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14 feb 2018

alunni senza residenza: che fare? consigli per genitori e scuole

Ecco un utile e pratico manuale con importanti consigli per genitori e staff scolastico che risponde a quesiti e aiuta a gestire situazioni riguardanti gli alunni e le alunne senza residenza.
L'obiettivo del documento è di migliorare la conoscenza di scuole e genitori su questo tema, poiché l'assenza del requisito della residenza, combinata a una scorretta informazione, rischia di privare i minori di alcuni benefici indispensabili per la loro crescita.
Occorre tenere sempre presente che la scuola non è tenuta a conoscere le condizioni giuridiche dei propri alunni e delle loro famiglie. Infatti tra i documenti per l’iscrizione non è richiesto il permesso di soggiorno. Per i bambini e i ragazzi i termini clandestino o illegale sono banditi dalla Carta di Roma.
L'opuscolo è stato predisposto dal Polo StarT1 - Strutture Territoriali di Accoglienza in Rete per l'integrazione, frutto di un accordo interistituzionale tra amministrazione scolastica e comunale - di cui l'ICS Giacosa di Milano è scuola capofila.
Opuscolo ALUNNI SENZA RESIDENZA: CHE FARE? CONSIGLI PER GENITORI E SCUOLE : [clicca qui]




22 nov 2017

le fake news sul liceo virgilio di roma

Una serie di false notizie circola da giorni intorno al liceo Virgilio di Roma, sulla scia delle dichiarazioni avventate della preside Carla Alfano. Il polverone è montato tanto che la scuola è presidiata oggi da reparti cinofili antidroga e se ne ipotizza addirittura la chiusura.
La professoressa Alfano aveva appena assunto quest’anno la reggenza a mezzo tempo del liceo, già difficile da gestire a tempo pieno, quando è crollata una parte del tetto. Le proteste che ne sono conseguite hanno spostato l’attenzione dalle carenze dell’edilizia scolastica alle proteste degli studenti. La preside non ha esitato allora a confezionare una notizia da rotocalco, fatta di sesso, droga e bombe, fino a denunciare un clima «mafioso» all’interno della scuola.
L’aggettivo è rimbalzato sui media, com’è avvenuto spesso per le cronache romane recenti. Di mafia capitale si è parlato a proposito della cricca di Buzzi e Carminati. A loro i giudici hanno comminato condanne pesanti ma il carattere della loro violenza organizzata non è stato ritenuto mafioso.
Al Virgilio è bastato molto meno perché la dirigente evocasse quel termine e l’audience mediatica ha premiato la scelta. Il problema è che se tutto è mafia, dalle estorsioni miliardarie fino alle occupazioni nei licei, alla fine nulla è mafia: l’inflazione sottrae valore alle parole come alla moneta. Chi è incaricato di trasmettere le «competenze chiave di cittadinanza» dovrebbe pesarle attentamente in un paese in cui la mafia esiste davvero.
La settimana scorsa il Virgilio si era segnalato per un’altra ragione: la ricerca Eduscopio l’ha premiato come migliore liceo scientifico di Roma sulla base dei successi universitari dei diplomati. Ha ragione la Fondazione Agnelli, secondo cui si tratta di una delle migliori scuole d’Italia, o la preside che ne parla come di un mandamento?
Probabilmente sbagliano entrambe.
Le classifiche sono usate mediaticamente da chi vorrebbe i licei in concorrenza tra loro a contendersi i «clienti» migliori ma dicono poco del lavoro buono o cattivo di docenti e alunni.
Analogo l’errore della dirigente Alfano che, davanti a problemi innegabili e che riguardano un’intera generazione, invece di avviare un dialogo con la sua comunità ha preferito rivolgersi ai professionisti della paura e agli editorialisti da salotto. Preside, è il momento di tornare a scuola.
Paolo Laureti, genitore di un’alunna del Liceo Virgilio di Roma

pubblicato da "il manifesto" del 22 novembre 2017 e dal sito
http://liceovirgilioroma.eu/riceviamo-e-pubblichiamo/le-fake-news-sul-liceo-virgilio-di-roma/

7 nov 2017

festa dei diritti dell'infanzia 2017 al trotter

Come ormai tradizione, anche quest'anno, l’associazione Amici del parco Trotter, l’IC di via Giacosa (Casa del Sole, Russo Pimentel, Rinaldi) e i Comitato Genitori Casa del Sole, organizzano la Festa dei diritti dei bambini, per celebrare Convenzione dei diritti dell’infanzia approvata in sede ONU nel 1989.
Quest’anno la festa si svolge sabato 18 novembre 2017. 
Come negli anni precedenti la Festa avrà il suo momento centrale nella Marcia dei bambini  che, al mattino, partirà dal piazzale  del parco Trotter per attraversare le strade della zona (via Padova, viale Monza) e fare ritorno al parco.
Il programma, dopo la marcia,  prevede: inaugurazione di un murale realizzato su un muro del parco Trotter sul tema "nella mia scuola nessun bambino è straniero", a seguire in chiesetta mostra dei lavori dei bambini e incontro con Francesco Cappelli e Benedetta Tobagi. La festa si concluderà mangiando tutti insieme in fattoria.
Quest’anno il tema della Festa sarà l’articolo 2 della Convenzione: "Gli stati si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo..., senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori..., dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza". 
Per i contenuti della festa [clicca qui]. 
Vi chiediamo di aderire all'iniziativa che vorremmo riuscisse a coinvolgere sempre di più le persone che vivono la nostra zona.
Vi invitiamo ad allargare ulteriormente a genitori e associazioni che pensi possano essere interessati.

Le adesioni vanno inviate ai seguenti indirizzi:

5 nov 2017

la scuola ai tempi del colera (di antonella loconsolo)

La storia che vi raccontiamo oggi è una di quelle che non si vorrebbe mai raccontare. C'è una scuola media, la Verga dell'IC Sandro Pertini, dell'estrema periferia nord milanese, una di quelle scuole che tiene alta la propria qualità con grandi sforzi e l'impegno di tutti, docenti, genitori, ragazzi. Una scuola che unisce sotto lo stesso tetto figli di famiglie agiate e con un buon livello di scolarità e ragazzi di famiglie molto disagiate, italiani e stranieri, in un equilibrio che richiede sempre un grosso lavoro sul piano educativo. Una di quelle scuole che raccoglie bollini dei supermercati per dotarsi di tutto ciò che serve, che si arrabatta per venire incontro alle povertà e al disagio, ma che non cede un millimetro alla qualità dell'offerta formativa. A questo, come sempre, contribuiscono insegnanti che lavorano ben oltre il loro stretto dovere, e si impegnano a creare progetti che allargano le opportunità e offrono ai ragazzi e alle ragazze occasioni di crescita.
In questa scuola si tiene, non da oggi, un progetto che prevede incontri dei ragazzi con scrittori, su temi quali, tra l'altro, la prevenzione del bullismo nei confronti dei disabili, degli omosessuali, degli stranieri, il valore dell'inclusione, la solidarietà. I genitori vengono informati, danno il loro consenso, se contrari possono chiedere che i propri figli non partecipino al progetto. In questa situazione si arriva al 2017, anno in cui, improvvisamente, e proprio per queste attività formative, la scuola finisce sulle testate di destra, come una scuola dove "i gay tengono lezione di sesso e il pd fa propaganda elettorale".
Cosa è successo? Pare che un assessore leghista, Andrea Pellegrini, che si dice sia anche un genitore della scuola, non abbia gradito questo progetto e abbia deciso di "sbattere il mostro in prima pagina", in questo caso l'IC Pertini, accompagnato in questo dalla assessora del municipio con delega alla scuola.
Deborah Giovanati, in quota "Milano Popolare Parisi Sindaco", arriva ad affermare a mezzo stampa: "Sono determinata ad agire con ogni mezzo a disposizione per sospendere questo e simili corsi".
Affermazioni di una gravità inaudita, non solo considerato il fatto che l'Italia ha ancora un articolo costituzionale che garantisce la libertà di insegnamento e che la legge dell'autonomia scolastica ancora non è stata abrogata. E' grave anche e soprattutto perchè arriva da una persona che ricopre un ruolo che non le dà alcuna competenza in materia di didattica. Il Municipio infatti si deve occupare di edilizia scolastica, e ultimamente lo fa poco e male, se si pensa al comportamento tenuto nei confronti della scuola media Pavoni e all'incapacità dimostrata dall'attuale maggioranza del Municipio 9 di affrontare il tema della necessaria bonifica dell'edificio, di cui dimostrano di non conoscere nemmeno le caratteristiche costruttive. Le altre competenze del Municipio riguardano i servizi comunali, come pre-scuola, doposcuola, refezione e giochi serali. Ma per quanto riguarda la didattica zero.
Che l'attacco alla scuola Verga sia del tutto strumentale è dimostrato da molte cose. Sostenere che l'Arcigay non è competente a parlare di prevenzione del bullismo omofobico è ridicolo, considerato che l'associazione interviene in numerosissime scuole e tiene anche corsi di aggiornamento per gli insegnanti su questa materia. Affermare che non si può far entrare a scuola un politico del pd come Sumaya Abdel Qader è doppiamente ridicolo, primo perchè la signora, che per i soggetti in questione è solo una "islamica" come se la religione di appartenenza fosse una etichetta e bastasse a farne un pericolo, è una indipendente nelle liste del Pd, non ha la tessera di alcun partito, secondo perchè è una scrittrice.
Ma dove si vede che la vicenda è ridicola e ha il retrogusto inconfondibile dello sciacallaggio preelettorale? Beh, è molto semplice: numerose scuole del territorio del Municipio 9 partecipano da 10 anni ad un progetto che si chiamava "Consiglio di Zona dei ragazzi e delle ragazze" nato proprio in zona 9 e ora esteso a tutto il territorio cittadino con il nome di "Consigliami". I ragazzi delle medie, ma anche, orrore!, i bambini delle elementari, diventano Consiglieri di Municipio in erba e hanno incontrato, nel corso degli anni,  i Presidenti del Municipio 9, di opposti schieramenti politici, gli assessori, anche quelli da cui parte la strumentale protesta, il Sindaco Pisapia, assessori cittadini quali Granelli e altri, e sono stati ricevuti anche a Palazzo Marino.
Nota positiva, i genitori si sono schierati senza se e senza ma al fianco degli insegnanti [clicca qui] e vogliono assolutamente che il progetto, momentaneamente sospeso, venga concluso anche con l'appuntamento con la scrittice e consigliera comunale, cittadina italiana di origini giordane, Sumaya Abdel Qader, autrice del libro "Porto il velo, adoro i Queen". Anche l'opposizione in Municipio 9 ha fatto sentire il proprio sconcerto [clicca qui]. La reazione è stata così forte che l'assessore leghista si è visto costretto a cancellare alcuni post relativi alla vicenda dal suo profilo facebook.
Ma alla fine non può non restare l'amaro in bocca a tutti. Tanti gli interrogativi: alla vigilia delle iscrizioni la scuola avrà ricevuto un danno tutto questo can can? Il prossimo anno i docenti saranno disposti a rischiare di nuovo la gogna mediatica per offrire ai ragazzi di terza media delle occasioni di riflessione e di crescita?
Sono domande alle quali per il momento non c'è risposta.
Quando penso a questa vicenda mi viene sempre in mente che l'Istituto Comprensivo si chiama Sandro Pertini. Cerco di figurarmi cosa avrebbe detto in merito il Presidente Partigiano. Forse, come in una vignetta celebre, è su in Paradiso, con un bastone nodoso in mano, e supplica il Padreterno di mandarlo giù, non fosse altro che per due minuti soli.
Antonella Loconsolo

- Sullo stesso argomento leggi il nostro intervento pubblicato il 2 nov 2017: [clicca qui]

2 nov 2017

"noi: storie di libri parlanti": i genitori della scuola media verga di milano difendono il progetto

Più volte in questo blog ci siamo occupati della furore ideologico "anti gender" che da qualche anno impazza nelle nostre scuole [clicca qui]. 
Qualcuno sembra allarmato dal fatto che gli studenti possano essere sottoposti in ambito scolastico all'idea di un'indifferenziazione tra i generi allo scopo di screditare la "famiglia tradizionale" e di promuovere la diffusione dell'omosessualità.
Si tratta di solito di politici o sedicenti tali che incapaci di affrontare con competenza il proprio ruolo cercano facile visibilità nel promuovere la difesa dei non meglio definiti valori tradizionali. Peraltro si avvicina il periodo natalizio, ci attendiamo l'ennesima polemica stagionale su presepi e cori natalizi. 
Nei giorni scorsi il primitivismo culturale ha contagiato anche il 9 Municipio di Milano. Complice una stampa cittadina sempre pronta a strumentalizzare politicamente iniziative scolastiche, è stato messo all'indice il progetto "Noi: storie di libri parlanti" dell'IC Sandro Pertini di Milano, destinato agli alunni delle terze medie con l'obiettivo di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione e di educare alle differenze, riflettere sulle stereotipie, i pregiudizi e le discriminazioni di ogni forma (leggi dal PTOF della scuola a pagina 138 di 173). 
Quattro incontri che prevedevano gli interventi di tre scrittori, Angela Gambirasio, Pap Khouma e  Sumaya Abdel Qader, e del Gruppo Scuola CIG-Arcigay Onlus Milano. 
Apriti cielo ... i gay a scuola ... Ma stavolta non si tratta solo di (omo)sessualità. Insopportabile per taluni che sia stata invitata una scrittrice che assomma parecchi torti: innanzitutto essere donna, poi musulmana, per giunta colta (tre lauree), che indossa il velo ed infine consigliera comunale (senza tessera) di un partito non gradito ... pane per i denti per scatenare le truppe cammellate a difesa dell'ortodossia.
Ci sono insomma tutti gli ingredienti per scatenare i malumori più beceri ... omosessualità, islam .. eppoi, aggiungiamo noi, la disabilità a scuola non turba forse i nostri ragazzi? e un negro che sa parlare e ha qualcosa da raccontare non rompe lo stereotipo a cui siamo abituati? Insopportabile tutto insieme ...
Insomma, tanto è il clamore - scatenata la stampa, due assessori del Municipio 9 si mettono in mostra ("fuori la politica dalle scuole" e "sospenderemo questo e simili corsi con ogni mezzo") - che la Dirigente Scolastico decide di annullare l'incontro con la scrittrice Sumaya Abdel Quader [clicca qui] (la data della circolare è antecedente agli articoli di stampa).

Ma i genitori che ne pensano? Ecco il comunicato del Comitato Genitori della Scuola Media Verga [i link ipertestuali sono a cura della redazione]:

Carissimi genitori della scuola media Verga,
Il comitato genitori Vi informa che anche questo anno la scuola ha proposto ai nostri ragazzi di terza il progetto Noi: storie di libri parlanti, nell'ottica di promuovere e garantire la cultura dell'inclusione e il valore universale del rispetto. Una scuola realmente inclusiva è uno spazio di convivenza nella democrazia, nel quale il valore dell'uguaglianza puo’ essere ribadito e ristabilito come rispetto delle differenze. Contrastare i pregiudizi e le stereotipie, prevenire discriminazioni di ogni forma, trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, sono tutti obiettivi che concorrono allo sviluppo e al raggiungimento di competenze chiave di Cittadinanza, non solo nazionale, ma anche europea e internazionale. Il progetto si colloca nell’ottica di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione prevenendo le diverse forme di bullismo (etnico-religioso, omofobico, legato all'handicap e all'aspetto fisico) e il forte disagio che ne deriva. Il progetto prevede l’intervento di quattro scrittori:
1. Angela Gambirasio: laureata in psicologia, addetta al Centro per l'Orientamento allo Studio e alle Professioni (COSP) dell'Università Statale di Milano, curatrice del blog Ironicamente Diversi e autrice del libro Mi girano le ruote: una storia che non sta in piedi. Attraverso una breve intervista la scrittrice presenterà il suo libro, un'autobiografia ironica che racconta e prende in giro stereotipi e pregiudizi abituali legati alla disabilità.
2. Pap Khouma: giornalista, direttore della rivista on-line di letteratura della migrazione El Ghibli, con svariate esperienze nell'ambito letterario ed editoriale, in contesti scolastici ed accademici e scrittore di Io, venditore di elefanti, giunto oggi all'ottava edizione e i cui brani sono inseriti in diverse antologie scolastiche. Attraverso il racconto del suo libro, l'autore farà riflettere sui temi dell'immigrazione e dell'intercultura.
3. Gruppo Scuola CIG-Arcigay Onlus Milano: gruppo composto da volontari accuratamente formati e che tiene incontri nelle scuole medie e superiori di Milano e provincia dal 1994. In un clima informale, attraverso una lezione fatta anche di racconti esperenziali dei volontari e attività laboratoriali in gruppo, si perseguiranno i seguenti obiettivi: riflettere sui meccanismi di integrazione/esclusione, chiarire le parole adeguate a descrivere l'orientamento sessuale e l'identità di genere oltre il condizionamento degli stereotipi culturali, riflettere sul tema della varietà degli individui e del diritto alla propria individualità, prendere coscienza delle dinamiche del bullismo cominciando a comprenderne gli aspetti pericolosi e lesivi per i singoli e per il gruppo, ragionare sulle difficoltà, create soprattutto dall'esterno, che una persona LGBT potrebbe vivere, ma anche sulle possibilità di condurre una vita serena e felice.
4. Sumaya Abdel Qader: nata a Perugia il 16/06/1978, da genitori giordani, dal 1999 si occupa di immigrazione, nuovi italiani, interculturalità-multiculturalità, processi culturali, culture, contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere, giovani, religioni, Medioriente. Lavora molto coi ragazzi, nelle scuole e nelle università, ed è consigliere comunale a Milano, dove segue commissioni come quella sulle Pari Opportunità e Diritti Civili e quella relativa a Educazione - Istruzione - Università e Ricerca. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo libro dal titolo Porto il velo, adoro i Queen, [dal quale è stato ricavato un docu-film, NdR] un testo in cui affronta con ironia, dall'interno, temi come il ruolo della donna nell'islam e come vivere la propria appartenenza religiosa nel rispetto degli altri in una società moderna e pluralista.
L’intervento dell’ultima scrittrice non ci sara’, cosi’ ci informa una circolare firmata dalla DS. Le ragioni non sono state chiarite ma intanto i quotidiani Libero [clicca qui] e il Giornale [clicca qui e qui] escono con articoli con titoli politici: ”I gay fanno lezione di sesso e l’islamica pd di religione” suggeriti da un consigliere di zona leghista con altri suoi amici e con l’intenzione di portare il caso in consiglio di zona. Cosi’ capiamo che il volere di una persona, la quale non ha affatto capito il significato del progetto e che sta usando i nostri ragazzi per fare campagna elettorale ha deciso per l’intera scuola. IL PROGETTO E’ STATO SOSPESO E FORSE NON SARA’ PIU” PROPOSTO IN FUTURO.
I ragazzi hanno fortemente apprezzato tutti gli incontri dei diversi scrittori, per loro e’ stata una possibilita’ di confronto, di conoscenza e di liberazione da dubbi e frustrazioni e questi incontri potrebbero aiutare loro e gli insegnanti a contrastare il bullismo, fenomeno esistente nella nostra e nelle scuole di Milano.
Stiamo attenti a non lasciare che alcune persone generino nella nostra scuola e nel quartiere sentimenti di odio, e di razzismo meschino e che intacchino l’autonomia scolastica.
Diciamo NO a chi non vuole dialogare con tutti i genitori della scuola e usa mezzi propri per imporre idee e decisioni.
Vi prego di divulgare la notizia.
Il comitato genitori scuola media Verga [scarica il comunicato]

- Sullo stesso argomento leggi l'intervento di Antonella Loconsolo pubblicato il 5 nov 2017: [clicca qui]

17 set 2017

insegnanti per la cittadinanza

Franco Lorenzoni, maestro elementare e ideatore del Laboratorio Casa Cenci, promuove un appello per lo ius soli e lo ius culturae tra gli insegnanti. Vi proponiamo l’appello nella sua versione integrale, potete anche firmarlo al link indicato.

Care amiche e amici,
vi chiedo di diffondere il più possibile e il più velocemente possibile questo appello per organizzare per tempo la mobilitazione del 3 ottobre 2017

Grazie, Franco Lorenzoni


 
INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA
Appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.
Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.
Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro.

Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti.
Chi vorrà potrà testimoniare questo impegno anche astenendosi dal cibo in quella giornata in uno sciopero della fame simbolico e corale.

Il 3 ottobre è la data che il Parlamento italiano ha scelto di dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione e noi ci adoperiamo perché in tutte le classi e le scuole dove è possibile ci si impegni a ragionare insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita “a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole.
Ci impegniamo inoltre a raccogliere il numero più alto possibile di adesioni e di organizzare, dal 3 ottobre al 3 novembre, un mese di mobilitazione per affrontare il tema nelle scuole con le più diverse iniziative, persuasi della necessità di essere testimoni attivi di una contraddizione che mina alla radice il nostro impegno professionale.
Crediamo infatti che lo ius soli e lo ius culturae, al di là di ogni credo o appartenenza politica, sia condizione necessaria per dare coerenza a una educazione che, seguendo i dettati della nostra Costituzione, riconosca parità di doveri e diritti a tutti gli esseri umani.
Al termine del mese consegneremo questa petizione ai presidenti dal Parlamento Laura Boldrini e Pietro Grasso tramite il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, perché al più presto sia approvata la legge attualmente in discussione al Parlamento.
Le e gli insegnanti ed educatori che operano in diverse realtà, associazioni, gruppi o scuole possono aderire all’appello collegandosi ad Appello degli insegnanti per lo ius soli e lo ius culturae, cliccando qui: https://goo.gl/forms/1AC6g081ttGQC9Ag2 . 

Abbiamo anche creato il gruppo Facebook “INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA”, esclusivamente per raccogliere proposte, esperienze e suggerimenti da condividere, per preparare le iniziative che si realizzeranno il 3 ottobre 2017 e nel mese successivo. Chiamiamo tutti a collaborare e cooperare per costruire una campagna di largo respiro che parta dalle scuole. Per entrare nel gruppo facebook clicca qui
Dichiaro di essere informato, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa. 

primi firmatari
Franco Lorenzoni maestro elementare Eraldo Affinati insegnante e scrittore, fondatore della scuola Penny Wirton Giancarlo Cavinato segretario del MCE, Movimento di Cooperazione Educativa Giuseppe Bagni presidente del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti Clotilde Pontecorvo presidente della FITCEMEA Gianfranco Staccioli segretario della FITCEMEA Roberta Passoni coordinatrice della Casa-laboratorio di Cenci Paola Piva coordinatrice scuole migranti Alessandra Smerilli scuola per stranieri ASINITAS Sara Honegger scuola per stranieri ASNADA Fiorella Pirola rete scuolesenzapermesso

1 set 2017

inside out project, due video raccontano l'esperienza dei ragazzi di via scialoia

Ricordate il progetto "Tutto il mondo in una scuola", esperienza di arte pubblica del Collettivo Collirio, action group milanese dell’Inside Out project dell'artista JR, uno dei graffitisti più noti del panorama internazionale?
L'iniziativa è stata presentata lo scorso  27 maggio 2017 presso l'Istituto Comprensivo di via Scialoia, a Milano, durante la festa di fine anno [clicca qui e leggi il nostro post].
Sulle pareti esterne della palestra della scuola media campeggiarono per diverse settimane ben 269 enormi fotografie degli studenti dell'Istituto Comprensivo, oltre che di alcuni insegnanti e della Preside.

Due video che ripercorrono l'esperienza dei nostri ragazzi presso l'IC di via Scialoia: 

- Insideout Project Milan “All The World In A School” [clicca qui] 
- Insideout Project Milan “All The World In A School” Pasting Timelapse: [clicca qui]

28 ago 2017

quando chiude una scuola (il cpia pizzigoni, milano)



Dopo una resistenza durata un anno, il CPIA Pizzigoni chiude. Riportiamo l'appello di un insegnante d’italiano L2 presso il Cpia 5 Milano, pubblicato dallo scrittore Gianni Biondillo sulla rivista on-line Nazione Indiana.





Quando chiude una scuola, si perde sempre.

Si perde la possibilità d’imparare a convivere, si perde la possibilità di stare al mondo imparando a conoscere. Stare al mondo, imparando a conoscere? In nessuna scuola ti possono offrire, si può apprendere tutto lo scibile, ma il bravo docente è chi t’insegna, cerca di comunicare la volontà d’imparare, sempre. Queste sono le parole di un insegnante di Milano, che probabilmente a settembre dovrà trovare una nuova scuola, perché la sua potrebbe definitivamente chiudere. 
La mia scuola, si trova a Milano, in via Pizzigoni 9, nella periferia nord–ovest della città. 
La mia scuola è l’unica scuola in quella parte della città; dico “unica“, non per vanità o per fare il tragico. La sua peculiarità, la sua “mission” è quella dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri (italiano L2). La maggior parte degli studenti proviene dall’intero mondo: questa è la bellezza della mia scuola.
Nel giro di due piani, conosci il mondo, senza frontiere o dogane, se non quella effettiva della nostra segreteria che richiede come da legge un documento regolare per poter accedere ai corsi.
Attenzione, la nostra scuola non è solo per stranieri, ma sono parte significativa anche gli italiani che dopo un percorso di vita o scolastico accidentato, complicato, giungono da noi per frequentare la terza media e accedere all’esame di stato per il diploma. Non è una scuola più facile, né per chi viene come studente, né per chi ci lavora: niente è dovuto. Siamo una scuola statale e ci atteniamo con scrupolo e professionalità alle leggi.
Insegnare l’arte della convivenza, ad un gruppo di studenti eterogeneo per età, nazionalità e pregresso scolastico, non è sempre facile; però, guardando i miei studenti ho potuto sempre riconoscere un possibile modello di convivenza pacifica a Milano.
Così gli dicevo: “noi dobbiamo imparare a stare bene insieme qui, perché se stiamo bene qui, allora anche fuori, nella città staremo bene, in pace. Noi siamo una parte di Milano, e Milano è parte di noi.”
Quando una scuola chiude, si perde una possibilità di crescere e di far crescere in pace Milano.
Si lascia un vuoto, si abbandona uno spazio, il cui senso, il cui significato profondo è quello della vita sociale: s’impara a riconoscersi come cittadini, come attori sociali che portano ricchezza, esperienza, emozioni. Spazio in cui si apprendono gli strumenti, come la lingua italiana, per essere riconosciuti come Persona e non come massa indistinta e spaventosa. Non un numero o una provenienza geografica “ il senegalese, il marocchino, il cino”.
Via Pizzigoni 9, periferia nord–ovest di Milano, un po’ prima di Quarto Oggiaro; il quartiere si chiama Villapizzone.
Nella geografia della città, è una zona strategica: vicina a tutto l’hinterland, vicina a Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, vicina al Triboniano (campo rom), vicina alla caserma Monbello, dove sono sistemati i profughi, un quartiere di periferia che quando è inverno, e fa presto buio, avrebbe bisogno di più luce e gente in strada se ne vede poca.
La nostra scuola era presente da almeno trenta anni: prima in una via poco distante, via De Rossi, da cui per motivi logistici ci siamo dovuti spostare e poi ora in via Pizzigoni).
Il trasloco l’abbiamo fatto noi, personale della scuola (insegnanti, segretari, la stessa preside, commessi), abbiamo caricato le nostre macchine e ci siamo trasferiti. Non è facile, ma ce l’avevamo fatta: tra corsi d’italiano e scuola media, quest’anno sono stati accolti almeno 800 studenti.
Ho usato il verbo “accogliere” per questo motivo: la scuola per funzionare, per promuovere la socialità, deve riconoscersi come luogo dove non solo si riceve come fosse lettera o pacco, ma si accoglie lo studente come cittadino, con diritti e doveri, una sua storia, una sua situazione che ha una primaria necessità: imparare l’italiano e le regole della vita in Italia.
La nostra scuola in collaborazione con la Prefettura di Milano, organizza corsi di Formazione Civica e test di lingua italiana per il permesso di soggiorno. I cittadini neo arrivati in Italia imparano quali sono i loro diritti e doveri, gli articoli della Costituzione più importanti, come e dove rivolgersi per i bisogni essenziali (medico, lavoro, la casa…). Il test per il permesso di soggiorno è un esame, i cui candidati sono mandati dalla Prefettura per verificare il loro livello di conoscenza della lingua italiana, utile per l’ottenimento o meno del permesso del soggiorno.
La nostra scuola ha dunque una funzione vitale per il tessuto sociale di Milano.
Quando si chiude una scuola, si chiude, si dismette la possibilità di migliorare Milano.
Sono stati realizzati progetti per farla diventare più bella, per comunicare la sicurezza: sono intervenuti scrittori, artisti, la polizia scientifica e mediatori e infermieri, tutti gratis.
Andare a scuola non significa solo recarsi in un posto, andare a scuola è una locuzione che ha molteplici significati: quello fisico di camminare fino a là, imparare, ritrovarsi con amici e docenti con tutto ciò che può nascere e derivare da un incontro.
Ci avevano assegnato uno spazio dietro una scuola abbandonata per amianto, la scuola media Colombo. Spesso entravamo per vedere, seguire i lavori del nostro edificio. Una volta ultimato, abbiamo traslocato e siamo ripartiti, con l’assicurazione delle autorità, che presto la scuola media Colombo, quella con l’amianto, sarebbe stata abbattuta.
L’impatto, la visione con la nostra scuola è quello di un cancello da cui si vede una vecchia bandiera italiana tutta sporca e sbrindellata, appesa da un pennone della presidenza della Colombo : vetri rotti, macerie e abbandono.
Ma se si guarda bene sul cancello, c’è soprattutto un enorme striscione plastificato con tantissime facce di ragazzi e docenti e il nome della nostra scuola, la nostra bandiera colorata.
La nostra scuola non si vede dal cancello, devi camminare e poi la trovi con una bella scritta colorata sul suo muro frontale CPIA MILANO e poi un grande murales con le stesse facce del cartellone, dello striscione.
La Colombo, sempre quella con l’amianto, non è mai stata abbattuta, anzi, durante l’inverno è divenuta, per Emergenza Freddo, organizzata dal Comune di Milano, un dormitorio.
L’amianto a loro non nuoceva. La convivenza non è stata facile tra i le due parti sociali, ma abbiamo pazientato.
La mattina, cocci di bottiglie e altra sporcizia; la notte, la sensazione effettiva di poca sicurezza e dunque la paura: le professoresse non venivano mai lasciate uscire da sole.
Poi “Emergenza Freddo” è terminata, ma qualcuno, avendo visto quanto spazio abbandonato potesse essere occupato, l’ha occupato e ancora adesso è così: è stato scritto un articolo sul Corriere della Sera “L’hotel delle ombre”.
Durante questi mesi estivi sono, manca il soggetto, perché non è possibile sapere, non si sa chi, entrati a scuola, rubando e vandalizzando.
Finita la resistenza? Si chiude? Dopo un anno, in cui più volte sono state chiamate le forze dell’ordine per sgomberare la nostra stessa scuola, in cui al piano inferiore, si erano chiuse alcune persone, visibilmente alterate. Dopo un anno il cui commesso, con grande coraggio, apriva la scuola, da solo, rischiando sulla sua pelle, la reazione delle persone da lui svegliate e allontanate, si chiude.
Le numerosi segnalazioni del Preside e della nostra Coordinatrice, a chi di dovere, come si usa dire, non hanno comportato la soluzione dei problemi: altre emergenze più emergenti altre urgenze più urgenti, altri numeri da chiamare e richiamare.
Si chiude? La chiusura, se così fosse, non può e non deve essere una dichiarazione di resa: rimane però forte il senso di un abbandono da parte delle istituzioni, di una politica sociale schizofrenica e quella bandiera italiana sbrindellata, dai colori sbiaditi appesa all’Hotel delle Ombre, fu un tempo scuola media Colombo, luogo di luce, d’incontro dove imparare la convivenza.
Certo che ora vado a prendermi la mia bandiera: quello striscione con tutte le facce dei miei studenti e il nome della nostra scuola : CPIA PIZZIGONI. 
Gianluca Gaetano Fazzi 
Insegnante d’italiano L2 presso il Cpia Pizzigoni, CPIA 5 MILANO
da nazioneindiana.it, 27 agosto 2017

3 ago 2017

un'occasione per tutti, sull'ipotesi di accorpamento delle scuole cadorna e paravia

A fine luglio scorso il Presidente dell'Assemblea dei Genitori Istituto Cadorna ha scritto all'Assessore all'Istruzione del Comune di Milano Anna Scavuzzo contro l'ipotesi di accorpare la scuola di via Paravia all'Istituto Comprensivo Cadorna (zona san Siro) (da il giorno del  1. agosto 2017). La riorganizzazione della rete scolastica risponde sostanzialmente a criteri esclusivamente economici, spesso ignorando le esigenze del territorio e i reali bisogni dell’utenza scolastica. In questo caso i genitori dell'istituto Cadorna temono che l'accorpamento con la scuola di via Paravia possa compromettere i risultati raggiunti negli ultimi anni nell'ambito dell'integrazione e dell'offerta.

Gentile Assessore,
Le scrivo a nome dei genitori dei bambini che frequentano l'Istituto Cadorna e di tutti i genitori che hanno dato vita nel corso degli ultimi 8-10 anni all’Associazione Cadorna e all’Assemblea che rappresento.

Nel corso degli anni, grazie alla collaborazione scuola famiglia e all’impegno dei genitori di cui sopra, siamo riusciti a far fonte a numerosi problemi  quali integrazione, mancanza di risorse, ripopolamento di Italiani nativi ecc.
Problemi comuni a molte scuole italiane, anche di Milano, ma che da noi “Scuola di Frontiera” con uno dei quartieri più densamente popolati da immigrati (e in particolare da profughi e persone che a stento riescono a sbarcare il lunario)  hanno rappresentato il motivo per cui dalla scuola si sono allontanate moltissime famiglie italiane rischiando di farla diventare “scuola-ghetto”.
Una scuola (la prima del quartiere San Siro) , conosciuta ormai solo perché si ricordava che una maestra aveva tagliato la lingua a un bambino o perché frequentata da Cosiddetti “EXTRACOMUNITARI”,  è riuscita a diventare modello per le  scuole “Aperte”, e una delle tre scuole con l’offerta di corsi extracurriculari più vasta a Milano, dove lo sport o la musica o le attività culturali sono garantite gratis “anche dopo la scuola” a chi non può permetterselo; una scuola che  grazie all’impegno dei genitori e alla collaborazione della dirigenza riesce a dotarsi di LIM per tutte le aule e a insegnare  Inglese (Curricolare) con docente Madre lingua GRATIS per tutti (oltre 1000 bambini); allora abbiamo una scuola perfetta?  No! una scuola che affronta le mille problematiche con  risorse scarse ma con grande impegno e che a volte deve fare anche i conti con  le sconfitte.
Vede Assessore, i residenti del quartiere fanno ancora fatica a frequentare la nostra scuola nonostante tutto quello che abbiamo fatto e facciamo e  oggi da molti genitori del quartiere Fiera e San Siro la frase più frequente che mi sento dire è “una decisione coraggiosa la vostra”  ma la mia risposta è sempre più la stessa: “no è una decisione responsabile” .
Grazie a questo senso di responsabilità quest’anno  siamo riusciti a coinvolgere nel lavoro per la scuola altri genitori e altri bambini, e noi non molliamo!Tutti  questi risultati non sono venuti  grazie all’impegno o alle scelte politiche dei suoi predecessori, questi sono i risultati del lavoro (a volte delle nottate di lavoro ) fatte dai genitori, da insegnanti  e dal personale della scuola che si sporcano le mani anche oltre il proprio orario o il proprio compito, perché la parola solidarietà è bella ma quando si tratta di renderla vera e concreta ci vuole impegno e dedizione, per l’amore dei propri bimbi, di tutti i bimbi che frequentano la scuola (a prescindere dalla provenienza, la religione e dal colore della pelle o della lingua che hanno imparato da piccoli) e per salvare la parità e la salvaguardia dei loro diritti in primis quello allo studio.

In questi giorni è emersa la volontà di accorpare la scuola di Via Paravia al nostro plesso, una scuola con tante difficoltà e sempre sull’orlo della chiusura, con una presenza di circa il 5% di bambini nativi Italiani e con grandi difficoltà di integrazione. È proprio da qui che nasce la nostra lettera e il nostro sconforto, vede, normalmente a chi si impegna e aiuta affinché le cose funzionino (in questo caso la COSA PUBBLICA e cioè di tutti) normalmente viene riconosciuto un merito, a volte, purtroppo raramente in Italia, un premio, addirittura in questo caso, nel nostro caso si è deciso di rendere più gravosa una situazione, già difficile, e mettere a rischio il lavoro che per anni è stato fatto con unico ed esclusivo fine che è il bene dei bambini. Che sia ben chiaro, i nostri bambini non sono diversi da quelli di Paravia che già accogliamo (poiché molti bambini provengono anche da quel bacino)  e accoglieremmo come abbiamo accolto i bambini del FACOLTOSO quartiere Fiera e della scuola GATTAMELATA,  limitando i nostri spazi i tempi di gioco e di mensa  per garantire loro il diritto a frequentare una scuola degna di questo nome.
 Il fatto è che il peso organizzativo e amministrativo non potrà non incidere sull’andamento delle attività degli altri istituti del plesso, generando comunque disparità tra loro, che in alcuni casi saranno impossibili o comunque difficilissime da colmare. 
Vede assessore, noi non faremo mai il “Pippone”  sull’art. 3 sull’eguaglianza  e le periferie che di solito fanno i politici durante le elezioni, noi sappiamo di essere tutti uguali e di avere diritto ai “pari punti di Partenza” , però troppo spesso decisioni imponderate al limite della scelleratezza ci hanno fatto sentire meno uguali di altri, che sono seduti a godersi il proprio diritto allo studio mentre ci sono bambini che rischiano di vedersi chiusa la scuola o peggio non vengono accettati perché portatori di Handicap e la scuola non fa nulla per poterli ricevere e accudire come meritano.
Vede Assessore, sono quasi le 23,30 di un venerdì d'estate, e molti genitori sono riuniti con me a scrivere questa lettera aperta dopo una giornata intensa di lavoro, qualcuno l’ha passata in ufficio, altri in ospedale a curare ammalati, altri anche in strada sotto il sole di luglio, ma tutti uniti per il bene dei bambini e con un dubbio sul cosa accadrà alla scuola, al lavoro e ai sacrifici che abbiamo fatto in questi anni per far si che la nostra scuola sia degna di questo appellativo e per questo noi NON MOLLEREMO!
Siamo sicuri che la stessa preoccupazione la vivono tutti i componenti del corpo scolastico, che in questo periodo devono affrontare le domande dei nuovi iscritti ; sappiamo benissimo, noi che oramai frequentiamo da anni, che questo non accadrà, ma spiegatelo ai genitori dei bambini che approcciano la scuola per la prima volta e che si sentono dire che loro fanno parte della scuola di Paravia, da più parti definita scuola ghetto da oltre 10 anni, voi che fareste? Lei che farebbe nei loro panni?
Vede Assessore, e concludiamo, noi faticosamente riusciamo a raggiungere il  20% dei bambini Italofoni  (di nascita o come prima lingua) se si vuole affrontare il problema dell’integrazione, delle periferie e la sopravvivenza di scuole come quella di Via Paravia, non si affronta facendola diventare un peso per chi ha già grandi difficoltà, ma bisogna farla diventare un opportunità per altri, per fargli conoscere la bellezza e la ricchezza della diversità e dalla solidarietà. Potrebbe essere una occasione per tutti.
Sappiamo che il CDI ha già inviato il verbale del Consiglio straordinario tenutosi a Giugno e che attende un vostro riscontro per un tavolo di confronto. La richiesta era di pronuncia entro il 30 giugno, ma ad oggi non sono trapelate notizie rispetto a quanto voglia fare l'amministrazione.
Sollecitiamo quindi cortesemente notizie prime delle chiusure estive. Noi genitori siamo disponibili al dialogo, ma pronti a mobilitarci per il diritto assoluto dei bambini di Paravia e di Cadorna a non vivere in una scuola ghetto, ovvero per mantenere il bacino di Paravia con l'istituto Calasanzio (con scuola di Paravia aperta o chiusa),  e al contempo re-investire su entrambe le scuole e sul quartiere.
Le auguriamo buon lavoro in attesa di notizie,

Cordiali  saluti

Gianfranco Manetti
Assemblea dei Genitori Istituto Cadorna

Milano, 28 luglio 2017