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1 set 2016

tetto “verde” al liceo keplero di roma

Al liceo scientifico Keplero di Roma durante l’estate [2016] è stato realizzato un tetto verde estensivo: è la prima scuola in Italia.
«Si tratta della prima scuola di Italia ad avere un tetto verde» spiegano gli studenti. Il Keplero è da circa tre anni che si occupa del settore agricolo, proponendo agli studenti l’attività pomeridiana tenuta dal professor Roberto Casalini; durante il pomeriggio si lavora sul campo se il tempo lo permette, all’interno della struttura se è brutto tempo.
Ma oltre a questo, gli studenti gestiscono un Blog e una Pagina Facebook.
Il blog è diviso in diverse sezioni:
“Info”: dove potete trovare tutte le informazioni al riguardo.
“Orto”: si trovano articoli di consigli e dei lavori che si compiono a scuola.
“Microbiologia”: sezione dedicata a coloro che svolgono quest’attività pomeridiana.
“Altro”: dove si trovano diversi contenuti come video e poesie.  
Inoltre sul tetto verde è stata predisposta una zona per la sperimentazione: verranno indagate le caratteristiche agronomiche, termiche ed idrauliche di una copertura vegetale composta da 6 specie di piante della flora mediterranea. «Il Keplero è la prima scuola in Italia che si dota di questo avanzato strumento di compensazione ambientale» spiega la scuola. Gli studenti saranno coinvolti nel progetto partecipando attivamente ad una sperimentazione di alto livello scientifico e valore ambientale.
Con la progressiva espansione degli insediamenti urbani, spazi ad alta densità di popolazione che necessitano di grandi flussi esterni di energia, acqua, alimenti, materiali e producono a loro volta fenomeni di surriscaldamento (isola di calore), problemi di smaltimento dei rifiuti e delle acque, oltre che di inquinamento atmosferico, acustico e luminoso, il problema di una progettazione dell’abitato che risulti adeguata sotto il profilo ambientale è divenuto sempre più attuale. Le città sono gli ambienti ”naturali” di vita dell’uomo, ma non sono a sua misura e necessitano di essere riequilibrate in direzione di una migliore vivibilità.
In tale contesto l’utilizzo dei tetti verdi è divenuto sempre più attuale, dal momento che esso presenta notevoli vantaggi ambientali, costituisce un efficace elemento di progettazione urbana sostenibile. Dal punto di vista più strettamente ecologico i tetti verdi contribuiscono al miglioramento dell’ambiente urbano tramite l’incremento della biodiversità urbana.
Non ultimo va rilevato che l’inserimento vegetale, se condotto con la consapevolezza di tutte le potenzialità che questa componente può assumere, arricchisce la valenza culturale ed educativa del sito ed apporta benefici economici.
Vi sono diverse categorie di “Tetto Verde”:

  • Estensive o Exstensive Green Roofs (EGRs): Essi necessitano di substrati poco profondi (8-15 cm), poca manutenzione e strutture leggere che consentono di minimizzare le spese.
  • Intensive o IGRs: necessitano di strati profondi (>20 cm) e molte cure culturali, richiede notevoli investimenti economici e comporta pesi maggiori.
  • Coperture semi-intensive: di ridotto uso e importanza
Per contatti:
via Silvestro Gherardi, 87 Roma Tel. 06 5585352 – Fax 06 55369917


http://www.tuttaunaltrascuola.it/tetto-verde-al-liceo-keplero/

24 mag 2016

buon compleanno, parco delle favole


Il Parco delle Favole festeggia 40 anni. Siamo a Milano, in zona Affori, tra via Cianciano, via Luigi Pastro e viale Enrico Fermi. 
Il Parco nacque a metà degli anni 70 del secolo scorso per volere di un comitato di quartiere e soprattutto della signora Luciana Cella Gufanti, che più di tutti si è battuta perché il quartiere avesse uno spazio di verde pubblico e, successivamente, per salvaguardarlo dalle minacce di distruzione. Il nome al Parco è stato dato sulla base della scelta compiuta qualche anno fa dalle bambine e dai bambini di una quinta elementare della Scuola Elementare di via Fabriano (ICS Don Orione). Suggeriamo la lettura dell'appassionato racconto della signora Luciana sulla storia del parco [clicca qui].
In occasione della festa di compleanno, che si terrà sabato 28 maggio 2016 dalle 8:30 alle 13:00, le Scuole Elementari e Medie dell'Istituto Comprensivo di via Scialoia organizzeranno una gara podistica e giochi nel Parco delle Favole.
Il locale Comitato, che con successo ha lottato per la salvaguardia di quest'area verde, passerà idealmente (e anche materialmente: è prevista fiaccola e pergamena)  il testimone ai bambini, affidando loro il Parco delle Favole perché se ne prendano cura e lo conservino, difendendolo da ogni pericolo futuro.
Appuntamento dunque al Parco delle Favole per festeggiare insieme i 40 anni (dato il periodo pre-elettorale invitiamo esponenti politici, candidati e chicchessia di astenersi dal partecipare alla festa per comparsate o propaganda elettorale).

22 feb 2016

a chieti la prima “aula verde” dove i bambini coltivano i frutti dimenticati (di alex corlazzoli)

All’istituto Comprensivo 3 di Chieti hanno creato un’aula all’aperto dove i bambini possono diventare piccoli agricoltori e studiare le scienze con un approccio pratico e diretto

L’agricoltura entra in classe. Anzi gli alunni vanno fuori classe, nell’aula “verde”. Non stiamo parlando di un’aula dipinta del colore della speranza, ma di una classe all’aria aperta. L’idea è di Paola Di Renzo, la dirigente del Comprensivo 3 della scuola di via Pescara allo Scalo a Chieti: non solo un orto didattico, bensì un’isola eco-didattica. Per la prima volta la preside dal pollice verde ha rivoluzionato il modo di fare scuola e il concetto di orto didattico che in questi anni ha preso sempre più piede nelle scuole italiane. All’istituto di via Pescara, gli ortaggi, la terra, i frutti non sono solo un’occasione per imparare a diventare dei piccoli agricoltori, ma un luogo di osservazione scientifica, un modo per fare lezione non solo sul libro di testo ma fuori dai banchi, in mezzo alla natura.

Il riconoscimento Slow Food

Si tratta di un fiore all’occhiello per l’Abruzzo dal momento che questa scuola è stata riconosciuta ad alta qualità ambientale oltre ad avere ottenuto il plauso e il logo da “Slow Food”. Tutto ruota attorno all’aula verde dove si fanno esperimenti, dove i bambini provano a comprendere qualcosa in più dell’ambiente. Nello spazio didattico all’aperto, concepito dalla preside e dai suoi insegnanti, vengono coltivati gli ortaggi nell’ottica della stagionalità e della tipicità così da insegnare ai ragazzi il rispetto del ciclo naturale delle stagioni.

Nell’orto anche i frutti dimenticati

Ma non solo. C’è l’angolo dei frutti dimenticati: giuggiole, uva spina. I ragazzi non sanno nemmeno di cosa si tratti ma attraverso l’isola didattica ambientale nascono curiosità che altrimenti restavano sopite. Un ritorno alle origini, ma anche una sorta di “guida” al riconoscimento della propria identità rurale: spesso i bambini non conoscono le piante che li circondano, non sanno il loro nome, non riescono a distinguere un pioppo da una quercia. Nella scuola di Chieti possono toccare le piante tipiche della regione, vedere una castagna roscetta della Val Rovereto.

L’insegnamento verde

Un progetto che fornisce ai bambini anche l’abc del cittadino rispetto a queste tematiche: nell’aula verde sono piantate, infatti, delle rose inglesi indispensabili per la lotta integrata e l’eliminazione dell’uso dei pesticidi e l’orto viene fertilizzato dagli scarti vegetali crudi della mensa scolastica, raccolti nella compostiera dagli stessi bambini. C’è di più: con il ricavato dei prodotti del raccolto, messi in vendita dai genitori, la scuola è riuscita a finanziare alcune piccole attività e ad incrementare le piante nel giardino della scuola. L’aula verde è la prova di quanto si possa fare tra i banchi riuscendo a usare le mani sia su una tastiera del personal computer sia mettendole nella terra, tra i fiori e gli ortaggi. E’ proprio quello che oggi hanno bisogno i nostri ragazzi: sperimentare, avere occhi per uno schermo e mani per sporcarsi. A Chieti sono riusciti grazie alla sinergia nata tra la scuola e i genitori che vivono lo spazio verde come un luogo dove poter fare scuola insieme di là del suono della campanella.

Alex Corlazzoli, 18 novembre 2015

11 dic 2015

presentazione del libro "fuori, suggestioni nell’incontro tra educazione e natura"

Lunedi 14 dicembre 2015 alle 17:00 siamo tutti invitati alla presentazione del libro "Fuori – Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura".
Il testo si propone di offrire alcune suggestioni sul rapporto tra bambini e natura e sulle sue potenzialità educative e didattiche. La discussione è affidata al contributo di pedagogisti, educatori, studiosi ed esperti di differenti ambiti disciplinari che, a partire da una parola chiave, propongono un approfondimento dal proprio osservatorio di ricerca ed esperienza, esplorando le molte possibilità che il binomio educazione-natura offre.
Tra i tanti autori, tre nostri amici, Gianni Manfredini (aka Babbocanguro), Renato Casagrandi ed Emilio Bertoncini. E poi Alex Corlazzoli, Tiziano Fratus e molti altri, venti in tutto.
La presentazione si terrà al MUBA-Museo dei Bambini (ovvero alla Rotonda della Besana, via Enrico Besana 12, 20122 Milano).

https://www.facebook.com/librofuori/

 
Sai quanti semi vengono sputacchiati al posto sbagliato? Oppure in un posto che andrebbe bene, ma dove c’è già qualcuno più vecchio di loro che si è fatto strada? Tipo sotto la mamma... roba che, se ci cresci sotto, la mamma ti ombreggia e ti fa secco! Oppure in posti così prevedibili o po- tenzialmente adatti che i patogeni e i mangiatori di semi lo sanno che a loro piacciono. E allora li aspettano al varco e PUM, li fanno secchi prima ancora che i germogli vedano la luce fuori dalla terra. L’esercito dei semi deve essere nutrito, perché sono pochissimi i soldati che ce la faranno.  
Renato Casagrandi e Gianni Manfredini, Fuori, 2015

Un’immagine comunissima nei boschi: decine, centinaia, a volte migliaia di giovani piante che nascono dove c’è spazio al massimo per due-tre di loro. Quello che accade è quasi follia, ma il risultato del sogno di ognuna di quelle piccole piante è una bellissima foresta. Una foresta che dà nutrimento a molti organismi, da quelli invisibili a piante alte decine di metri, da piccolissimi insetti a grandi mammiferi. E quando i nostri passi la attraverseranno sarà il nostro senso del bello, se ben nutrito, a saperne apprezzare la maestosità.
Emilio Bertoncini, Fuori, 2015

25 giu 2015

approvata dalla regione lombardia la legge che promuove e finanzia gli orti didattici, sociali, urbani e collettivi

Il Consiglio regionale lombardo ha approvato all’unanimità, nella seduta del 23 giugno 2015, la legge che riconosce, promuove e finanzia gli orti didattici, sociali, urbani e collettivi.
Il dispositivo consente ai Comuni, agli Istituti scolastici e agli enti gestori di aree protette, in collaborazione con le associazioni di cittadini e aziende agricole senza fine di lucro, la possibilità di presentare progetti e concorrere a realizzare l’orto.

I progetti devono riguardare la valorizzazione, la condivisione e la diffusione di conoscenze in campo alimentare e agricolo, con lo scopo di favorire famiglie ed enti che intendono anche in contesti urbani produrre orti o coltivazioni, salvaguardando dal degrado il verde urbano e perturbano e limitando il consumo del suolo.

Tra i requisiti, l’applicazione di tecniche di agricoltura sostenibile con particolare attenzione al risparmio idrico, al riciclo dei rifiuti e alla salvaguardia della fertilità dei suoli.

Per accedere ai contributi regionali i proponenti devono inviare i progetti alla Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia entro il 30 novembre di ogni anno.
Per il 2016 lo stanziamento previsto è di 150 mila euro, destinati a coprire il cinquanta per cento delle spese sostenute, per un importo massimo di 300 euro ciascuno per gli orti sociali, periurbani e urbani e 600 euro per ogni orto didattico e collettivo.



Per orti didattici si intendono aree all’interno dei plessi scolastici, o gestite attraverso convenzioni con enti/aziende agricole, destinate alla formazione degli studenti a pratiche ambientali sostenibili. Gli Istituti Scolastici e i Comuni devono presentare progetti di durata almeno triennale rivolti agli studenti delle materne, elementari e medie inferiori. L’orto didattico dovrà avere una dimensione di almeno 25 metri quadrati e includere almeno 5 varietà orticole e frutticole diverse.



Altre definizioni:

orti sociali: appezzamenti di terreni agricoli nella aree periferiche delle cità individuati quale possibile strumento di aggregazione sociale per gli anziani e di sostegno alle categorie sociali più deboli.

orti urbani: aree all’interno dell’agglomerato cittadino che contribuiscono al recupero di aree degradate, abbandonate e sottoutilizzate delle città, configurandosi quali innovativi elementi del paesaggio urbano contemporaneo.

orti collettivi: appezzamenti di terreni gestiti da associazioni organizzati con la finalità di dare l’opportunità a chi non ha un orto e non ha sufficienti conoscenze tecniche di beneficiare di un lavoro collettivo.


Il testo della Legge Regionale 1. Luglio 2015 n. 18 "Gli orti di Lombardia. Disposizioni in materia di orti didattici, sociali periurbani, urbani e collettivi": [clicca qui]

21 mag 2015

un nuovo orto alla primaria novaro ferrucci di piazza sicilia (milano)

Inaugurato martedì 19 maggio 2015 un nuovo orto alla scuola primaria Novaro Ferrucci di piazza Sicilia a Milano. Grazie a "Trigarden" il progetto di Marianna Ne, Michael Oggionni e Veronica Petrogalli, agli insegnanti e ai piccoli nuovi ortisti ..
Tutto rinnovato: più grande, più bello, più ricco di fiori, frutta e verdure …e si è perfino ‘arrampicato’ sui muri. 
I lavori di ampliamento dell’orto sono stati realizzati da bambini, insegnanti , genitori e nonni in collaborazione con la facoltà di Design del Politecnico di Milano attraverso il progetto ‘Coltivando Lab’ (https://www.facebook.com/coltivando), che grazie al contributo di docenti e studenti, ha proposto soluzioni innovative e accattivanti attraverso l’utilizzo di materiali di recupero come i teloni di copertura dei camion o piccole lattine. 

L'album delle foto (dalla pagina FB di Coltivando): [clicca qui]

16 mar 2015

dieci, cento, mille orti in classe: se la scuola si arma di badili e zappe

Una didattica antica, basata sul contatto con la natura, torna alla ribalta in vista (anche) dell’Expo. Così i bimbi imparano l’amore e il rispetto per la natura
(di Carola Traverso Saibante, www.corriere.it, 16 marzo 2015 - 10:49)

Grammatica e basilico, zucchine e matematica. Imparare con le mani nella terra, grazie alla terra: l’orto come strumento educativo mette radici nelle scuole del nostro Paese. Una didattica antica che torna alla ribalta.
Milano, dove l’orto è veterano
Era il 1927 quando la rivoluzionaria educatrice milanese Giuseppina Pizzigoni aprì la nuova sede della sua scuola, con le aule aperte sul giardino e il giardino e i campi che si fanno aula. Da allora i piccoli allievi non hanno mai smesso di coltivare l’orto; la Rinnovata Pizzigoni è tutt’oggi una scuola che sembra più una cascina, 22mila mq di parco con piante, animali, orti, serre, boschetti, cortili, laboratori. Qui si crede profondamente che coltivare la terra sia un fattore determinante nel percorso educativo di ogni bambino. Una convinzione che, a distanza di quasi un secolo, si rinnova e si fa strada sempre più tra gli istituti e i percorsi scolastici del territorio. «L’orto come strumento didattico» è oggi usato in varie scuole pubbliche di Milano anche con progetti sostenuti dal Comune. «MiColtivo, Orto a Scuola» è un programma lanciato in forma pilota in due scuole primarie nel 2012; «Orto in classe» e «Le emozioni: erbe aromatiche» sono laboratori di due o tre incontri per scuole d’infanzia e primarie che prevedono la semina di piantine, a cura dell’associazione Civiltà Contadina. «Verde libera tutti», che ogni anno ad aprile sguinzaglia bulbi e semi e ambasciatori del verde muniti di zappe per le strade cittadine, nel 2015 dedica un’iniziativa alle scuole, con la collaborazione anche del Comune, per premiare i 10 progetti più significativi in tema di orto scolastico. 
L’orto nel P.O.F
Non è certo solo Milano. Dalla provincia di Genova a quella di Cosenza, dal comune di Caltanissetta a quello di Padova (che sta organizzando un corso di formazione per insegnanti (www.ortiscolastici.it); da San Giovanni a Piro (Salerno) a Montecrestese (Verbano-Cusio-Ossola). E poi Parma, Arezzo, Perugia... Sono sempre più numerose le scuole che scelgono di offrire il prezioso percorso educativo che cresce in un orto. Il lancio ministeriale dell’iniziativa «Orti nelle scuole» era avvenuto da parte di MIUR e MIPAAF in occasione della scorsa Giornata Mondiale dell’Ambiente, ideato per scuole d’infanzia e primarie in vista dell’Expo 2015. In realtà negli ultimi anni le iniziative si erano già moltiplicate, quasi sempre grazie alla collaborazione tra scuole e associazioni – locali o nazionali – competenti nella materia. Come la Coldiretti, che con «Educazione alla campagna amica»vuol far incontrare il mondo della scuola con quello dell’agricoltura.
Aula a cielo aperto
Moderno cuore degli sviluppi ortofrutticoli in aula è, più che mai, l’educazione alimentare. Pioniere della diffusione di questa didattica nelle classi italiane è stato non a caso il progetto «Orto in condotta» di Slowfood , attivo da oltre 10 anni, che forma insegnanti, allievi e genitori e mette in rete le scuole a livello nazionale e internazionale. Attualmente sono 507 gli «Orti in condotta» - rigorosamente bio- distribuiti in tutto lo Stivale: «La particolarità della nostra offerta è che nell’orto affrontiamo tutte le materie scolastiche curricolari (geografia, storia, matematica etc) in modo che l’orto diventi una vera aula a cielo aperto – spiega Annalisa D’Onorio, responsabile del progetto – Chiediamo agli insegnanti (formati da professionisti Slow Food e supportati dai volontari locali dell’associazione) di cambiare la loro didattica, la loro metodologia in funzione di questo approccio. Per questo gli Orti in condotta sono “solo” 507!». 
Un percorso impegnativo, ma che dà i suoi frutti
Una ricerca effettuata lo scorso anno ha dimostrato come i bambini che seguono l’orto da tre anni abbiano effettivamente una maggiore conoscenza e sensibilità sui temi di sostenibilità e alimentazione. Curando le foglioline che sbucano e il primo fior di zucchina che fa capolino s’impara il valore del cibo, s’imparano il gusto e la salute. Non solo: l’orto insegna anche l’ecologia e la solidarietà. E cioè: non sprecare il cibo da una parte, proteggere la natura e il territorio dall’altra. E poi, lavorare la terra insieme creando un senso d’appartenenza e di comunità.
Dall’orto alla mensa scolastica
Nell’Istituto comprensivo statale G. Binotti di Pergola, provincia di Pesaro Urbino, l’orto è tenuto da 10 classi di primaria e una di secondaria. Un orto certificato biologico i cui prodotti passano direttamente alla mensa scolastica (o al vicino mulino bio, dato che vi si coltivano anche cereali autoctoni). «Non c’è una ora di orto – spiega Angelo Verdini, il dirigente scolastico - l’impegno è variabile a seconda della richiesta della terra: adesso, per esempio, è fermo; ci sono periodi in cui vi si lavora tutti i giorni». Il mese scorso gli esperti autodidatti del Binotti hanno organizzato una giornata di formazione per le 20 scuole che hanno vinto con i loro progetti di orto scolastico il bando della regione Marche (120 partecipanti). E dall’esperienza dell’orto in classe è già uscito un libro di racconti scritti dai bambini - «L’insalata era giù l’orto» e due video che hanno partecipato e vinto vari concorsi e festival. 
Orti urbani e extra urbani
A Bergamo il progetto sviluppato dall’Orto Botanico Lorenzo Rota in collaborazione con l’ufficio scolastico territoriale coinvolge 27 scuole e 90 classi, e punta molto sull’orto come luogo d’inclusione scolastica e culturale. A Bari gli orti urbani nelle scuole tentano di coinvolgere il resto della cittadinanza, affinché in orari extrascolastici quegli spazi verdi possano continuare a esser gestiti, magari da disoccupati che possano così godere di contributi comunali. E in Sardegna, chiusi i progetti che puntavano sul biologico, gli orti adesso hanno a che fare anche con il recupero dell’abbandono scolastico. Infine, l’orto non ha età: alle porte di Roma i bambini vi entrano in contatto a partire dai 3 mesi. L’iniziativa è quella privata dell’Agrinido Il Girotondo, una sorta di cascina con animali, orto, frutteto e vigne dove i bambini imparano giocando non solo con i vegetali, ma anche in post-produzione: conserve, marmellate, pizze, tutte a km ben sotto lo zero.

(di Carola Traverso Saibante, www.corriere.it, 16 marzo 2015 - 10:49)

4 gen 2015

la regione lombardia finanzia gli orti nelle scuole: progetti entro il 16 gennaio 2015

La Regione Lombardia finanzia gli orti didattici permanenti nelle scuole con un apposito bando che scade il prossimo 16 gennaio.
Possono concorrere sul bando tutte le scuole pubbliche lombarde, dall'infanzia alle secondarie di primo e secondo grado, che si impegnano ad ospitare nei propri spazi esterni e ad utilizzare nella programmazione didattica per i prossimi 5 anni un orto di almeno 30 mq.
Gli istituti interessati, ai quali potrà essere concesso un finanziamento fino a 5.000 €, devono redigere un progetto che sarà valutato secondo una griglia di parametri definita nel bando e, in caso di assegnazione del contributo, riceveranno un servizio di accompagnamento da parte dell'ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste). Tale servizio riguarda la realizzazione e la gestione dell'orto e comprende la fornitura di alcuni materiali come serra, composter, armadio per attrezzi e impianto di irrigazione.

Chi può presentare il progetto?
Gli Istituti Scolastici pubblici (statali o comunali) della Lombardia dei seguenti ordini e gradi: scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado. 
Quando presentare il progetto?
Il progetto può essere presentato fino alle ore 12.00 del 16 gennaio 2015. 
Dove presentare i progetti? 
La domanda, composta dal progetto e dal modulo di segnalazione allegato, deve essere trasmessa tramite posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo agricoltura@pec.regione.lombardia.it 
Ammissibilità delle domande, modalità e criteri di selezione, comunicazione degli esiti 
I progetti ammessi formalmente saranno valutati da un nucleo di valutazione secondo i parametri approvati con l’avviso. La struttura competente provvederà quindi alla redazione della graduatoria di merito che sarà pubblicata non oltre il 16 marzo sul sito internet della Regione.
Inoltre ai soggetti che risulteranno in graduatoria come assegnatari del beneficio sarà data comunicazione all’indirizzo PEC fornito. Entro 10 giorni dalla pubblicazione della graduatoria, i titolari dei progetti collocati in posizione utile alla realizzazione dell’orto, invieranno formale accettazione a Regione Lombardia.
ERSAF prenderà contatto con l’Istituto per pianificare l’intervento di progettazione  / realizzazione dell’orto. 
Realizzazione dell’orto da parte di ERSAF
Per conto della Direzione Agricoltura, ERSAF, realizzerà l’Orto didattico all’interno degli spazi degli Istituti selezionati tramite il presente Avviso. Inoltre offrirà un servizio di accompagnamento per una gestione efficiente dell’orto.

Documenti e modulistica
- Modulo per la presentazione di domanda ai sensi del Decreto n. 10775 del 19.11.2014 [clicca qui]
Burl serie ordinaria n. 47 del 21.11.2014 [clicca qui]
- Avviso pubblico per la realizzazione di orti scolastici approvato con decreto n.10775 del 19.11.2014 [clicca qui]
 


21 set 2014

coltivare come esperienza educativa al nido: l'incontro tra il nido guerzoni e coltivando

Vi abbiamo già parlato dell'incontro tra Coltivando, l'orto conviviale creato al Politecnico di Milano da un gruppo di ricercatori e studenti del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, con la collaborazione degli abitanti del quartiere Bovisa, e il nido di via Guerzoni [clicca qui] e [clicca qui]. Vogliamo ora conoscere meglio il progetto attraverso il racconto diretto di Ilaria De Paoli, la maestra-ortista.




I bambini medi e grandi del nido Guerzoni sono stati impegnanti per tutto questo anno educativo [2013-2014] in due progetti di ricerca che hanno avuto come oggetto le emozioni e i cinque sensi. L’idea di proporre ai bambini la coltivazione di un piccolo orto nel giardino della scuola ha per noi diversi significati che si intrecciano in questi due percorsi.
Osservare e toccare i semi, travasarli, piantarli ed annaffiarli, travasare e manipolare la terra, lavorarla con le palette, estirpare erbacce, cercare i sassi nel terreno e toglierli, trapiantare, annaffiare, osservare la trasformazione che da un seme porta ad una piantina e poi ad un ortaggio, raccogliere, annusare, assaggiare. Ognuna di queste azioni ed esperienze porta con se momenti ricchi di discussioni, confronti, suggestioni, rielaborazioni tra i bambini e con le insegnanti.
Crediamo che il contatto profondo e diretto con la terra e suoi prodotti sia per i bambini un’occasione importante per mantenere vivo il legame con la natura e ricollocare le proprie esperienze quotidiane in una visione ecologica.
Inizialmente si era pensato di coinvolgere nel percorso un gruppo di 6/8 bambini che già aveva preso parte alle esperienze condotte durante questi mesi intorno ai 5 sensi, in quanto la progettazione, la realizzazione e la cura dell’orto sembravano inserirsi in maniera naturale nel loro percorso, andando a sollecitare un approccio di scoperta fisica e multisensoriale degli scenari e dei contesti.
L’orto rappresenta infatti un ambiente che prestandosi ad essere vissuto quotidianamente dai bambini consente loro di esplorare, nel tempo, trasformazioni e variazioni olfattive, cromatiche e materiche.
Durante le prime fasi del progetto abbiamo invece pensato che fosse giusto innanzitutto dare la possibilità anche ad altri gruppi di bambini di potersi approcciare al contatto con la terra. Inoltre, riflettendo sulle sollecitazioni emotive che possono essere vissute in prima persona dai bambini negli atti del lavorare insieme, manipolare la terra, prendersi cura di una piccola pianta, veder nascere e crescere qualcosa, raccogliere i frutti del proprio lavoro e del proprio impegno, abbiamo pensato di coinvolgere anche il gruppo dei più grandicelli, che durante l’anno ha condotto un percorso di ricerca sulla rappresentazione e la rielaborazione di emozioni e sentimenti.
In questo scenario ha iniziato a prendere forma in queste ultime settimane la tanto attesa progettazione e realizzazione del nostro piccolo orto, che ha visto i bambini coinvolti e protagonisti in ogni fase.
I bambini immaginano l’orto come un luogo vivo che comunica emozioni e sensazioni grazie ad un linguaggio di colori e profumi, e come un luogo che accoglie non solo le piante e i semi ma anche insetti e piccoli animali. Dalla progettazione dell’orto è nata una composizione visiva e verbale che ha saputo coniugare gli aspetti pratici con l’attenzione estetica che pervade sempre le idee dei bambini.
I bambini hanno risposto subito con entusiasmo al progetto, manifestando l’interesse e il desiderio di seguirlo nelle diverse fasi oltre ad uno profondo rispetto verso il lavoro proprio ed altrui e verso le diverse forme di vita, animali e vegetali, incontrate quotidianamente nelle loro attività. Già dopo le primissime settimane di attività dimostrano di aver interiorizzato le pratiche necessarie alla cura delle sementi e delle piantine, e richiedono di potersene occupare in autonomia.
L’incontro con Coltivando, orto conviviale al Politecnico, è stato determinante nello sviluppo e nella realizzazione del progetto. Dapprima l’ascolto attento di quelle che erano semplici idee e l’immediato interesse che l’associazione ci ha dimostrato attraverso la sua “inviata” Rossella sono stati per noi la spinta decisiva verso la concretizzazione del progetto.
Al supporto morale si è poi affiancato quello materiale, attraverso il prestito degli strumenti, la condivisione delle idee, le visite per seguire il lavoro, il regalo di preziosissimi semi e piantine. Si affianca a questo importante lavoro di supporto anche la rielaborazione della nostra esperienza in chiave tecnica, che ci permette di rileggere e rivedere il nostro cammino da punto di vista diverso, e soprattutto ci permette di comunicare e rendere visibile questa speciale esperienza anche al di fuori delle mura del nostro nido e del nostro giardino negli articoli del blog di Coltivando.
Ilaria De Paoli
dal blog di Coltivando

22 mag 2014

coltivando per i più piccini: seconda puntata (e un haiku!)

prima puntata [clicca qui]

“Un seme nascosto nel cuore di una mela è un frutteto invisibile”
Proverbio gallese, da La vita segreta dei semi.

La velocità di Ilaria e del suo gruppetto di giovani ortisti ci costringe a rincorrere tutte le novità ed i lavori che stanno facendo….e questo ci piace tantissimo!!
D’altra parte lo sappiamo bene anche noi ortisti di Coltivando: la natura ha i suoi tempi e non si occupa di noi… la natura a volte ci fa correre, a volte ci insegna ad aspettare pazientemente, a volte ci sorprende con imprevisti, così: spunta un carciofo che era atteso per l’anno successivo o una parte del nostro semenzaio sparisce perché sono passate le lumache a mangiare tutto!
E’ bello vedere quante cose sono riusciti a fare in pochi giorni e di quanta poesia sono capaci questi bambini con palette, terra, semi e … vermi a disposizione!!!
Complice Ilaria, la sua passione, il suo amore per la natura e per i suoi ortisti, i suoi racconti, le sue bellissime foto, continuiamo il foto-racconto del piccolo orto del Nido Guerzoni.
2 aprile – Uscita in campo!!
Avete visto che bel semino? Adesso è una pallina, ma sarà un bellisimo nasturzio con i fiori gialli, arancioni e rossi che si possono anche mangiare!  Uno strato di terra come materasso, 
poi il semino e poi un nuovo strato di terra come coperta: ecco fatto il lettino per il semino!


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giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra!”.. i nostri giovani ortisti alla prese con la terra fra cucchiai, riccioli, codini e …. l’irresistibile voglia di metterci le mani!!! .. e che mani! Sono mani che parlano, che hanno proprio voglia di toccare la terra, sentirne la frescura, l’umido, il morbido e il ruvido insieme, sentirla passare fra le dita, godere del contatto ..
Attenzione: arriva l’acqua!

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Si prepara un bel vaso per i nostri semini… anche noi a Coltivando facciamo così, ma non abbiamo quei bei riccioli d’oro!
Ecco la preparazione di un altro bel vaso, curato con la perizia di una vera orticoltrice!

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15 apr 2014

ci vorrebbe un orto in ogni scuola (di luciana bertinato)

Realizzare nel cortile di una scuola un orto biologico, dove i ragazzini possono unire i saperi scientifici, storici e geografici al lavoro manuale, vuol dire tornare a usare le mani per scoprire il mondo.


Un ricordo

Quand’ero bambina mi piaceva restare all’aperto a giocare con la terra, i sassi, i rametti e le foglie. Nei pomeriggi dopo la scuola, assolto il dovere dei compiti, raggiungevo gli amici nella segheria del nonno, un luogo fantastico avvolto dall’intenso profumo del legno appena tagliato.
L’orizzonte si apriva sui campi, dove noi saltavamo i fossi alla ricerca di fiori, insetti e rane, ci arrampicavamo sugli alberi e giocavamo a nascondino tra i tronchi accatastati all’aperto. Divertendoci abbiamo imparato a conoscere il nome delle piante, a distinguerne il colore, l’uso, la voce.
Poi all’imbrunire il rientro a casa felici, spesso con le ginocchia sbucciate, ma allora i genitori non ne facevano un dramma perché ci lasciavano liberi di avventurarci nei prati, nei cortili e nelle piazze per ore e ore. Oggi tutto è cambiato, ma forse qualcosa no.

Orti per conoscere il proprio corpo e riprendersi il tempo

Alcuni giorni fa, durante un’attività di laboratorio con la terra, ho rivisto la felicità e la spensieratezza della mia infanzia negli occhi dei bambini, intenti a dissodare con zappe, vanghe e rastrelli alcuni fazzoletti di terreno incolto, mettere a dimora semi di fiori, erbe aromatiche e ortaggi, annaffiare le zolle con la giusta quantità d’acqua.
Il lavoro della terra regala ai bambini una grande gioia, il rispetto per la natura, le conoscenze dei cicli delle piante e delle stagioni, del modo di produrre il cibo e di alimentarsi correttamente senza creare rifiuti.
Realizzare nel cortile di una scuola un orto biologico, dove i ragazzini possono unire i saperi scientifici, storici e geografici al lavoro manuale, vuol dire tornare a usare le mani per scoprire il mondo. La terra, vissuta come via educativa, è un’ottima maestra: spezza i ritmi frenetici che sono entrati con prepotenza nelle nostre aule, ci insegna a rallentare e a rispettare i tempi naturali, a saper attendere in quest’epoca senza più tempi di attesa.
Può essere inoltre un’occasione per ritrovare la buona abitudine al fare consapevole, a riflettere e a documentare, secondo le regole della pedagogia induttiva che parte dall’esperienza e ritorna ad essa trasformandola in concetti e apprendimenti duraturi. I ragazzini di oggi, che sanno utilizzare con facilità il computer e muovono velocissimi il pollice per scrivere i messaggi al cellulare, spesso sono incapaci di usare bene le mani.
Adoperare con precisione semplici strumenti seguendo una regola e sperimentare in forma creativa diversi materiali li stimola ad esercitare la manualità, necessaria allo sviluppo di abilità oculo-manuali e di controllo del tono muscolare. Prendersi cura della terra e dei suoi elementi favorisce l’acquisizione di una maggiore confidenza con il proprio corpo, l’autonomia, l’autostima, l’equilibrio. “Se faccio capisco, se ascolto dimentico. O la scuola è un laboratorio dove insieme si elaborano saperi e cultura o è una palestra dove si addestrano le nuove generazioni”, scriveva Célestin Freinet

Orti per la pace

Con l’obiettivo di educare alla cittadinanza attiva in tanti cortili delle nostre scuole sono nati gli orti didattici che uniscono la pratica alla teoria, recuperando abilità manuali perdute, e intrecciano scambi con la comunità: in ogni scuola si può trovare un papà o un nonno dal pollice verde disposti a dare una mano nella coltivazione. I
l discorso vale anche nei confronti dei genitori immigrati, come racconta l’esperienza della rete degli orti di pace: un bellissimo esempio di educazione alla multiculturalità. Sulla scia delle numerose esperienze attuate in mezza Europa, anche in molte città italiane si stanno diffondendo gli orti urbani, piccoli appezzamenti di terra pubblici messi a disposizione dei cittadini per seminare e raccogliere i frutti. Un modo utile per coltivare il risparmio consumando prodotti sani e a chilometro zero, semplice per recuperare gli spazi urbani abbandonati al degrado, importante per stringere legami tra le generazioni. 
Se i ricordi sono tracce del nostro viaggio che il tempo leviga in forme e misure diverse, un piccolo orto può aiutare i bambini di questa generazione tecnologica a ritrovare un contatto autentico con la natura e, attraverso essa, un profondo legame con la vita.

(Luciana Bertinato, La vita scolastica, 12 aprile 2014)

9 apr 2014

coltivando per i più piccini: arrivano i semi! (prima puntata)

"Ho gran fede in un seme.
Convincimi che lì c’è un seme, e mi aspetterò meraviglie
Henry David Thoreau,
da La via segreta dei semi, di Jonathan Silvertown

"C’è una maestra del Nido di via Guerzoni che si chiama Ilaria e vorrebbe avviare un piccolo orto con i suoi bambini. Avrebbe piacere di confrontarsi con qualcuno di noi. Tu potresti dedicarle un paio di ore?” questa è la domanda che mi fa Massimo mentre ci andiamo a prendere un caffè prima dell’inizio delle nostre attività di ortisti. Questa è la bellezza delle reti: si mettono in connessione le persone, i progetti, le risorse, i desideri condivisi ed in questo modo si costruiscono belle occasioni.
Comincia così per Coltivando un nuovo capitolo e per me l’occasione di rientrare fra le mura di quello che è stato, quasi cinquant’anni fa, il mio asilo. Un asilo bellissimo che già allora aveva l’orto, la coltivazione dei bachi da seta, un vialetto d’ingresso di cui sento ancora il profumo del caprifoglio in fiore, un bellissimo giardino pieno di gelsi, i cavalletti per la pittura, delle belle aule spaziose ed il ricordo di fantastiche maestre che si ispiravano al metodo Montessori. Io ero “dei blu”, lo ricordo ancora.
Dopo una prima chiacchierata con Ilaria, sono andata a trovarla al Nido approfittando del riposino dei bimbi e mi ha fatto vedere il giardino. Una parte è un po’ sottosopra per la recente spiantumazione di un grosso abete che ha lasciato terra smossa su cui non si potraà seminare, a breve, il prato. Anche questo, oltre alla valorizzazione di alcune aree poco utilizzate dai bambini, è stato spunto per pensare a piccole esperienze di coltivazione.
Durante il nostro giro di perlustrazione è evidente il piacere con cui questo progetto si sta avviando e la speciale occasione per i bambini di stare in contatto con la natura che, credetemi, è molto presente in quel bel giardino di scuola.
Ho portato con me dei semi da lasciare per i primi esperimenti; alcuni acquistati, altri prodotti da Coltivando: nasturzi, taccole, fagioli con l’occhio, fagioli rampicanti, insalatina, ravanelli.
Da qui in poi parleranno i bambini e Ilaria con i loro lavori. Seguiremo le loro esperienze attraverso i racconti e le immagini che mi arriveranno da Ilaria.


I bambini e i semini

Immagine 
I bambini fanno conoscenza con i fagioli con l’occhio di Coltivando, ascoltano la storia di un seme e del suo viaggio nel vento, fanno dei bellissimi disegni del “piccolo seme”.  In fondo anche questi fagioli li ha portati il vento, quello della passione delle persone, dei Coltivandos, di Ilaria e sicuramente dei bambini ... germoglini di 2 o 3 anni: i sei bambini del gruppo dei medi.