato Lavori pubblici e Arredo urbano del Comune di Milano ha pubblicato con la collaborazione di ATM-Azienda dei Trasporti di Milano, “FacciAMO bella la nostra città”, un manuale ad uso didattico rivolto agli studenti delle scuole secondarie per far conoscere la differenza tra vandalo ed artista ed informare sui rischi penali in cui i giovani possono incorrono imbrattando i muri della città senza autorizzazione.

Il testo, un “Manuale minimo di educazione civica per il contrasto del graffitismo vandalico”, rientra in un percorso che il Comune di Milano sta intraprendendo per contrastare un fenomeno che costa alle casse pubbliche parecchi milioni di euro, solo ad ATM sei all’anno per ripulire i vagoni della metropolitana. A Milano gli edifici imbrattati sarebbero 30 mila su oltre 55 mila, autori 1340 writer divisi in 350 crew (o gruppi). I quartieri della città più interessati dal fenomeno sono Lambrate, la Barona, Affori, Porta Ticinese.


Interessante il capitolo del documento che svela il profilo di questi criminali (come altro chiamarli considerate le pesanti sanzioni penali previste dal codice)?

Il writer odierno, contrariamente ai suoi colleghi degli anni settanta del secolo scorso che esprimevano puro "disagio metropolitano", cerca solo “fama e visibilità, da ottenere a ogni costo”. E’ un soggetto giovane, maschio, pochissime le ragazze: il 59% ha meno di 25 anni, nel 12% dei casi si tratta di minorenni, iniziano ad imbrattare fin dai 12 anni. Il ceto sociale è “eterogeneo”, ma la maggior parte dei soggetti sono figli di divorziati/separati (30%) e di stranieri (22%) (probabilmente alcuni anche di genitori stranieri divisi). Pare inoltre che le camerette dei soggetti incriminati risultino tappezzate di tag (firme), arrivando alla logica conclusione “che le famiglie erano a conoscenza delle attività d’imbrattamento, ma hanno preferito chiudere gli occhi”.
Inoltre il 45% dei writer è un creativo: “grafica, fotografia, tatuaggi, musica”, dato avvalorato dal fatto che il 70% hanno frequentato una scuola di carattere artistico, “nei cui locali si rilevano spesso tag e altre tracce di graffitismo”.
Il gesto del writer, viene spiegato nel libretto, se non ripulito, causa la comparsa di altri graffiti e atti vandalici e rischia di generare nella cittadinanza una "diffusa sensazione di anarchia che condurrà il quartiere o la città in una spirale autodistruttiva".
Non mettiamo in dubbio che i dati illustrati, che fanno riferimento ad un campione di 200 writer identificati dal Nucleo tutela decoro urbano della polizia, siano veri. Abbiamo forti perplessità sul fatto che siano stati riportati in un "manuale" parte di un progetto di educazione ed informazione rivolto agli studenti. Cosa si racconta ai ragazzi delle scuole quando si evidenzia, ad esempio, che i genitori dei writers sono in percentuali significative separati o stranieri?

 - il testo del manuale “FacciAMO bella la nostra città”: [clicca qui]



dedichiamo il post a Slav, Svyatoslav Naryshev, il ragazzo di 19 anni, nato in Russia, probabilmente da almeno un genitore stranierio e cittadino italiano, che la notte del 13 aprile è stato travolto e ucciso da un treno vicino la stazione Milano-Greco Pirelli mentre con un amico realizzava un murales su una parete dell’area ferroviaria

23 feb 2016

il teatro del carcere minorile beccaria, un nuovo luogo della cultura a milano

Sabato 13 febbraio abbiamo assistito alla presentazione del progetto “Errare Humanum est”, ideato dall’associazione Puntozero in collaborazione con due partner, UnAltroMondo Onlus e Cooperativa Sociale Comunità del Giambellino. Si tratta di realtà fortemente radicate a Milano, nei territori delle Zone 6, 7 e 9, con un’importante esperienza nel reinserimento sociale di ragazzi, nella prevenzione del disagio giovanile, nell’animazione culturale e nell’intercultura.
L’evento si è tenuto nel teatro dell’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano. Non è un caso, poiché obiettivo del progetto è  la creazione di un nuovo luogo della cultura, il teatro del carcere, appunto, per mettere a disposizione del territorio uno spazio importante, sia per dimensioni che per potenzialità.
La capofila del progetto, Puntozero, associazione di Zona 9, opera nel carcere minorile dal 1995 realizzando laboratori teatrali che mirano al reinserimento sociale dei ragazzi in difficoltà, sia come attori che come tecnici. Anima dell’associazione è Giuseppe Scutellà, regista e attore, da anni impegnato con la moglie, l’attrice Lisa Mazoni, nei laboratori teatrali con i detenuti Beccaria dove vi è arrivato vent’anni fa per fare il servizio civile come obiettore.
E’ la stessa associazione che a proprie spese, grazie ad una raccolta di fondi che ha visto il sostegno di importanti fondazioni ed imprese cittadine, ha effettuato la ristrutturazione del teatro. Oggi il teatro, che si trova all’interno del carcere minorile, conta ben 200 posti a sedere. Curiosità, le poltrone, rosse e comodissime, provengono dal Teatro alla Scala. 

Il progetto, di durata triennale, si rivolge soprattutto ai preadolescenti e ad adolescenti delle tre zone (si tratta di un bacino di ben 550 mila abitanti), ma anche ai cittadini di ogni età, agli insegnanti e ai genitori delle scuole coinvolte.
Fra i beneficiari del progetto si distinguono coloro che parteciperanno direttamente alla realizzazione dell’offerta culturale e coloro che fruiranno in qualità di spettatori dei 60 circa tra spettacoli ed eventi previsti.
Nel primo caso, si tratta della produzione e messa in scena dello spettacolo “Errare Humanum est” (andato in scena con grande successo lo scorso anno al Piccolo Teatro), di laboratori di narrazione, di scuole e attività di comunicazione, con il coinvolgimento nel triennio di circa 600 soggetti.
Il teatro Beccaria, inaugurato il 6 ottobre 2015, è stato ufficialmente aperto al pubblico. L’obiettivo è che diventi un polo culturale della città di Milano. Si sta lavorando alla realizzazione di un palinsesto che prevede anche produzioni del Teatro alla Scala e del Piccolo Teatro di Milano. Verrà inoltre aperto a 12 produzioni culturali di realtà residenti nelle tre Zone.
Ogni anno, per tre anni, verrò realizzata una nuova edizione dello spettacolo “Errare Humenum est”, prodotta da Puntozero, con il coinvolgimento di nuovi attori e tecnici, reclutati sia all’interno del carcere minorile che attraverso la collaborazione delle associazioni di zona. Detenuti, ex detenuti, giovani sottoposti a misure alternative alla detenzione, giovani provenienti dalle scuole e dalla compagnia Puntozero, giovani già seguiti dalle associazioni partner.
Lo spettacolo verrà messo in scena sia all’interno del carcere (quindici repliche nel triennio), sia nelle piazze, strade, parchi, scuole delle tre zone (una ventina circa di repliche). Per la messa in scena presso le scuole è previsto il coinvolgimento di circa 60 insegnanti.
Verranno inoltre realizzati 12 laboratori di teatro e narrazione gratuiti di 40 ore ciascuno sia per giovani che adulti.
Un progetto, “Errare Humanum est”, che seguiremo passo passo. 

www.puntozeroteatro.org
www.facebook.com/ErrareHumanum

15 gen 2016

milano chiama palermo: "rattristati per i piccolini che subiscono l'eredità dei padri" / 2

Dopo che l'imprenditore Gianluca Maria Calì ha deciso di rendere nota la lettera di una rappresentante di classe della scuola frequentata dai suoi figli che, in sostanza, chiedeva di emarginare i due bambini [clicca qui], sono state numerose le testimonianze di solidarietà.
La vicenda del Signor Calì, reo di non essersi piegato ai ricatti mafiosi, ha avuto parecchio eco sulla stampa e i media.
La triste vicenda sembra ora conclusa, genitori ed insegnanti della scuola frequentata dai due ragazzi hanno espresso piena solidarietà al Signor Calì. Mercoledì scorso, 13 gennaio, l'aula magna della scuola primaria Ariberto era gremita di genitori che hanno accolto l'imprenditore con applausi, abbracci, strette di mano.

Il video pubblicato dal quotidiano on-line repubblica.it [clicca qui]

9 gen 2016

milano chiama palermo: "rattristati per i piccolini che subiscono l'eredità dei padri" / 1


Aggiornamento del 15 gen 2015 [clicca qui]

Gianluca Calì è un imprenditore siciliano che ha detto no alla criminalità organizzata. Da 15 anni è andato via da Bagheria, grosso comune del palermitano, per trasferirsi a Milano con la famiglia.
L'imprenditore, divenuto un simbolo della legalità e della lotta alla criminalità organizzata (le sue denunce hanno recentemente consentito l'arresto di 21 persone affiliate al clan di Bagheria), deve ora affrontare una nuova sfida.  
I suoi due figli frequentano una scuola milanese. Le famiglie dei compagni di classe, preoccupate per un incontro organizzato dalla scuola con l'imprenditore previsto per il prossimo 13 gennaio, temono per la propria sicurezza e quella dei propri figli, hanno paura. 
In risposta all'invito della Dirigente scolastica, la rappresentante di classe ha scritto una lettera, riportata dall’imprenditore sul proprio profilo Facebook.
Colpisce un passaggio: “Sarebbe il caso che i bambini in questione uscissero da una porta secondaria e non all'orario canonico e comunque vorremmo tutti maggiori misure di sicurezza, perché non ci sentiamo sicuri”.

Il testo completo della lettera della rappresentante di classe inviata alla Dirigente della scuola:

Buonasera dottoressa XXXXXXX
La mail di questa mattina ha creato parecchia preoccupazione tra i genitori della 1X
I genitori vogliono spiegazioni soprattutto dopo che in maniera indipendente hanno letto articoli e petizioni che riguardano il Papà della nostra scuola.

I genitori hanno paura che possa succedere qualcosa di molto serio ai loro bambini, anche perché qui non si tratta di un gruppo di ragazzacci.
Vogliano capire che cosa verrà detto durante la riunione del 13 [gennaio 2016 - ndr], chi presenziera', se saranno presenti le forze dell'ordine o meno...
Alcuni genitori non vogliono partecipare alla riunione se sarà presente solo il signore Cali' senza polizia o carabinieri, temono possa succedere qualcosa in quell'occasione, altri stanno pensando di far cambiare scuola ai propri figli perché preoccupati della loro sicurezza, io stessa mi sto interrogando da questa mattina se sia il caso di lasciare che siano i nonni o la tata ad andare a prendere i bambini a scuola, quando la scuola non è più un luogo sicuro.
Mi dispiace per questa mail, ma l'invito di sta mattina ha creato molta polemica e sinceramente visto che vanno avanti dalle 9 di sta mattina, penso sia doveroso il suo intervento.
Alcuni genitori andranno alla polizia domani per chiedere controllo e sicurezza...
Mi dispiace, ma la situazione così non ci piace per nulla e rattristati per i piccoli che subiscono l'eredità dei padri, ci sentiamo di dover proteggere i nostri di figli da una situazione incontrollata ed esogena.
Sarebbe il caso che i bambini in questione uscissero da una porta secondaria e non all'orario canonico e comunque vorremmo tutti maggiori misure di aocurezza, perché non ci sentiamo sicuri.
Certa di un suo cortese riscontro.
Grazie
CXXXXXX XXXXXXX
Rappresentate 1X 
 
dal profilo facebook di Gianluca Maria Calì
venerdì 8 gennaio 2016 - ore 10:52

11 dic 2015

bidelli e supplenti insospettabili: la 'ndrangheta entra nelle scuole milanesi

La denuncia viene da Nando Dalla Chiesa, presidente del Comitato antimafia. Chiamato dalla Commissione Speciale Antimafia del Consiglio Regionale della Lombardia per parlare delle infiltrazioni nel sistema sanitario lombardo, ha rivelato anche questo aspetto finora inedito della criminalità organizzata

MILANO - La 'ndrangheta sta cercando di infiltrarsi nelle scuole, private e pubbliche, di Milano e Lombardia. E nelle università. Lo fa piazzando qualche bidello o supplente all'apparenza insospettabili. La denuncia viene da Nando Dalla Chiesa, presidente del Comitato antimafia di Milano. Chiamato dalla Commissione antimafia del Consiglio regionale per parlare delle infiltrazioni nel sistema sanitario lombardo, ha rivelato anche questo aspetto finora inedito della criminalità organizzata. "Mi è stato confidato da alcuni insegnanti e dirigenti, di più non posso dire". E aggiunge, amaramente: "Si fanno incontri nelle scuole per educare i ragazzi a denunciare gli atti di bullismo, ma poi i docenti non hanno il coraggio di sottoscrivere una denuncia contro la 'ndrangheta". Ma perché le cosche sono ora interessate alle scuole? "Ci sono molteplici interessi: dalla fornitura di servizi alla gestione dei bar interni. E poi permette un controllo sul mondo dei giovani. Le mafie non mirano solo a fare soldi, ma anche a creare legami, rapporti sociali, connivenze. Hanno una capacità incredibile di penetrare nella società".
La 'ndrangheta ha bisogno di diplomati e laureati. "Un infermiere affiliato che viene assunto in un ospedale è oro per i boss -sottolinea Dalla Chiesa-. Perché permette contatti con l'ambiente medico. Può quindi influenzare perizie in caso di processi ai capi delle cosche, oppure la partecipazione agli appalti". Non solo. Secondo il presidente del Comitato antimafia "la 'ndrangheta sta cercando di allevare medici nelle facoltà lombarde". "C'è il rischio che certi personaggi arrivino alla laurea senza aver mai sostenuto esami. E questo non lo fanno nelle università calabresi dove potrebbero destare sospetti, ma in quelle lombarde". Lo stesso rischio c'è anche negli istituti privati "che permettono il recupero degli anni scolastici delle scuole superiori". La soluzione? "Occorre imparare a ragionare con la stessa mentalità dei boss -sottolinea-. Solo così è possibile riconoscere quando c'è un tentativo di infiltrazione. E vigilare costantemente: sulle assunzioni, sulle richieste o offerte di favori, su come vengono redatti i bandi".
© Copyright Redattore Sociale
10 dicembre 2015
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/496512/Bidelli-e-supplenti-insospettabili-la-ndrangheta-entra-nelle-scuole-milanesi
 

3 nov 2015

4° festival dei beni confiscati alle mafie

Dal 6 all’8 novembre 2015 torna a Milano il Festival dei Beni sequestrati e confiscati alle mafie, un appuntamento realizzato dall’Assessorato alle Politiche sociali, con la direzione artistica di Barbara Sorrentini. 
Tre giorni di incontri e convegni, presentazione di libri e anteprime di film e spettacoli teatrali e la possibilità di visitare case e negozi un tempo usati dalla criminalità organizzata e oggi luogo di attività di carattere sociale.
Anche in questa occasione si potrà scegliere tra numerose iniziative cui parteciperanno numerosi ospiti tra cui il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, il regista cinematografico Marco Tullio Giordana, il magistrato Gherardo Colombo, lo psicoanalista Massimo Recalcati e il rapper antimafia Othelloman.
Il festival aprirà venerdì 6 novembre a Casa Chiaravalle (il bene più grande mai confiscato a Milano) con un incontro dedicato agli studenti delle scuole milanesi e proseguirà tutto il giorno con le visite ad alcuni beni aperti per l’occasione in collaborazione con Libera. La sera alle ore 19 nella Sala Consiliare di Palazzo Marino si svolgerà l’incontro con Don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa e Marco Tullio Giordana che, in anteprima a Milano, presenterà il suo nuovo film “Lea”, dedicato a Lea Garofalo, vittima della mafia nel 2009. La rassegna è nata per raccontare il ritorno della legalità in spazi e luoghi fino a qualche anno fa teatro di storie criminali, oggi recuperati e patrimonio di tutta la cittadinanza. 
I beni sequestrati e confiscati a Milano, attualmente gestiti dall’Assessorato alle Politiche sociali, sono complessivamente 161. Sono stati assegnati ad associazioni del Terzo Settore e del Volontariato e sono utilizzati per numerose e diverse attività di sostegno alla persona e promozione della socialità: assistenza agli anziani e alle persone con disabilità, laboratori di quartiere per giovani, abitazioni per famiglie in difficoltà, negozi solidali, spazi per iniziative culturali. Durante questa edizione del Festival il Comune consegnerà le chiavi di tre beni, due al Centro Ambrosiano di Solidarietà (Ce A. S.) e uno alla Fondazione Padri Somaschi Onlus, che saranno destinati all’accoglienza di donne maltrattate e vittime di violenza.
Secondo l’ultimo dato pubblicato dall’Agenzia nazionale (ANBSC – 30 settembre 2015) sono 17.577 gli immobili sequestrati e 3.187 le aziende confiscate in Italia: la Lombardia è quinta con 1.266 immobili dopo Sicilia (6.916), Campania (2.582), Calabria (2.449) e Puglia (1.665); è quarta invece nella classifica delle aziende con 286 attività sequestrate e confiscate, dopo le 1.148 della Sicilia, le 529 della Campania e le 315 della Calabria.
Il festival vedrà confrontarsi i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, del Terzo Settore, del mondo della cultura e dell’economia su come rafforzare l’alleanza contro le mafie. Sarà anche un’opportunità per coinvolgere i giovani e le scuole milanesi con azioni di promozione e sensibilizzazione alla cultura della legalità per costruire con loro percorsi di cittadinanza attiva. 
Sabato 7 novembre, dalle 9 alle 13, presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale (piazza Duomo 12) incontro con Gherardo Colombo e Massimo Recalcati sul tema “La responsabilità delle relazioni nella società orizzontale” organizzato da Associazione Sulleregole. 
Alle ore 10 alla Casa Chiaravalle in via Sant’Arialdo 69 è in programma “Valorizzare i beni confiscati in Lombardia come opportunità per lo sviluppo territoriale. La necessità di un impegno multi-stakeholder”, organizzato da Assolombarda, ALDAI e Fondirigenti, con il supporto scientifico di Fondazione Istud, Fondazione Politecnico, SDA Bocconi, Università Cattolica e Luiss Business School. 
Un altro appuntamento dedicato all’impegno delle donne è quello delle ore 15.30 all’ATS Occhi Aperti in via V. Monti 41: Maria Silvia Fiengo e Francesca Pardi presentano “La dichiarazione dei diritti delle femmine” e “La dichiarazione dei diritti dei maschi”di Elisabeth Brami. Interviene Mauro Grimoldi, direttore scientifico della Casa dei Diritti del Comune. 
Alle ore 19 in via Curtatone presso la Casa della Legalità si svolgerà la performance di Othelloman con l’intervento del rapper Fabrizio Bruno e con i ragazzi di Suoni Sonori. 
Domenica 8 novembre, alle ore 10 al Centro sportivo Iseo di via Iseo 4, si giocherà la Partita di Rugby contro la mafia. Intervengono l’assessore Pierfrancesco Majorino e il cantante hip hop Othelloman. 
Il Festival si chiude in serata, al teatro Out Off alle ore 21: Daniele Biacchessi e Giordano Sangiorgi presentano “Culture contro le mafie” con il live di Piotta e Il Muro del Canto. “Cultura contro le Mafie” è l’iniziativa organizzata dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti insieme a “Ponti di Memoria” per segnalare chi si è distinto nel mondo della cultura, del giornalismo e della musica per il suo impegno a favore della legalità. 
Il programma è in continuo aggiornamento (consultare il sito del Comune di Milano). 
In occasione del Festival saranno visitabili anche numerosi beni confiscati alle mafie:
-  Casa Chiaravalle in via Sant’Arialdo 69 (“Sistema Imprese Sociali – SIS” capofila, “Arci Milano”, “Chico Mendes scs” e “La Strada scs”. Progetto di pensionato sociale e lavoro con cooperative B che impiegano persone con disabilità);
- appartamento via Monti 41 (ATS Occhi Aperti, attività con adolescenti e prevenzione cyberbullismo);
- negozio via Leoncavallo 12 (Social Market - Associazione Terza Settimana, attività con famiglie e povertà);
- negozio via Momigliano 3 (Coop Zero 5 Laboratorio di Utopie Metropolitane, progetti educativi per famiglie e minori);
- appartamento via Ceriani 14 (Consorzio Farsi Prossimo, accoglienza di famiglie);
- appartamento via Curtatone 12 (Associazione Suoni Sonori, attività con adolescenti in difficoltà);
- negozio in via Leoncavallo 12 (Associazione Terza Settimana - Negozio solidale per famiglie in difficoltà in collaborazione con Fondazione Mike Bongiorno);
-  appartamento in viale Jenner 31 (Casa Accoglienza Anziani - Comune di Milano).

Radiopopolare seguirà il Festival con dirette e servizi.
(dal sito del Comune di Milano - 4 novembre 2015) 

Nella mappa [clicca qui] sono riportate in rosso e verde le sedi degli immobili confiscati: quelle verdi ospitano gli eventi del 4° festival insieme ai teatri e ai palazzi storici. 
Elenco generale delle unità immobiliari confiscate alla criminalità organizzata e trasferite al patrimonio del Comune di Milano ai sensi dell'art. 48 del D. Lgs. 159/2011 assegnate in concessione d'uso a titolo gratuito [clicca qui] aggiornato al 31 ottobre 2015
 

16 mar 2015

bologna 21 marzo 2015, giornata della memoria e dell'impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie

Dal 1996 ogni 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie promossa da Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e da Avviso Pubblico.
"La verità illumina la giustizia è lo slogan scelto per la XX Giornata della memoria che si svolgerà quest’anno a Bologna il 21 marzo.
La Giornata vuole ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie. Sono circa 900, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, i morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.
Ancora oggi per il 70% delle vittime innocenti di mafie non è stata fatta verità e, quindi, giustizia.
Per accompagnare l’avvicinamento alla giornata l’associazione Libera ha formulato una serie di proposte formative per le scuole [clicca qui].
Tra queste segnaliamo “La scuola adotta una vittima di mafia”, un percorso rivolto alle scuole fin dalla nascita di Libera e che connota da sempre la Giornata della memoria e dell’impegno.
Il progetto vuole coinvolgere i ragazzi delle scuole secondarie (di primo e secondo grado) in un percorso di ricerca per conoscere la storia delle vittime di mafia, il loro esempio di cittadini attivi e responsabili e le motivazioni finali che hanno alla fine determinato la loro morte.
Attraverso l’elenco delle vittime, predisposto da Libera [clicca qui oppure clicca qui], è possibile rintracciare i nominativi di una o più vittime di mafie sui quali poi iniziare un percorso didattico finalizzato alla ricostruzione delle loro storie di vita. Libera consiglia che, nell'intraprendere il percorso di ricerca, i ragazzi adottino simbolicamente soprattutto vittime appartenenti al loro contesto territoriale. E’ molto importante conoscere l'ambiente economico, sociale e culturale in cui si sono svolti i fatti e cosa da allora è cambiato o comunque è stato fatto. Ricostruire una storia quindi anche per evidenziare carenze o possibili prospettive per la propria città, per sottolineare i punti critici che interessano la sicurezza dei cittadini e per capire infine che è importante promuovere l'impegno di tutti a scapito di comportamenti di delega o indifferenza.
Il progetto trova la sua naturale conclusione con la partecipazione dei ragazzi alla Giornata della memoria con la presentazione dei materiali raccolti sulla vittima di mafia.

Anche se non strettamente legato all’iniziativa di Libera, segnaliamo l’Istituto Comprensivo San Marcellino (Caserta) che il 12 marzo 2015 ha ricordato  Simonetta Lamberti, una bambina di 11 anni, uccisa da un sicario della camorra nel corso di un attentato il cui obiettivo era il padre, il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina.

La locandina della Giornata del 21 marzo 2015 [clicca qui].

15 mar 2015

70 mila studenti milanesi pranzano con i prodotti “libera terra”

Il 18 marzo 2015 sarà servito un menu “Libera Terra” nelle mense di 450 scuole milanesi. Un primo piatto di pasta di semola di grano duro biologica e un succo di frutti rossi di Sicilia saranno il simbolo di un pasto “giusto”, oltre che buono e sano, servito da Milano Ristorazione a circa 70 mila bambini e ragazzi nelle scuole d’infanzia, primarie e secondarie di primo grado di Milano.  
Studenti e insegnanti pranzeranno quindi con i prodotti coltivati nelle terre confiscate alle mafie, secondo i principi del rispetto dell’ambiente, della dignità della persona, della legalità e della giustizia sociale.
“Una bella iniziativa di educazione e sensibilizzazione per i nostri bambini, le loro famiglie, i loro insegnanti – ha spiegato l’assessore all’Educazione Francesco Cappelli – in occasione della Giornata della Memoria del 21 marzo [clicca qui] per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il Comune di Milano e Milano Ristorazione rinnovano il proprio impegno al fianco dell’associazione Libera che, proprio in questi giorni, compie 20 anni”.
“Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è stata fondata il 25 marzo 1995 per sensibilizzare la società civile nella lotta alle mafie e diffondere la cultura della legalità e della giustizia. “Libera Terra” riunisce dieci cooperative sociali che, guidate da Libera, gestiscono strutture produttive e centinaia di ettari di terreno sottratti alle mafie in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania.

3 feb 2015

le inchieste antimafia degli studenti di cortocircuito

Gli studenti di Cortocircuito sono quelli che hanno fatto scoppiare il caso del sindaco di Brescello, ripreso mentre passeggia con Francesco Grande Aracri, condannato per mafia, e dice di lui: uno “composto, educato”. Ma non solo. Due anni avevano raccontato dei 40 roghi dolosi a Reggio Emilia. E nel 2013 di Gaetano Blasco, mafioso, recentemente agli oneri della cronaca perché intercettato mentre se la ride del terremoto nell’ambito dell’inchiesta sulle cosche calabresi in Emilia Romagna.
Ma chi sono questi ragazzi? Cortocircuito è un’associazione culturale antimafia di Reggio Emilia, nata nel giugno 2009 dall’impegno di una ventina di studenti delle scuole superiori, con l’intento di fare informazione su temi spesso taciuti e trascurati dai media tradizionali.
Uno degli obbiettivi iniziali era essere un luogo di scambio di opinioni e di idee tra tutti gli studenti: dai licei ai professionali. Infatti fin dai primi mesi i lettori sono stati invitati ad esprimere le loro opinioni commentando gli articoli e inviando pareri. Già dall’inizio hanno partecipato al giornalino ragazzi di ben dodici scuole superiori di Reggio Emilia.
Dopo pochi mesi di vita, all’originario giornale cartaceo, si è aggiunta la versione online, un sito-blog dove si possono leggere tutti gli articoli e conoscere i progetti (www.cortocircuito.re.it). Nell’estate 2010 il giornale studentesco Cortocircuito è diventata anche una web-tv, realizzando cortometraggi, inchieste, interviste, videomessaggi e anche alcuni collegamenti tv a livello nazionale.
Dall’autunno 2010 l’attività è mutata progressivamente, incentrandosi sempre di più nella realizzazione di video-inchieste e nell’organizzazione di incontri pubblici con magistrati, giornalisti ed esperti, ricoprendo anche un ruolo da protagonista nei festival contro le mafie di Reggio Emilia. Oltre a iniziative in altre città dell’Emilia-Romagna.
Nel 2013 Cortocircuito ha ricevuto il premio, consegnato all’Università di Bologna, come migliore web-tv di denuncia d’Italia per “il coraggio nel raccontare attraverso video - inchieste e cortometraggi la criminalità organizzata in Emilia”.
L’associazione si impegna particolarmente nell’organizzazione di incontri antimafia e iniziative di informazione e sensibilizzazione sulla criminalità organizzata. Gli incontri si svolgono sia all’interno delle scuole superiori, con specifici progetti e laboratori sulle mafie, sia in luoghi pubblici, come Palazzo Allende, l’Università di Modena e Reggio Emilia, la Gabella, parco Cervi, piazza Casotti e la Sala del Tricolore (sede del Consiglio Comunale di Reggio Emilia dove Cortocircuito ha organizzato un intenso ciclo di incontri antimafia).

Dal sito di Cortocircuito (clicca sul testo):