In aula riascoltiamo la registrazione della conversazione su tutto
quello che c'è dentro al nostro corpo. Riascoltandola ci accorgiamo che
ci sono cose visibili e invisibili. Decidiamo di fare due cartelloni
distinti: uno per le cose visibili, l'altro per le invisibili.
Andiamo
nel laboratorio di immagine. Chiedo a due alunni di togliersi le scarpe
e distendersi a pancia all'aria sopra due fogli bianchi di carta da
pacchi. Con un pennarello nero segno il contorno del corpo. Divido la
classe in due gruppi. Nel primo cartellone i bambini disegnano quello
che c'è di visibile dentro la prima sagoma, nell'altro quello che c'è di
invisibile dentro la seconda sagoma. Dopo un'ora di lavoro si arriva
alla conversazione. Mi colpisce soprattutto come i bambini hanno scelto e
disegnato di collocare le cose invisibili.
Perché la paura è nella testa? Perché l'avete rappresentata così?
«La
paura è nei pensieri. Nella testa». «Ci sono pensieri che fanno paura:
abbiamo messo i fantasmini». «Poi ci sono i ricordi». «Il cervello». «La
noia».
La timidezza l'avete disegnata sulla punta delle dita
«Perché
quando uno si vergogna, trema un po'. E subito ti iniziano a tremare le
mani, la punta delle dita». «Se sei timido e ti vergogni, le mani poi
le puoi anche nascondere».
La saggezza perché è nei gomiti?
«Mi
veniva così«. «Io l'ho colorata con colori chiari perché non è come la
paura, che invece ha i colori scuri. Perché è una cosa bella. Vuole dire
che conosci tante cose, ti comporti bene».
Dio è disegnato sul petto. In basso, a sinistra. E' disegnato come un bambino
«Secondo
me doveva essere in testa perché Dio è nei pensieri». «No, va bene lì.
E' come un bambino perché per me è Gesù Bambino che è nato. E' nella
paglia, vedi?»
Avete disegnato anche l'anima: è una nuvola rotonda
dentro la nuvola del respiro, grandissima, che parte dalla bocca e va
giù verso la pancia e le gambe
«Perché l'anima sono come dei fantasmi
che stanno dentro di te». «Sì, è dentro al corpo. Poi, quando muori, va
in cielo». «La nuvola è rotonda perché il respiro è rotondo». «E' un
po' vicina anche al cuore perché per me è attaccata al cuore»
Dentro il respiro c'è anche quello scarabocchio rosso: vicino avete scritto rabbia
«La
rabbia è rossa. Non ha forma perché è fatta a caso. E' brutta, la
rabbia». «Poi può anche uscirti del fumo dalle orecchie». «Ma quelli
sono i cartoni!». «Per me la rabbia è dentro al respiro perché quando ti
arrabbi cambia il respiro. E' anche il respiro che ti fa venire la
rabbia. E' più arrabbiato anche il respiro».
La gentilezza è nella gamba, nell'inguine della gamba destra
«Perché dopo viene su fino alla faccia e ti fa sorridere». «Sì, viene su e ti consola».
La vergogna l'avete disegnata nelle due ginocchia: perché proprio lì?
«Perché
quando hai vergogna metti indietro le gambe, vai via». «Perché ti
tremano le ginocchia». «Perché hai paura di cadere e se cadi ti fai male
alle ginocchia».
Nei piedi c'è la la felicità, la pigrizia e anche l'intelligenza: perché?
«Perché sono come la voglia di correre, di giocare, si usano i piedi».
Forse l'intelligenza doveva stare nella testa? Nel cervello?
«No,
perché non è facile stare in equilibrio e devi stare sempre attento a
non cadere». «La pigrizia è nei piedi perché se cammini tanto i piedi
dopo si stancano e ti devi sedere per riposarti». «Quando sei felice hai
voglia di muoverti e poi ti stanchi e ti fermi».
(Giuseppe Caliceti, il manifesto, 6 giugno 2013)
coordinamento genitori e insegnanti ic don orione per la scuola pubblica e il tempo pieno
servono azioni forti in difesa della scuola pubblica [gianni gandola]
19/giu/2013
13/giu/2013
f35, taglia le ali alle armi, le risorse alla scuola
Di seguito la lunga parte della mozione dedicata ai gravissimi problemi della Scuola italiana.
Atto Camera / Mozione 1-00051
presentato da MARCON Giulio
testo di Martedì 28 maggio 2013, seduta n. 24
La Camera, premesso che:
La Camera, premesso che:
(…)
in una scuola su tre (su due al Sud) mancano i certificati di sicurezza.
Migliaia stanno su territori a rischio sismico o idrogeologico. Si tratta non
solo dell'intonaco che cade, dell'infiltrazione d'acqua, dell'umidità. Lo stato
dell'edilizia scolastica nel nostro Paese è drammatico, al punto che in alcune
città le amministrazioni si trovano nel dilemma se aprire una scuola non a
norma o lasciare a casa i bambini; dei 42mila edifici scolastici presenti in
tutta Italia il 29 per cento non ha il certificato di agibilità sanitaria, il
42 per cento quello di agibilità statica, il 47,81 per cento non rispetta le
norme anti incendio. Più del 60 per cento non è dotato neppure di scale di
sicurezza o porte anti panico. E poi ci sono le strutture con l'amianto (11,13
per cento) e quelle con il radon, un gas radioattivo. Oltre il 60 per cento
delle scuole ha più di 40 anni. Se poi si aggiunge che per via della loro
ubicazione territoriale le nostre scuole sono soggette al rischio sismico,
idrogeologico, vulcanico, industriale, il panorama assume tratti drammatici
tanto da connotarsi come un'emergenza; ma non è solo la messa in sicurezza
straordinaria a mancare. Gli enti locali non hanno più i fondi neanche per la
manutenzione: crescono, infatti, fino a costituire il 56 per cento del totale,
gli edifici che negli ultimi 5 anni non hanno goduto di nessun tipo di intervento;
secondo un'indagine di Legambiente, sono ben 6.633 i comuni in cui sono
presenti aree ad alta criticità idrogeologica, l'82 per cento del totale delle
amministrazioni comunali italiane. Dal 1950 al 2009 sono state oltre 6.300 le
vittime del dissesto idrogeologico; gli effetti conseguenti ai cambiamenti climatici
in atto, sono ormai tali che gli eventi estremi in Italia hanno subito un
aumento esponenziale, passando da uno circa ogni 15 anni prima degli anni ’90,
a 4-5 all'anno; secondo i recenti dati forniti dal Consiglio nazionale dei
geologi, dal 1996 al 2008 in Italia sono stati spesi più di 27 miliardi di euro
per dissesto idrogeologico e terremoti, oltre al fatto che 6 milioni di
italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerati ad
elevato rischio idrogeologico, e ben 1.260.000 sono gli edifici a rischio frane
e alluvioni. Di questi sono 6.000 le scuole e 531 gli ospedali; a questo si aggiunge
il crescente grado di rischio di erosione costiera, che interessa oltre 540
chilometri lineari dei litorali italiani in cui sono direttamente coinvolti
beni esposti; nell'anno scolastico 2010/2011, secondo l'Istat, risultano
iscritti agli asili nido comunali 157.743 bambini di età tra zero e due anni, mentre
altri 43.897 usufruiscono di asili nido convenzionati o sovvenzionati dai
comuni, per un totale di 201.640 utenti; nel 2010 la spesa imperniata per gli
asili nido da parte dei comuni o, in alcuni casi, di altri enti territoriali
delegati dai comuni stessi è di circa 1 miliardo e 227 milioni di euro, al
netto delle quote pagate dalle famiglie; fra il 2004 e il 2010, nonostante il
graduale ampliamento dell'offerta pubblica, la quota di domanda soddisfatta è
ancora limitata rispetto al potenziale bacino di utenza: gli utenti degli asili
nido sono passati dal 9 per cento dei residenti tra zero e due anni dell'anno
scolastico 2003/2004 all'11,8 per cento del 2010/2011, mentre rimangono molto
ampie le differenze territoriali: la percentuale di bambini che usufruisce di
asili nido comunali o finanziati dai comuni varia dal 3,3 per cento al Sud al
16,8 per cento al Nord-est,
Impegna
il governo:
(…)
a destinare le somme così risparmiate ad un programma straordinario di
investimenti pubblici riguardanti piccole opere e finalizzato – ad
esempio – alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla tutela
del territorio nazionale dal rischio idro-geologico, e alla realizzazione di un
piano pluriennale per l'apertura di asili nido.
07/giu/2013
italeñas, insieme per lo ius soli
La nomina
del Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge potrebbe finalmente
avviare un percorso legislativo per la trasformazione della legge sulla
cittadinanza, che riconosca il diritto di cittadinanza ai figli nati in
Italia da genitori stranieri, la cui urgenza e imprescindibilità sono
state sottolineate anche dal Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano e dal Presidente della Camera Laura
Boldini.
Il documentario che presentiamo, Italeñas, racconta delle ingiustizie subite in Italia da cittadini di origine straniera da anni residenti in Italia o addirittura nati in Italia.
Italeñas unisce le storie di Melina e Domenica. Melina è una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché è stata in Ecuador (il paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. Melina e suo padre Omero hanno contattato Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni e si occupa di tematiche legate all'immigrazione. In una trasmissione radiofonica Domenica racconta la storia di Melina e parla dell'iniquità della legge italiana sulla cittadinanza. Un’ingiustizia parallela a quella che anche Domenica subisce, giornalista in Italia da anni, ma che non può diventare direttrice di una testata perché cittadina straniera.
E' possibile sostenere l'iniziativa "Insieme per lo Ius Soli" diffondendo il video di Italeñas su blog e social network.
Italeñas
Il documentario che presentiamo, Italeñas, racconta delle ingiustizie subite in Italia da cittadini di origine straniera da anni residenti in Italia o addirittura nati in Italia.
Italeñas unisce le storie di Melina e Domenica. Melina è una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché è stata in Ecuador (il paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. Melina e suo padre Omero hanno contattato Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni e si occupa di tematiche legate all'immigrazione. In una trasmissione radiofonica Domenica racconta la storia di Melina e parla dell'iniquità della legge italiana sulla cittadinanza. Un’ingiustizia parallela a quella che anche Domenica subisce, giornalista in Italia da anni, ma che non può diventare direttrice di una testata perché cittadina straniera.
E' possibile sostenere l'iniziativa "Insieme per lo Ius Soli" diffondendo il video di Italeñas su blog e social network.
Italeñas
Documentario
(6’) di David Chierchini, Matteo Keffer, Davide Morandini - Fotografia
Matteo Keffer - Montaggio Guido M. Coscino - Musiche Gianmarco De Candia
Prodotto da ZaLab con il sostegno di Open Society Foundation e il patrocinio di comitato italiano per l'Unicef.
Prodotto da ZaLab con il sostegno di Open Society Foundation e il patrocinio di comitato italiano per l'Unicef.
02/giu/2013
il referendum di bologna sul finanziamento alle scuole paritarie (di e. macchieraldo)
Dopo il referendum di Bologna, con la vittoria dei cittadini che non vogliono che le scuole paritarie portino via risorse alla scuola pubblica, una riflessione di Ettore Macchieraldo dal blog dei SemidiSerra
A Bologna si è svolto un referendum consultivo sul finanziamento alle scuole paritarie (privato sociale).
E’ stata un’iniziativa importante, spontaneamente lanciata da un comitato di cittadini, per garantire parità di servizi e costi alle famiglie, in linea con i principi costituzionali. Qui potete trovare il quesito referendario.
Ha portato il 28% dei bolognesi a esprimersi – per un referendum consultivo non è poco – e a dire che non vogliono che il finanziamento alle scuole paritarie private porti via risorse alla scuola pubblica e statale.
Specie per i nidi di infanzia questa è un’indicazione a livello nazionale piuttosto precisa. Sappiamo che il servizio pubblico è carente e che per questo è stato integrato. In ogni caso non sono stati risolti i problemi di un servizio che non copre le domande e, soprattutto, che ribalta i costi di nuovo e al solito sulle famiglie. Chi vuole promuovere il mercato nel welfare e nell’istruzione e sostiene che questo lo renderà più efficiente mente, sapendo di mentire.
La nostra esperienza però ci porta anche a riflettere sulla necessità di introdurre nella scuola pubblica e statale forme di autogestione, da non confondere con l’autonomia scolastica che in questi anni è stata il veicolo della privatizzazione di fatto della scuola. Ovviamente il primo tema su cui discutere sarebbero proprio le risorse da destinare alla scuola, all’eliminazione della precarietà, all’edilizia scolastica insomma all’uscita dall’attuale suo fallimento. Evidente nel fatto che se non ci fossero insegnati, studenti e genitori che restaurano aule, fanno ore di volontariato, comprano materiale questa sarebbe già implosa. Certo qui si apre il capitolo di come recupeare risorse all’interno della gabbia del contenimento del debito pubblico. Come ci dimostra il lavoro di Francuccio Gesualdi e del Centro Nuovo Modello di Sviluppo ‘se non capisco non pago‘, mica è detto che di debito noi e i nostri figli si debba per forza morire!
E se la soluzione fosse proprio questa: avviare sperimentazione verso l’autogestione, salvaguardando la scuola della Costituzione, la sua indipendenza economica e culturale, ma introducendo elementi di partecipazione, avviando una de – istituzionalizzazione che fu già colta negli anni ’70, è stata poi travolta dalla contro riforma dell’ultimo ventennio, ma ci pare ancora se non sempre più necessaria?
Sarà che il mio è un punto di vista di un ex studente insofferente all’autoritarismo e, ora, di un genitore preoccupato del futuro dei propri figli, ma discutiamone.
Ettore Macchieraldo - 1. giugno 2013
A Bologna si è svolto un referendum consultivo sul finanziamento alle scuole paritarie (privato sociale).
E’ stata un’iniziativa importante, spontaneamente lanciata da un comitato di cittadini, per garantire parità di servizi e costi alle famiglie, in linea con i principi costituzionali. Qui potete trovare il quesito referendario.
Ha portato il 28% dei bolognesi a esprimersi – per un referendum consultivo non è poco – e a dire che non vogliono che il finanziamento alle scuole paritarie private porti via risorse alla scuola pubblica e statale.
Specie per i nidi di infanzia questa è un’indicazione a livello nazionale piuttosto precisa. Sappiamo che il servizio pubblico è carente e che per questo è stato integrato. In ogni caso non sono stati risolti i problemi di un servizio che non copre le domande e, soprattutto, che ribalta i costi di nuovo e al solito sulle famiglie. Chi vuole promuovere il mercato nel welfare e nell’istruzione e sostiene che questo lo renderà più efficiente mente, sapendo di mentire.
La nostra esperienza però ci porta anche a riflettere sulla necessità di introdurre nella scuola pubblica e statale forme di autogestione, da non confondere con l’autonomia scolastica che in questi anni è stata il veicolo della privatizzazione di fatto della scuola. Ovviamente il primo tema su cui discutere sarebbero proprio le risorse da destinare alla scuola, all’eliminazione della precarietà, all’edilizia scolastica insomma all’uscita dall’attuale suo fallimento. Evidente nel fatto che se non ci fossero insegnati, studenti e genitori che restaurano aule, fanno ore di volontariato, comprano materiale questa sarebbe già implosa. Certo qui si apre il capitolo di come recupeare risorse all’interno della gabbia del contenimento del debito pubblico. Come ci dimostra il lavoro di Francuccio Gesualdi e del Centro Nuovo Modello di Sviluppo ‘se non capisco non pago‘, mica è detto che di debito noi e i nostri figli si debba per forza morire!
E se la soluzione fosse proprio questa: avviare sperimentazione verso l’autogestione, salvaguardando la scuola della Costituzione, la sua indipendenza economica e culturale, ma introducendo elementi di partecipazione, avviando una de – istituzionalizzazione che fu già colta negli anni ’70, è stata poi travolta dalla contro riforma dell’ultimo ventennio, ma ci pare ancora se non sempre più necessaria?
Sarà che il mio è un punto di vista di un ex studente insofferente all’autoritarismo e, ora, di un genitore preoccupato del futuro dei propri figli, ma discutiamone.
Ettore Macchieraldo - 1. giugno 2013
30/mag/2013
paolo pini: lettera aperta a tutti da parte della scuola di agraria pareto di via litta modignani
Lo scorso 29 maggio sono state consegnate alla Provincia di Milano ben 22.000 [foto] [la ricevuta] di cittadini che hanno a cura le sorti del parco del Paolo Pini [il resoconto della giornata] [i nostri post: 29 gen 2013 / 23 feb 2013]. Pubblichiamo l'appello a difesa del Paolo Pini dei lavoratori, studenti e genitori dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale V. Pareto di
Milano
LA TERRA NON È UN’EREDITÀ DEI NOSTRI PADRI MA È UN PRESTITO DEI NOSTRI FIGLI
Noi, docenti, studenti e genitori, tecnici, segretari e collaboratori scolastici dell’Istituto di Istruzione Superiore “V. Pareto” di Milano, firmatari della petizione di richiesta di salvaguardia di tutta l’area “ex Paolo Pini” - area didattico- sperimentale dell'I.S.S. Pareto- Pioppeto Bovisasca, siamo assolutamente contrari all’ipotesi di edificazione nell’area .
• l'area bosco-pioppeto di Bovisasca, contenente centinaia di piante, è concretamente una barriera ecologica che protegge e fa da dimora ad una fauna e una flora uniche in città ed è didatticamente utile all'insegnamento di diverse discipline
• le aree “ex-Pini” ivi compreso il “bosco-pioppeto” Bovisasca contribuiscono a migliorare qualitativamente la salubrità dell'aria delle zone adiacenti e studiandone le fattibilità potrebbero divenire un reale corridoio ecologico cittadino verso il centro e verso gli altri parchi della cintura milanese;
• il suolo pubblico è un bene comune a fecondità ripetuta, non vendibile;
• il suo consumo oltre che impoverirci tutti, non ci fa respirare e nel lungo periodo non ci sfamerà.
CHIAMIAMO TUTTI ALLA PARTECIPAZIONE MERCOLEDÌ 29 MAGGIO ORE 16
A PALAZZO INSIMBARDI (sede della Provicia di milano),
VIA VIVAIO 1, MILANO
Firmato: i lavoratori, gli studenti e i genitori dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale V. Pareto di Milano
LA TERRA NON È UN’EREDITÀ DEI NOSTRI PADRI MA È UN PRESTITO DEI NOSTRI FIGLI
Noi, docenti, studenti e genitori, tecnici, segretari e collaboratori scolastici dell’Istituto di Istruzione Superiore “V. Pareto” di Milano, firmatari della petizione di richiesta di salvaguardia di tutta l’area “ex Paolo Pini” - area didattico- sperimentale dell'I.S.S. Pareto- Pioppeto Bovisasca, siamo assolutamente contrari all’ipotesi di edificazione nell’area .
Ci uniamo ai Seminatori di Urbanità nel chiedere alla Provincia di Milano nell’audizione del 29.05.2013 che tutta
l’area in questione, attualmente oggetto di mire
edificatorie, rimanga e divenga ancor più PARCO PUBBLICO, fruibile da parte di tutta la cittadinanza, affinché ne vengano rafforzati i
valori ecologico, didattico, sociale e culturale.
Specificando che l'Istituto Pareto è sede dell’unico Istituto Professionale Agrario Statale di Milano e nell’area didattica-sperimentale dell’istituto ci sono il frutteto e i “frutti” del lavoro di anni degli studenti e dei docenti;
• l’area didattica dell’istituto Pareto
costituisce un poliedrico laboratorio all’aperto per efficaci esperienze
tecno-pratiche dell’area d’indirizzo. È un patrimonio vivente atto
a svolgere proficuamente l’attività didattica grazie alla quale lo
studente acquisendo conoscenze ed esperienze ha l'opportunità di
"apprendere operando". La scuola, infatti, ha anche funzione di stimolo, per far nascere nei giovani "passioni" e
interessi nuovi per un loro corretto sviluppo professionale, psichico e
intellettivo. Pertanto, riteniamo profondamente deleterio distruggere questa
ricchezza che studenti e docenti hanno creato e che ormai fa parte della storia
dell’Istituto. Distruggere gli alberi e il paesaggio che essi formano,
smantella l’obiettivo fondamentale di mettere i
ragazzi nella condizione di poter assumere atteggiamenti
e comportamenti che siano in armonia con gli equilibri ambientali;Specificando che l'Istituto Pareto è sede dell’unico Istituto Professionale Agrario Statale di Milano e nell’area didattica-sperimentale dell’istituto ci sono il frutteto e i “frutti” del lavoro di anni degli studenti e dei docenti;
• l'area bosco-pioppeto di Bovisasca, contenente centinaia di piante, è concretamente una barriera ecologica che protegge e fa da dimora ad una fauna e una flora uniche in città ed è didatticamente utile all'insegnamento di diverse discipline
• le aree “ex-Pini” ivi compreso il “bosco-pioppeto” Bovisasca contribuiscono a migliorare qualitativamente la salubrità dell'aria delle zone adiacenti e studiandone le fattibilità potrebbero divenire un reale corridoio ecologico cittadino verso il centro e verso gli altri parchi della cintura milanese;
• il suolo pubblico è un bene comune a fecondità ripetuta, non vendibile;
• il suo consumo oltre che impoverirci tutti, non ci fa respirare e nel lungo periodo non ci sfamerà.
CHIAMIAMO TUTTI ALLA PARTECIPAZIONE MERCOLEDÌ 29 MAGGIO ORE 16
A PALAZZO INSIMBARDI (sede della Provicia di milano),
VIA VIVAIO 1, MILANO
Firmato: i lavoratori, gli studenti e i genitori dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale V. Pareto di Milano
29/mag/2013
gli studenti di milano in visita a mauthausen
Milano,
città medaglia d’oro della Resistenza, ha partecipato per la prima volta
con il proprio Gonfalone alla cerimonia internazionale del 12 maggio a
Mauthausen, per ricordare la liberazione del lager. Per l’occasione, tutte le nove Zone di Milano
hanno organizzato per i ragazzi delle scuole secondarie superiori
viaggi-studio al campo di sterminio di Mauthausen, con l’obiettivo di
diffondere tra le giovani generazioni la conoscenza diretta della Shoah a
partire dalla visita del lager e dalle testimonianze dei sopravvissuti o
dei loro familiari [ne avevamo dato notizia lo scorso 3 marzo 2013].
La lettera di Antonella Loconsolo, vice presidente del CdZ9, che ha partecipato al viaggio: [clicca qui].
La lettera da Mauthausen al Sindaco Pisapia dei ragazzi milanesi [clicca qui]
Il saluto del Sindaco Giuliano Pisapia [clicca qui]
Galleria fotografica a cura di Leonardo Visco Gilardi (ANED) [guarda]
La lettera di Antonella Loconsolo, vice presidente del CdZ9, che ha partecipato al viaggio: [clicca qui].
La lettera da Mauthausen al Sindaco Pisapia dei ragazzi milanesi [clicca qui]
Il saluto del Sindaco Giuliano Pisapia [clicca qui]
Galleria fotografica a cura di Leonardo Visco Gilardi (ANED) [guarda]
studenti ed insegnanti a mauthausen, di a. loconsolo
ho dovuto far sedimentare un po’ le emozioni prima di
scrivervi in merito al viaggio a Mauthausen.
Grazie al vostro impegno, quest’anno alla Cerimonia
Internazionale per la liberazione di Mauthausen erano presenti studenti ed
insegnanti in rappresentanza delle 9 zone di decentramento, dietro al Gonfalone
di Milano. E’ stata una cosa importante, un’emozione grande e una bella pagina
per la vita della nostra città.
Prima di partire, l’incontro con Gianfranco Maris,
presidente dell’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati) aveva consentito ai
ragazzi di comprendere quale esperienza formativa, ma anche sconvolgente, fosse
il varcare le porte di un campo di sterminio. Un uomo anziano, ma vigoroso e
orgoglioso, ha raccontato loro cosa volesse dire essere bastonato per i
pidocchi, che nel campo non si poteva evitare di prendere. Con dignità e
sincerità ha fatto loro capire cosa significa essere sopravvissuti quando tanti
e tanti compagni sono morti, e quale responsabilità ciò ti lasci sulle spalle.
Perciò già alla partenza i ragazzi e le ragazze erano
molto preparati: gli insegnanti avevano, come si dice, fatto il loro mestiere.
Nessuno di loro si aspettava una gita di piacere, sapevano che, quello che si
apprestavano a fare era un vero e proprio pellegrinaggio laico, sui
luoghi dove gli oppositori politici del nazifascismo avevano pagato con la vita
il loro desiderio di libertà.
In viaggio le proiezioni di documentari e le testimonianze,
la lettura dei nomi dei deportati, hanno accresciuto la conoscenza della realtà
del lager, dei sentimenti di coloro che sono tornati e dei familiari di coloro
che non tornarono più [foto 1].
Il primo, terribile impatto, i ragazzi lo hanno avuto
nel Castello di Hartheim [foto 2]. Questo incredibile contrasto tra il
luogo fiabesco e la macchina di morte che conteneva è stato scioccante. Ci
viene illustrata la catena di montaggio della morte, efficiente, pratica,
asettica: il bambino disabile prima, l’internato che non può più lavorare poi,
viene introdotto da una porta e, al termine di un velocissimo processo, esce
cenere dalla parte opposta.
La cerimonia a Gusen è stata, per i ragazzi, la parte
più complessa: del lager rimane poco o niente, la cerimonia è lunga e gli ex internati
parlano in tutte le lingue del mondo. Sotto un’acqua battente non è facile
restare ad ascoltare parole che si intuiscono di sofferenza, senza poterle
comprendere. Eppure le mele e le pietre che sono deposte ai piedi degli
oratori, parlano una lingua universale che tutti i presenti riescono a capire:
le pietre sono la fatica di chi deve lavorare nelle cave senza abiti pesanti,
senza scarpe, senza cibo nello stomaco. Le mele sono il simbolo della
solidarietà di qualche austriaco, che a rischio della vita cercava di aiutare
con questo piccolo dono i deportati [foto 3].
La celebrazione della liberazione del campo di
Mauthausen è un’esperienza incredibile: in una cacofonia di fanfare, rulli di
tamburi, canti e preghiere, le comunità si recano a rendere omaggio ai propri
morti, ma anche ai morti altrui, tra bambini in abito tradizionale,
rappresentanti ufficiali in alta uniforme, semplici cittadini sotto le bandiere
più differenti e altissime personalità del mondo politico e militare [foto 4] [foto 5].
Alla sfilata, quest’anno, partecipano oltre 10.000
persone, le rappresentanze di 50 nazioni differenti, sistemate, come
sempre, in ordine alfabetico. Per l’Italia c’è l’ambasciatore Eugenio
D’Auria, accanto al presidente dell’Aned Gianfranco Maris, che i ragazzi
milanesi ritrovano e salutano come un vecchio amico. Subito dietro Roma
Capitale, la regione Lazio e lo splendido Gonfalone di Milano, come quello di
Sesto S. Giovanni decorato con la Medaglia d’Oro della Resistenza. Ma la
delegazione italiana era veramente numerosissima: impossibile elencare la
miriade di città, cittadine, paesi, comunità, confraternite, movimenti e
associazioni che componevano il corteo [foto 6].
Poi, al termine della sfilata, il campo si svuota a
poco a poco. Per i ragazzi milanesi, ai quali hanno voluto unirsi anche i
Vigili e i Valletti che la mattina avevano portato il Gonfalone, viene il
momento di visitare il campo e conoscere l’orrore delle celle frigorifere, dei
forni crematori, delle forche e delle stanze dove venivano “eliminati” coloro
che erano diventati “inutili”.
Quando, alla chiusura del Lager, siamo usciti dopo un
percorso di visite guidate, mi sono guardata intorno. Sapete come sono le
uscite didattiche, difficile radunare i ragazzi. I nostri formavano invece
blocchi compatti intorno alle guide, quasi come se fosse loro impossibile
restare isolati dentro a quell’orrore [foto 7].
Nei prossimi mesi per loro verrà il momento di
produrre qualcosa che parli di questa esperienza, ne parli ai compagni, ai
cittadini, alla città. Già dal campo hanno inviato una lettera bellissima, con
le loro riflessioni, al sindaco Pisapia [leggi].
A me non resta che dire grazie a chi ha consentito
tutto questo (*).
Un caro saluto, Antonella Loconsolo, vicepresidente
CdZ9 - Milano
(*) Un grande grazie, perciò, al Sindaco Pisapia e all’assessore Benelli, alla vicepresidente della commissione educazione Quartieri, all’ambasciatore D’Auria, che ha pubblicato sul sito dell’ambasciata la nostra fotografia della sfilata (http://www.ambvienna.esteri. it/Ambasciata_Vienna/Archivio_ News/20130327+NEWS.htm).
Un grazie speciale anche a Cinzia Marino e Rita Maggioni, che hanno lavorato
con amore alla preparazione dell’iniziativa, ai funzionari dott. Monaci e
dott, Tritto, all’ufficio stampa (soprattutto Ilaria Bartolozzi) e
all’ufficio di Gabinetto del Sindaco (in particolare Davide Di Martino e
Massimiliano Greggio), con i quali ho collaborato anche da Mauthausen, a Vigili
e Valletti che con pazienza mi hanno aiutato nel difficile e inaspettato
compito ed onore di rappresentare il Comune nella cerimonia e che hanno voluto
visitare con noi il campo di sterminio, ad Aned e Anpi, grandi guide e maestri,
agli/alle insegnanti che hanno dato la loro totale disponibilità, ai ragazzi e
alle ragazze, a loro soprattutto, per la loro serietà e la loro adesione totale
a questa iniziativa.
[le foto 1-6 di Nadia de Angeli, la foto 7 di Leo Visco Gilardi]
(*) Un grande grazie, perciò, al Sindaco Pisapia e all’assessore Benelli, alla vicepresidente della commissione educazione Quartieri, all’ambasciatore D’Auria, che ha pubblicato sul sito dell’ambasciata la nostra fotografia della sfilata (http://www.ambvienna.esteri.
[le foto 1-6 di Nadia de Angeli, la foto 7 di Leo Visco Gilardi]
lettera da Mauthausen al Sindaco Pisapia dei ragazzi milanesi
Gli studenti delle diverse zone di Milano che hanno partecipato al
viaggio a Mauthausen in occasione della manifestazione internazionale
del 12 maggio che ha segnato il ritorno, dopo decenni, del gonfalone di
Milano nel corteo sulla piazza dell'appello, dall'Austria hanno inviato
una lettera al sindaco Giuliano Pisapia per ringraziarlo
dell'opportunità che è stata loro offerta.
Ne ha dato notizia la prof.ssa Piera Fossati, dell'Ipseoa "A. Vespucci", in questa lettera inviata a Leonardo Visco Gilardi, che nella sua qualità di vicepresidente della sezione Aned milanese ha accompagnato il viaggio.
Gentile Presidente,
dalla delegazione di studenti e docenti delle scuole di Milano a Mauthausen, un sentito ringraziamento per l'impegno profuso dall'ANED di Milano perché il Comune partecipasse alla giornata di Commemorazione di liberazione del campo (12 maggio 2013) e scegliesse di farlo con i giovani delle scuole superiori.
Gli studenti presenti si impegneranno in modi diversi perché questa coinvolgente esperienza possa trovare una significativa ricaduta nella collettività scolastica.
Inoltro con piacere il comunicato che, da Mauthausen, abbiamo inviato al Sindaco Giuliano Pisapia a nome di tutti gli studenti e docenti (45 persone, una scuola per ogni zona del decentramento).
Un cordiale saluto, anche a nome dei docenti delle scuole presenti.
prof.ssa Piera Fossati
Ipseoa "A. Vespucci"
La lettera inviata al sindaco Giuliano Pisapia a nome di tutti gli studenti e docenti: [clicca qui]
Ne ha dato notizia la prof.ssa Piera Fossati, dell'Ipseoa "A. Vespucci", in questa lettera inviata a Leonardo Visco Gilardi, che nella sua qualità di vicepresidente della sezione Aned milanese ha accompagnato il viaggio.
Gentile Presidente,
dalla delegazione di studenti e docenti delle scuole di Milano a Mauthausen, un sentito ringraziamento per l'impegno profuso dall'ANED di Milano perché il Comune partecipasse alla giornata di Commemorazione di liberazione del campo (12 maggio 2013) e scegliesse di farlo con i giovani delle scuole superiori.
Gli studenti presenti si impegneranno in modi diversi perché questa coinvolgente esperienza possa trovare una significativa ricaduta nella collettività scolastica.
Inoltro con piacere il comunicato che, da Mauthausen, abbiamo inviato al Sindaco Giuliano Pisapia a nome di tutti gli studenti e docenti (45 persone, una scuola per ogni zona del decentramento).
Un cordiale saluto, anche a nome dei docenti delle scuole presenti.
prof.ssa Piera Fossati
Ipseoa "A. Vespucci"
La lettera inviata al sindaco Giuliano Pisapia a nome di tutti gli studenti e docenti: [clicca qui]
27/mag/2013
vittoriA, a bologna la scuola della costituzione ha vinto il referendum
Rassegna stampa:
- Una scelta contro lo status quo [clicca qui]
- Wu Ming: «Un punto di non ritorno su scuola pubblica e sussidiarietà» [clicca qui]
La scuola pubblica ha vinto il referendum di Bologna nonostante una larga alleanza di forze politiche ed economiche abbia sostenuto l’opzione B con tutto il proprio peso. I cittadini, invece, hanno colto lo spirito democratico e propositivo di questo appuntamento e hanno difeso la scuola pubblica con il proprio impegno e la propria partecipazione, per rilanciarla come una priorità della politica. Un risultato del quale l’Amministrazione dovrà tenere conto, a partire dal Consiglio comunale che entro tre mesi ha l’obbligo di deliberare in merito.
Oggi le ragioni della scuola pubblica escono rafforzate dal referendum di Bologna: i diritti contano, i cittadini contano. Questo risultato è nell’interesse di tutti e del modello di convivenza e di civiltà che la nostra città ha sempre avuto. Bologna non ci sta a lasciare fuori qualcuno dalla scuola pubblica e si riprende il suo ruolo di avanguardia, lanciando un messaggio al Paese: la scuola di tutti, laica e gratuita, è un bene comune e deve rimanere un diritto come sancito dalla nostra Costituzione.
Nuovo Comitato Articolo 33, 26 Maggio 2013
Risultati definitivi:
A:
50.517 voti
B:
35.160 voti
Affluenza:
I nostri post sul referendum di Bologna: [5 maggio 2013] e [17 maggio 2013]
Il sito del Comitato Articolo 33 [clicca qui]
- Una scelta contro lo status quo [clicca qui]
- Wu Ming: «Un punto di non ritorno su scuola pubblica e sussidiarietà» [clicca qui]
La scuola pubblica ha vinto il referendum di Bologna nonostante una larga alleanza di forze politiche ed economiche abbia sostenuto l’opzione B con tutto il proprio peso. I cittadini, invece, hanno colto lo spirito democratico e propositivo di questo appuntamento e hanno difeso la scuola pubblica con il proprio impegno e la propria partecipazione, per rilanciarla come una priorità della politica. Un risultato del quale l’Amministrazione dovrà tenere conto, a partire dal Consiglio comunale che entro tre mesi ha l’obbligo di deliberare in merito.
Oggi le ragioni della scuola pubblica escono rafforzate dal referendum di Bologna: i diritti contano, i cittadini contano. Questo risultato è nell’interesse di tutti e del modello di convivenza e di civiltà che la nostra città ha sempre avuto. Bologna non ci sta a lasciare fuori qualcuno dalla scuola pubblica e si riprende il suo ruolo di avanguardia, lanciando un messaggio al Paese: la scuola di tutti, laica e gratuita, è un bene comune e deve rimanere un diritto come sancito dalla nostra Costituzione.
Nuovo Comitato Articolo 33, 26 Maggio 2013
Risultati definitivi:
59%
41%
Affluenza:
- ore 12:00: 25.367 votanti (8,47%)
- ore 19:00: 69.166 votanti (23,22%)
- ore 22:00: 85.934 votanti (28,71%)
Il sito del Comitato Articolo 33 [clicca qui]
i bambini ci guardano: sulla nascita (di. g caliceti)
Avete fatto il compito che vi avevo chiesto? Cosa vi hanno raccontato?
«A me la mamma ha detto che era una giornata calda, in estate. Lei stava facendo la spesa, poi ha sentito male alla pancia. Ha chiamato papà che l'ha portata in auto all'ospedale». «A me ha detto che per nascere ha dovuto fare un taglietto alla pancia perché io non volevo uscire». «Io sono nato in inverno, quando c'era la neve, di notte. Appena nato mi hanno fatto un bagnetto». «Io le davo dei calci contro la pancia, da dentro, allora è andata all'ospedale, io sono nata e lei era felicissima».
Come eravate appena nati?
«Io avevo i capelli neri, non biondi come adesso». «Piangevo sempre perché avevo fame. Allora mi ha allattato». «Io ero piccolissima, perché sono nata prima. I dottori mi hanno messo in una culla di vetro per farmi respirare meglio». «Io non avevo i denti». «Anche io. Tutti da piccoli non li hanno!». «Mia mamma ha detto che dormivo sempre. O dormivo o bevevo il latte».
Secondo voi, perché siete nati?
«Perché i miei genitori si erano sposati e dovevano fare i figli, altrimenti cosa si sposavano a fare?». «Perché volevano vedere un bambino fatto da loro, erano curiosi». «Perché gliel'ha detto Dio che ci dovevano fare». «Volevano avere qualcuno da amare, da curare». «Per non andare più a mangiare la pizza da soli, ma insieme a me, in compagnia».
Qualcuno di voi ha fratelli e sorelle di più grandi...
«Ci hanno fatto per l'amore di Dio». «I miei genitori volevano un bambino per fargli vedere come era bello il mondo». «Per andare insieme al mare, essere felici». «Perché la mamma voleva svuotare il latte». «Ma la mamma il latte lo ha solo se ha un figlio! Se non lo voleva, non l'aveva!».
Quali sono i primi ricordi di quando siete nati?
«Io il pavimento della cucina: un po' bianco, a puntini». «La mano di mia mamma. Mi sembrava grandissima». «Io non mi ricordo niente». «Io un giochino, una papera». «Nella pancia di mamma era bello ma facevo fatica a respirare, adesso respiro meglio».
Cosa ricordi?
«Facevo delle capriole nell'acqua che c'è dentro la pancia: me l'ha detto mia mamma». «Io non mi ricordo niente». «Io, quando chiudo gli occhi, vedo delle macchie che si muovono e mi ricordo che le vedevo anche quando ero nella pancia di mia mamma, perché avevo ancora gli occhi chiusi». «Mia mamma dice che io dormo con la testa sulla mano destra e dormivo così anche nella pancia».
E prima di essere nella pancia della mamma dove eravate?
«Boh! Che ne so io?». «Io forse ero un cagnolino e tutti mi volevano. Per questo adesso mi piacciono i cagnolini». «Prima di nascere eravamo tutti pelati». «Per me eravamo nascosti in qualche posto segreto, poi la mamma e il papà ci hanno chiamati e noi siamo venuti fuori». «Se non eravamo nati, per me non eravamo da nessuna parte».
(Giuseppe Caliceti, il manifesto, 24 maggio 2013)
«A me la mamma ha detto che era una giornata calda, in estate. Lei stava facendo la spesa, poi ha sentito male alla pancia. Ha chiamato papà che l'ha portata in auto all'ospedale». «A me ha detto che per nascere ha dovuto fare un taglietto alla pancia perché io non volevo uscire». «Io sono nato in inverno, quando c'era la neve, di notte. Appena nato mi hanno fatto un bagnetto». «Io le davo dei calci contro la pancia, da dentro, allora è andata all'ospedale, io sono nata e lei era felicissima».
Come eravate appena nati?
«Io avevo i capelli neri, non biondi come adesso». «Piangevo sempre perché avevo fame. Allora mi ha allattato». «Io ero piccolissima, perché sono nata prima. I dottori mi hanno messo in una culla di vetro per farmi respirare meglio». «Io non avevo i denti». «Anche io. Tutti da piccoli non li hanno!». «Mia mamma ha detto che dormivo sempre. O dormivo o bevevo il latte».
Secondo voi, perché siete nati?
«Perché i miei genitori si erano sposati e dovevano fare i figli, altrimenti cosa si sposavano a fare?». «Perché volevano vedere un bambino fatto da loro, erano curiosi». «Perché gliel'ha detto Dio che ci dovevano fare». «Volevano avere qualcuno da amare, da curare». «Per non andare più a mangiare la pizza da soli, ma insieme a me, in compagnia».
Qualcuno di voi ha fratelli e sorelle di più grandi...
«Ci hanno fatto per l'amore di Dio». «I miei genitori volevano un bambino per fargli vedere come era bello il mondo». «Per andare insieme al mare, essere felici». «Perché la mamma voleva svuotare il latte». «Ma la mamma il latte lo ha solo se ha un figlio! Se non lo voleva, non l'aveva!».
Quali sono i primi ricordi di quando siete nati?
«Io il pavimento della cucina: un po' bianco, a puntini». «La mano di mia mamma. Mi sembrava grandissima». «Io non mi ricordo niente». «Io un giochino, una papera». «Nella pancia di mamma era bello ma facevo fatica a respirare, adesso respiro meglio».
Cosa ricordi?
«Facevo delle capriole nell'acqua che c'è dentro la pancia: me l'ha detto mia mamma». «Io non mi ricordo niente». «Io, quando chiudo gli occhi, vedo delle macchie che si muovono e mi ricordo che le vedevo anche quando ero nella pancia di mia mamma, perché avevo ancora gli occhi chiusi». «Mia mamma dice che io dormo con la testa sulla mano destra e dormivo così anche nella pancia».
E prima di essere nella pancia della mamma dove eravate?
«Boh! Che ne so io?». «Io forse ero un cagnolino e tutti mi volevano. Per questo adesso mi piacciono i cagnolini». «Prima di nascere eravamo tutti pelati». «Per me eravamo nascosti in qualche posto segreto, poi la mamma e il papà ci hanno chiamati e noi siamo venuti fuori». «Se non eravamo nati, per me non eravamo da nessuna parte».
(Giuseppe Caliceti, il manifesto, 24 maggio 2013)
18/mag/2013
tutti al super ad elemosinare punti per la scuola, la lettera di un genitore
Un anno fa abbiamo dato notizia dell'adesione (con un solo voto contrario) da parte del Consiglio di Istituto dell'IC Don
Orione (seduta dello 31 maggio 2012) all'iniziativa "Insieme per la scuola"
promossa da una catena di supermercati in collaborazione con il
Ministero dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca [clicca qui per leggere il nostro post del 1. giugno 2012].
Il 4 aprile 2013, Conad ha annunciato il via della seconda edizione dell'iniziativa. Pubblichiamo la lettera di Lorenza Stendardi, un genitore, inviata a diversi quotidiani, pubblicata da altraeconomia.it che esprime perplessità ed indignazione per questa iniziativa.
"Ciò che più mi indigna - scrive Lorenza - in tutta questa storia è che si sta facendo pubblicità ad un gruppo privato sfruttando i bambini, i quali naturalmente ed ingenuamente entusiasti vorrebbero contribuire al bene della propria scuola. E questo proprio da parte dell’istituzione che più li dovrebbe tutelare e mettere in guardia contro gli attacchi continui della pubblicità e del mercato nei loro confronti".
Il testo completo della lettera: [CLICCA QUI].
Il 4 aprile 2013, Conad ha annunciato il via della seconda edizione dell'iniziativa. Pubblichiamo la lettera di Lorenza Stendardi, un genitore, inviata a diversi quotidiani, pubblicata da altraeconomia.it che esprime perplessità ed indignazione per questa iniziativa.
"Ciò che più mi indigna - scrive Lorenza - in tutta questa storia è che si sta facendo pubblicità ad un gruppo privato sfruttando i bambini, i quali naturalmente ed ingenuamente entusiasti vorrebbero contribuire al bene della propria scuola. E questo proprio da parte dell’istituzione che più li dovrebbe tutelare e mettere in guardia contro gli attacchi continui della pubblicità e del mercato nei loro confronti".
Il testo completo della lettera: [CLICCA QUI].
17/mag/2013
associazione nazionale "una nuova primavera per la scuola pubblica"
Care e cari tutti
il 23 marzo dello scorso anno avete aderito all’iniziativa dell’Urlo della scuola-bene-comune.
Da quell’Urlo è nata una Carta e da oggi un nuovo sito web (www.urlodellascuola.it) da usare collettivamente come mezzo per riflettere e organizzare le iniziative che riterremo utili.
Ci eravamo impegnati, a rilanciare l’Urlo della-scuola-bene-comune per farne una iniziativa ricorrente: “fino a che ce ne fosse stato bisogno” avevamo detto, “una sorta di 25 aprile dell’istruzione pubblica”.
Giungiamo con imperdonabile ritardo a dare voce a quell’impegno ma non è stata la stanchezza né la mancanza di convinzione a rallentare il nostro cammino bensì la possibilità, concreta questa volta, di URLARE attraverso un referendum comunale di enorme rilevanza, indetto a Bologna per il 26 maggio.
Quel giorno e per la prima volta, i residenti di una città simbolo per la qualità delle sue passate politiche scolastiche, si recheranno alle urne per rispondere al seguente quesito referendario:
“Quale, fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali, che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole di infanzia paritaria a gestione privata, ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali
b) utilizzarle per le scuole paritarie private”
I cittadini bolognesi potranno decidere a chi destinare le risorse pubbliche comunali, se alle scuole pubbliche o alle paritarie private.
Il risultato che uscirà dalle urne costituirà nei fatti un vero e proprio “gesto di governo”, un riferimento insuperabile per le future politiche scolastiche dell’Amministrazione comunale.
La città è invitata a barrare l’opzione A per dire forte e chiaro che l’articolo 33 della nostra Costituzione deve essere rispettato nella sua ratio e nel suo spirito più autentico, “senza oneri per lo Stato”.
La politica locale ne dovrà tenere conto. La politica nazionale guarderà forse con apprensione ma ne dovrà prendere atto. Molte altre città potrebbero seguire, molti altri cittadini e cittadine potrebbero potenzialmente diventare latori del messaggio che uscirà dalle urne il 26 maggio a Bologna.
Questo potrebbe essere il primo passo nella direzione che indicammo lo scorso anno nei 10 punti della “Carta dell’Urlo” per una nuova primavera della scuola pubblica
Dalla Carta dell’Urlo:
3. L’inequivocabile processo di privatizzazione della scuola pubblica statale è inaccettabile. I presagi di Piero Calamandrei stanno diventando realtà. Già oggi non una sola scuola sarebbe in grado di aprire i battenti senza i contributi “volontari” delle famiglie. La Convenzione insieme alla Costituzione considera tale processo anticostituzionale a partire degli art. 3, 33 e 34 della nostra Carta Fondamentale, i quali disegnano una scuola dell’obbligo pubblica, laica e gratuita.
4. Il sostegno finanziario statale alle scuole paritarie private è anticostituzionale. La Convenzione chiede la soppressione della Legge 10 marzo 2000, n.62 che da anni aggira furbescamente il dettato dell’art. 33 della Costituzione: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
Ed infatti l’iniziativa bolognese è diventata oggetto di attenzione e di dibattito senza precedenti per un referendum locale. La ragione è semplice, esso sta assumendo, come del resto auspicavamo, un significato non solo locale ma decisamente più vasto, un significato che non riguarda solo Bologna ma l’Italia.
E’ di questi giorni l’intervento del Cardinale Bagnasco con il quale si tenta ancora una volta, da parte delle curie romane, di scambiare un diritto essenziale, esigibile sempre e da chiunque, in un servizio aggiuntivo a domanda individuale.
Ma è ancora di oggi la risposta, inequivocabile, del Presidente onorario del Comitato referendario Art. 33 promotore del referendum, Stefano Rodotà che in un articolo intitolato La buona azione di Bologna afferma tra l’altro:
Si svolge domenica 26 maggio a Bologna un referendum importante, difficile e rischioso. Ma la politica, quella vera, è anche, e in molti casi soprattutto, proprio capacità di assumere rischi quando sono in questione principi, quando bisogna cercar di promuovere mutamenti nella società e nel sistema politico-istituzionale. Oggi è più che mai necessario riprendere il filo, spezzato in questi anni, della politica costituzionale e della legalità che essa esprime.(…)
Il cardinale Bagnasco ha dichiarato che quel finanziamento permette allo Stato di risparmiare. Non comprende che non siamo di fronte a una questione contabile. Si tratta della qualità dell'azione pubblica, del modo in cui lo Stato adempie ai suoi doveri nei confronti dei cittadini. La consapevolezza di questi doveri si è assai affievolita in questi anni, e le conseguenze di questa deriva sono davanti a noi. È ottima cosa, allora, che siano proprio i cittadini a ricordarsene e a chiedere con un referendum che la legalità costituzionale venga onorata. (…) comunque si concluda questa vicenda, è stata fatta una buona azione civile, destinata a lasciare un segno nelle coscienze.
Come già è possibile intuire, le conseguenze pratiche ma anche simboliche dell’esito referendario, investiranno tutto il Paese.
Prima però dovremo riuscire a vincere e non sarà facile. Parrocchie, partiti, quotidiani e cooperative ...... che annusano il futuro business sono i nostri avversari. Davide contro Golia, i moschettieri contro Richelieu. Ma possiamo vincere. Con l’aiuto di tutti.
A questo proposito abbiamo lanciato un appello nazionale che racconta proprio di questo “Bologna riguarda l’Italia”. Chiunque può sottoscriverlo
Il 24 maggio, in piazza Grande a Bologna, chiuderemo la campagna referendaria con una grande festa popolare.
Per tutte queste ragioni vi chiediamo di starci vicini, di rilanciare con piccoli gesti simbolici nelle vostre scuole l’Urlo che viene oggi da Bologna, di sottoscrivere e far sottoscrivere l’appello, di raggiungerci anche fisicamente a Bologna la sera del 24 maggio per la festa di chisura della campagna referendari: "METTITI IN BALLO PER LA SCUOLA PUBBLICA".
Associazione nazionale “Una nuova primavera per la scuola pubblica” - www.urlodellascuola.it
Ulteriori riferimenti:
http://referendum.articolo33. org/
http://www.assembleascuolebo. org/
il 23 marzo dello scorso anno avete aderito all’iniziativa dell’Urlo della scuola-bene-comune.
Da quell’Urlo è nata una Carta e da oggi un nuovo sito web (www.urlodellascuola.it) da usare collettivamente come mezzo per riflettere e organizzare le iniziative che riterremo utili.
Ci eravamo impegnati, a rilanciare l’Urlo della-scuola-bene-comune per farne una iniziativa ricorrente: “fino a che ce ne fosse stato bisogno” avevamo detto, “una sorta di 25 aprile dell’istruzione pubblica”.
Giungiamo con imperdonabile ritardo a dare voce a quell’impegno ma non è stata la stanchezza né la mancanza di convinzione a rallentare il nostro cammino bensì la possibilità, concreta questa volta, di URLARE attraverso un referendum comunale di enorme rilevanza, indetto a Bologna per il 26 maggio.
Quel giorno e per la prima volta, i residenti di una città simbolo per la qualità delle sue passate politiche scolastiche, si recheranno alle urne per rispondere al seguente quesito referendario:
“Quale, fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali, che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole di infanzia paritaria a gestione privata, ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali
b) utilizzarle per le scuole paritarie private”
I cittadini bolognesi potranno decidere a chi destinare le risorse pubbliche comunali, se alle scuole pubbliche o alle paritarie private.
Il risultato che uscirà dalle urne costituirà nei fatti un vero e proprio “gesto di governo”, un riferimento insuperabile per le future politiche scolastiche dell’Amministrazione comunale.
La città è invitata a barrare l’opzione A per dire forte e chiaro che l’articolo 33 della nostra Costituzione deve essere rispettato nella sua ratio e nel suo spirito più autentico, “senza oneri per lo Stato”.
La politica locale ne dovrà tenere conto. La politica nazionale guarderà forse con apprensione ma ne dovrà prendere atto. Molte altre città potrebbero seguire, molti altri cittadini e cittadine potrebbero potenzialmente diventare latori del messaggio che uscirà dalle urne il 26 maggio a Bologna.
Questo potrebbe essere il primo passo nella direzione che indicammo lo scorso anno nei 10 punti della “Carta dell’Urlo” per una nuova primavera della scuola pubblica
Dalla Carta dell’Urlo:
3. L’inequivocabile processo di privatizzazione della scuola pubblica statale è inaccettabile. I presagi di Piero Calamandrei stanno diventando realtà. Già oggi non una sola scuola sarebbe in grado di aprire i battenti senza i contributi “volontari” delle famiglie. La Convenzione insieme alla Costituzione considera tale processo anticostituzionale a partire degli art. 3, 33 e 34 della nostra Carta Fondamentale, i quali disegnano una scuola dell’obbligo pubblica, laica e gratuita.
4. Il sostegno finanziario statale alle scuole paritarie private è anticostituzionale. La Convenzione chiede la soppressione della Legge 10 marzo 2000, n.62 che da anni aggira furbescamente il dettato dell’art. 33 della Costituzione: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
Ed infatti l’iniziativa bolognese è diventata oggetto di attenzione e di dibattito senza precedenti per un referendum locale. La ragione è semplice, esso sta assumendo, come del resto auspicavamo, un significato non solo locale ma decisamente più vasto, un significato che non riguarda solo Bologna ma l’Italia.
E’ di questi giorni l’intervento del Cardinale Bagnasco con il quale si tenta ancora una volta, da parte delle curie romane, di scambiare un diritto essenziale, esigibile sempre e da chiunque, in un servizio aggiuntivo a domanda individuale.
Ma è ancora di oggi la risposta, inequivocabile, del Presidente onorario del Comitato referendario Art. 33 promotore del referendum, Stefano Rodotà che in un articolo intitolato La buona azione di Bologna afferma tra l’altro:
Si svolge domenica 26 maggio a Bologna un referendum importante, difficile e rischioso. Ma la politica, quella vera, è anche, e in molti casi soprattutto, proprio capacità di assumere rischi quando sono in questione principi, quando bisogna cercar di promuovere mutamenti nella società e nel sistema politico-istituzionale. Oggi è più che mai necessario riprendere il filo, spezzato in questi anni, della politica costituzionale e della legalità che essa esprime.(…)
Il cardinale Bagnasco ha dichiarato che quel finanziamento permette allo Stato di risparmiare. Non comprende che non siamo di fronte a una questione contabile. Si tratta della qualità dell'azione pubblica, del modo in cui lo Stato adempie ai suoi doveri nei confronti dei cittadini. La consapevolezza di questi doveri si è assai affievolita in questi anni, e le conseguenze di questa deriva sono davanti a noi. È ottima cosa, allora, che siano proprio i cittadini a ricordarsene e a chiedere con un referendum che la legalità costituzionale venga onorata. (…) comunque si concluda questa vicenda, è stata fatta una buona azione civile, destinata a lasciare un segno nelle coscienze.
Come già è possibile intuire, le conseguenze pratiche ma anche simboliche dell’esito referendario, investiranno tutto il Paese.
Prima però dovremo riuscire a vincere e non sarà facile. Parrocchie, partiti, quotidiani e cooperative ...... che annusano il futuro business sono i nostri avversari. Davide contro Golia, i moschettieri contro Richelieu. Ma possiamo vincere. Con l’aiuto di tutti.
A questo proposito abbiamo lanciato un appello nazionale che racconta proprio di questo “Bologna riguarda l’Italia”. Chiunque può sottoscriverlo
Il 24 maggio, in piazza Grande a Bologna, chiuderemo la campagna referendaria con una grande festa popolare.
Per tutte queste ragioni vi chiediamo di starci vicini, di rilanciare con piccoli gesti simbolici nelle vostre scuole l’Urlo che viene oggi da Bologna, di sottoscrivere e far sottoscrivere l’appello, di raggiungerci anche fisicamente a Bologna la sera del 24 maggio per la festa di chisura della campagna referendari: "METTITI IN BALLO PER LA SCUOLA PUBBLICA".
Associazione nazionale “Una nuova primavera per la scuola pubblica” - www.urlodellascuola.it
Ulteriori riferimenti:
http://referendum.articolo33.
http://www.assembleascuolebo.
test scolastici, «il metodo montessori è l'alternativa»
Pubblichiamo un'intervista a Renato Foschi, docente in psicologia alla Sapienza di Roma, autore di un libro
dedicato a Maria Montessori (Ediesse) e di un saggio pubblicato sulla
rivista telematica Roars.it sui test Invalsi.
«L'Invalsi vuole creare un bambino cosmopolita, un cittadino desiderabile per i mercati globali, che sappia cioè muoversi tra le frontiere come un moderno imprenditore di se stesso (...). Chi non rientrerà in questo modello fondato su conoscenze rigide valide in tutto il mondo verrà emarginato e scomparirà. Questa è una deriva dei valori illuministici che ci richiamano a una profonda riflessione».
In cosa consistono questi test?
Sono test di abilità per verificare le capacità nella lettura e il livello di apprendimento in matematica e in inglese degli studenti italiani dalla seconda elementare fino alla maturità. Possono essere usati per verificare i disturbi di apprendimento nel bambino, ma anche per misurare la capacità delle scuole nel veicolare un pacchetto di conoscenze standarizzate che vale per tutti, a prescindere dalle culture o dalle nazioni di appartenenza. L'Invalsi pensa così di potere misurare mediamente i ragazzi di una certa scuola o di una certa regione, stabilendo una comparazione con le scuole di altre regioni o di altre nazioni. Con ogni probabilità questi test produrranno tutt'altro.
Cosa?
Pur di non essere categorizzate come inferiori, le scuole insegneranno ai bambini come superare i test Invalsi. Useranno il tempo della didattica per preapare i bambini ai quiz, un po' come succede nella scuola guida.
Come verrano usati i risultati di questi test?
Non lo sappiamo. Questi test non verificano le carenze di una scuola, o come dovrebbe essere organizzata per migliorare l'insegnamento. Misurano solo le medie dei punteggi dei bambini e ne ricavano statistiche su base geografica.
I test nella scuola sono oggetto di un dibattito internazionale importante. In cosa consiste?
C'è chi pensa che i test Pisa, come quelli Invalsi, servano alla gestione biopolitca della popolazione dalla nascita alla tomba. E c'è chi, come Robert Lynn, un'autorità nel campo della psicologia mondiale, li ha ritenuti utili per gerarchizzare le differenze del quoziente intellettivo tra paese e paese, una visione che sfiora l'eugenetica. Lynn tra l'altro si è occupato dell'Italia nel 2010 e ha sostenuto che gli italiani del Sud sono meno intelligenti di quelli del Nord e che questo produce un'arretratezza economica. Chi ha pensato i test Invalsi critica queste posizioni e vuole dimostrare che Lynn ha torto dal punto di vista metodologico. Mi chiedo se sia corretto, dal punto di vista etico, sottoporre tutti i bambini italiani a queste prove che possono essere usate strumentalmente, per fini diversi da quello del miglioramento pedagogico.
Cosa pensa del progetto di estendere le prove Invalsi a tutti gli studenti entro il 2015 per renderli vincolanti per l'accesso all'università?
Spero che fallisca. La scuola dev'essere a misura dell'individuo e deve cercare di sviluppare la creatività che è alla base di ogni aspetto della vita sociale.
Quale metodo sceglierebbe per la valutazione degli studenti?
Quello Montessori, uno dei pochi metodi pedagogici sperimentati empiricamente. Si basa su un'organizzazione della struttura scolastica a misura di bambino. Quando vennero inventati i test, le fu chiesto di applicarli ai bambini romani. Lei si rifiutò dicendo la pedagogia doveva essere a misura del bambino, ma non doveva misurare i bambini perché non avrebbe portato a riforme pedagogiche ma solo alla riforma degli esami. Quello che sta accadendo con i test Invalsi.
(intervista a Renato Foschi, il manifesto, 17 maggio 2013)
«L'Invalsi vuole creare un bambino cosmopolita, un cittadino desiderabile per i mercati globali, che sappia cioè muoversi tra le frontiere come un moderno imprenditore di se stesso (...). Chi non rientrerà in questo modello fondato su conoscenze rigide valide in tutto il mondo verrà emarginato e scomparirà. Questa è una deriva dei valori illuministici che ci richiamano a una profonda riflessione».
In cosa consistono questi test?
Sono test di abilità per verificare le capacità nella lettura e il livello di apprendimento in matematica e in inglese degli studenti italiani dalla seconda elementare fino alla maturità. Possono essere usati per verificare i disturbi di apprendimento nel bambino, ma anche per misurare la capacità delle scuole nel veicolare un pacchetto di conoscenze standarizzate che vale per tutti, a prescindere dalle culture o dalle nazioni di appartenenza. L'Invalsi pensa così di potere misurare mediamente i ragazzi di una certa scuola o di una certa regione, stabilendo una comparazione con le scuole di altre regioni o di altre nazioni. Con ogni probabilità questi test produrranno tutt'altro.
Cosa?
Pur di non essere categorizzate come inferiori, le scuole insegneranno ai bambini come superare i test Invalsi. Useranno il tempo della didattica per preapare i bambini ai quiz, un po' come succede nella scuola guida.
Come verrano usati i risultati di questi test?
Non lo sappiamo. Questi test non verificano le carenze di una scuola, o come dovrebbe essere organizzata per migliorare l'insegnamento. Misurano solo le medie dei punteggi dei bambini e ne ricavano statistiche su base geografica.
I test nella scuola sono oggetto di un dibattito internazionale importante. In cosa consiste?
C'è chi pensa che i test Pisa, come quelli Invalsi, servano alla gestione biopolitca della popolazione dalla nascita alla tomba. E c'è chi, come Robert Lynn, un'autorità nel campo della psicologia mondiale, li ha ritenuti utili per gerarchizzare le differenze del quoziente intellettivo tra paese e paese, una visione che sfiora l'eugenetica. Lynn tra l'altro si è occupato dell'Italia nel 2010 e ha sostenuto che gli italiani del Sud sono meno intelligenti di quelli del Nord e che questo produce un'arretratezza economica. Chi ha pensato i test Invalsi critica queste posizioni e vuole dimostrare che Lynn ha torto dal punto di vista metodologico. Mi chiedo se sia corretto, dal punto di vista etico, sottoporre tutti i bambini italiani a queste prove che possono essere usate strumentalmente, per fini diversi da quello del miglioramento pedagogico.
Cosa pensa del progetto di estendere le prove Invalsi a tutti gli studenti entro il 2015 per renderli vincolanti per l'accesso all'università?
Spero che fallisca. La scuola dev'essere a misura dell'individuo e deve cercare di sviluppare la creatività che è alla base di ogni aspetto della vita sociale.
Quale metodo sceglierebbe per la valutazione degli studenti?
Quello Montessori, uno dei pochi metodi pedagogici sperimentati empiricamente. Si basa su un'organizzazione della struttura scolastica a misura di bambino. Quando vennero inventati i test, le fu chiesto di applicarli ai bambini romani. Lei si rifiutò dicendo la pedagogia doveva essere a misura del bambino, ma non doveva misurare i bambini perché non avrebbe portato a riforme pedagogiche ma solo alla riforma degli esami. Quello che sta accadendo con i test Invalsi.
(intervista a Renato Foschi, il manifesto, 17 maggio 2013)
11/mag/2013
"no alla 'ndrangheta: istruzioni per l’uso", evento auto organizzato dai cittadini della zona 9
Il programma dell'evento auto organizzato dai cittadini di Zona 9 per sensibilizzare ed attivare risposte all’infiltrazione mafiosa, in particolare della ‘ndrangheta, a Milano. Per rappresentare graficamente le manifestazioni del 18 e 19 maggio è stato indetto un concorso per la realizzazione di due loghi grafici
(leggi il nostro post dello scorso 8 marzo: clicca qui).
Sabato 18 maggio 2013
CENTRO SPORTIVO RIPAMONTI VIA ISEO
MATTINA 9:30 - 12:30
- saggio finale dell’attività svolta nelle scuole secondarie di primo grado della zona (Saba e Cassinis) Amatori Rugby Milano Junior: “Regole, Rispetto, Rugby: promozione sociale e antidoto contro la cultura mafiosa”
RISTORO 12:30 – 14:30
POMERIGGIO 15:00 - 18:30
- partita di calcio una selezione dell’Ordine Avvocati Milano ne affronta una del Comune di Milano
- triangolare di Rugby Under 16 con Amatori Rugby Junior, AS Rugby Milano, Iride Cologno Rugby
PALESTRA SCUOLA LEONARDO DA VINCI VIA SESTINI
MATTINA 9:30 - 12:30
- Mini torneo di volley con Billa Volley Team, PCG Bresso Volley, Auprema
POMERIGGIO 15:00 - 17:00
- Lezioni aperte e dimostrazioni di Tai Chi e Kenpō Ryū
ORE 21:00 DIBATTITO: ”NO ALLA 'NDRANGHETA: ISTRUZIONI PER L’USO” AUDITORIUM CASSINA ANNA – VIA SANT’ARNALDO 17
Oratori:
Gratteri Procuratore aggiunto di Reggio Calabria
Nicaso scrittore, giornalista, ricercatore
Gentili Presidente Commissione Antimafia, Comune di Milano
Domenica 19 maggio 2013
ORE 9:30 BICICLETTATA ”ROMPIAMO IL SILENZIO”
lungo le vie di Zona 9 con partenza dal Centro Sportivo Iseo e arrivo in Cassina Anna con Ciclobby e Gruppo Sportivo Ciclisti Dergano
ORE 15:00 ESPOSIZIONE DELLE ESPERIENZE: ”NO ALLA 'NDRANGHETA: COSA FACCIAMO INSIEME” - AUDITORIUM CASSINA ANNA – VIA SANT’ARNALDO 17
Interventi:
Monsignor Bregantini in videoconferenza
Ilaria Ramoni Libera
Enrico Bini Presidente Camera di Commercio Reggio Emilia
Alice Bertola Ammazzatecitutti
Alessandro Caruso AddioPizzo
Lorenzo Bagnoli Terre di mezzo
Paolo Giuggioli Ordine Avvocati Milano
Seguirà la premiazione del concorso per i due loghi della manifestazione:
1. Per il dibattito “No all’ndrangheta:istruzioni per l’uso” (ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado)
2. Per l’Esposizione di esperienze “No all’ndrangheta: cosa facciamo insieme” (ragazzi delle scuole secondarie di primo grado)
Al termine breve commemorazione di Giovanni Falcone
La locandina [clicca qui]
Sabato 18 maggio 2013
CENTRO SPORTIVO RIPAMONTI VIA ISEO
MATTINA 9:30 - 12:30
- saggio finale dell’attività svolta nelle scuole secondarie di primo grado della zona (Saba e Cassinis) Amatori Rugby Milano Junior: “Regole, Rispetto, Rugby: promozione sociale e antidoto contro la cultura mafiosa”
RISTORO 12:30 – 14:30
POMERIGGIO 15:00 - 18:30
- partita di calcio una selezione dell’Ordine Avvocati Milano ne affronta una del Comune di Milano
- triangolare di Rugby Under 16 con Amatori Rugby Junior, AS Rugby Milano, Iride Cologno Rugby
PALESTRA SCUOLA LEONARDO DA VINCI VIA SESTINI
MATTINA 9:30 - 12:30
- Mini torneo di volley con Billa Volley Team, PCG Bresso Volley, Auprema
POMERIGGIO 15:00 - 17:00
- Lezioni aperte e dimostrazioni di Tai Chi e Kenpō Ryū
ORE 21:00 DIBATTITO: ”NO ALLA 'NDRANGHETA: ISTRUZIONI PER L’USO” AUDITORIUM CASSINA ANNA – VIA SANT’ARNALDO 17
Oratori:
Gratteri Procuratore aggiunto di Reggio Calabria
Nicaso scrittore, giornalista, ricercatore
Gentili Presidente Commissione Antimafia, Comune di Milano
Domenica 19 maggio 2013
ORE 9:30 BICICLETTATA ”ROMPIAMO IL SILENZIO”
lungo le vie di Zona 9 con partenza dal Centro Sportivo Iseo e arrivo in Cassina Anna con Ciclobby e Gruppo Sportivo Ciclisti Dergano
ORE 15:00 ESPOSIZIONE DELLE ESPERIENZE: ”NO ALLA 'NDRANGHETA: COSA FACCIAMO INSIEME” - AUDITORIUM CASSINA ANNA – VIA SANT’ARNALDO 17
Interventi:
Monsignor Bregantini in videoconferenza
Ilaria Ramoni Libera
Enrico Bini Presidente Camera di Commercio Reggio Emilia
Alice Bertola Ammazzatecitutti
Alessandro Caruso AddioPizzo
Lorenzo Bagnoli Terre di mezzo
Paolo Giuggioli Ordine Avvocati Milano
Seguirà la premiazione del concorso per i due loghi della manifestazione:
1. Per il dibattito “No all’ndrangheta:istruzioni per l’uso” (ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado)
2. Per l’Esposizione di esperienze “No all’ndrangheta: cosa facciamo insieme” (ragazzi delle scuole secondarie di primo grado)
Al termine breve commemorazione di Giovanni Falcone
La locandina [clicca qui]
10/mag/2013
"professorè, chissu cu è, u so' cani?" (fanculo all'invalsi), di lisa bonica
Ogni
volta che leggo articoli di questo tenore [clicca qui], penso a S., un alunno in cui
mi sono imbattuta - questa è la definizione appropriata - in una scuola
di frontiera, un paio di anni fa. Aveva l'abitudine di alzarsi dal suo
banco, durante la lezione, e aggirarsi
tra i compagni sputando loro addosso e bestemmiando contro di me,
quando tentavo di riportarlo a più miti consigli. Penso di non aver
sentito mai, rivolti al mio indirizzo, tanti improperi tutti messi
assieme. S. aveva il padre in galera e una madre che doveva occuparsi di
altri quattro figli più piccoli. Aveva i libri, vecchie edizioni
abbandonate a scuola su scaffali polverosi. Credo non li avesse mai
aperti. Sono riuscita a catturare per la prima volta la sua attenzione
in maniera casuale. Tra le pagine della mia agenda sulla cattedra faceva
capolino una foto in cui eravamo ritratti io e il mio cagnolino, un
meticcio raccolto per la strada. 'Professorè, chissu cu è, u so' cani?'.
Mi raccontò del suo amore sfrenato per i quattro zampe, mi disse che
trascorreva interi pomeriggi a portare da mangiare ai randagi della sua
zona e che lui stava bene solo con loro perché, ogni volta che lo
vedevano, gli facevano le feste. Da quel giorno in poi, poco alla volta -
certi giorni andava meglio, altri era un delirio -, ha deciso di starmi
a sentire. Si è appassionato alla storia di Malpelo, all'asino
bastonato, al colombre di Buzzati, al Belluca di Pirandello.
'Professorè, il fischio del treno assimigghia a chiddu di li piscaturi
che sento ogni giorno di la mea finestra. Ci pozzu iri ci la navi in
Siberia?'
Sono riuscita a insegnargli a coniugare i verbi, a distinguere nomi, pronomi e aggettivi, e qualche altra cosetta. Quando ci siamo salutati, mi ha detto: 'Ma come professorè, ci lascia come i randagi? Proprio ora che mi era diventata simpatica?' Avevamo entrambi le lacrime agli occhi.
Fanculo all'invalsi.
Lisa Bonica, 10 maggio 2013, da Facebook
Sono riuscita a insegnargli a coniugare i verbi, a distinguere nomi, pronomi e aggettivi, e qualche altra cosetta. Quando ci siamo salutati, mi ha detto: 'Ma come professorè, ci lascia come i randagi? Proprio ora che mi era diventata simpatica?' Avevamo entrambi le lacrime agli occhi.
Fanculo all'invalsi.
Lisa Bonica, 10 maggio 2013, da Facebook
invalsi, facciamogli del male (di g. caliceti)
Anche quest'anno ci sono polemiche a proposito dei famigerati test
Invalsi nella scuola. Chi dice che sono indispensabili, chi dice che
fanno male ai bambini e alla scuola. Io, per esempio, la penso come
questi ultimi.
Vorrei porre però la questione, per una volta, in modo diverso dal solito, ponendo una semplice domanda, sia ai favorevoli che a chi non lo è. La domanda è questa: che rapporto c'è tra quello che chiedono agli studenti i test Invalsi e quello che noi insegniamo loro? O, in modo ancora più preciso: che rapporto c'è tra l'idea di scuola e di formazione che c'è dietro ai test Invalsi e l'idea di scuola che è descritta nella nostra Costituzione? Lo chiedo, perché ho la sensazione che siano idee differenti. E che i programmi e i dettati scolastici della nostra scuola di oggi - fortunatamente, per quanto mi riguarda, - non coincidono assolutamente con quelli che poi si chiede nei test agli studenti, creando una situazione di vera e propria schizofrenia e confusione non solo tra gli studenti, ma anche tra i docenti. Un esempio, ai docenti viene richiesto dalla scuola della Costituzione la promozione delle «domande aperte» agli studenti, ma l'Invalsi ha test chiusi, a crocetta. Non è richiesto allo studente di compiere analisi e sintesi rispetto a ciò che apprende, né di avere un'opinione o un minimo senso critico. I test sono pensati piuttosto, nella maggioranza dei quesiti, come domande a risposta blindata, forse in grado di accertare livelli minimi di capacità di calcolo matematico o di competenze grammaticali o sintattiche, ma senza andare oltre. Anche questa faccenda che non entrano nella valutazione di altre materie, che senso ha? Molto semplicemente: perché insegnamo ai nostri studenti tanti contenuti, se poi viene richiesto loro solo una abilità di comprensione di un solo genere di testo? E questo solo per quanto riguarda lo studio della lingua italiana, naturalmente. Alle superiori, per esempio, ore e ore sono passate a studiare la storia della letteratura italiana, ma le prove Invalsi non richiedono nulla su questo.
Dunque? Che senso ha? Inoltre, ammettiamolo, la «cultura del test» abbia nel tempo crea studenti meno capaci di esporre e di argomentare in modo coerente e corretto, sia oralmente sia per iscritto: è questo che vogliamo? Non erano forse i vecchi esami in seconda e quinta elementare?
Ancora: il nostro unico strumento di valutazione di una persona che sta crescendo è un test, non si perdono forse tutti quei segnali verbali e non verbali che lo studente ci mette a disposizione nel percorso didattico? Siamo sicuri che misurazione e valutazione sono sinonimi? Ma poi, quali sono gli obiettivi dei test? Come e quando avviene la loro restituzione a docenti, studenti, genitori degli studenti? Perché questa restituzione non è trasparente? Quali sono i livelli minimi di qualità del sistema di istruzione da garantire?
Quale modello di scuola si intende realizzare? Com'é possibile stabilire un modo chiaro per verificare se gli obiettivi siano stati raggiunti o meno? Ancora: i responsabili dell'Invalsi sono a conoscenza che in Finlandia e negli Stati Uniti, con i test, si è rilevato un calo nei risultati di apprendimento e il nascere di una sorta di concorrenza fra le scuole, in base al presunto merito? E le didattiche finalizzate ai test, oltre a compromettere o meno la libertà di insegnamento, siamo sicuri che faccia bene agli studenti?
Giuseppe Caliceti, il manifesto, 10 maggio 2013
Vorrei porre però la questione, per una volta, in modo diverso dal solito, ponendo una semplice domanda, sia ai favorevoli che a chi non lo è. La domanda è questa: che rapporto c'è tra quello che chiedono agli studenti i test Invalsi e quello che noi insegniamo loro? O, in modo ancora più preciso: che rapporto c'è tra l'idea di scuola e di formazione che c'è dietro ai test Invalsi e l'idea di scuola che è descritta nella nostra Costituzione? Lo chiedo, perché ho la sensazione che siano idee differenti. E che i programmi e i dettati scolastici della nostra scuola di oggi - fortunatamente, per quanto mi riguarda, - non coincidono assolutamente con quelli che poi si chiede nei test agli studenti, creando una situazione di vera e propria schizofrenia e confusione non solo tra gli studenti, ma anche tra i docenti. Un esempio, ai docenti viene richiesto dalla scuola della Costituzione la promozione delle «domande aperte» agli studenti, ma l'Invalsi ha test chiusi, a crocetta. Non è richiesto allo studente di compiere analisi e sintesi rispetto a ciò che apprende, né di avere un'opinione o un minimo senso critico. I test sono pensati piuttosto, nella maggioranza dei quesiti, come domande a risposta blindata, forse in grado di accertare livelli minimi di capacità di calcolo matematico o di competenze grammaticali o sintattiche, ma senza andare oltre. Anche questa faccenda che non entrano nella valutazione di altre materie, che senso ha? Molto semplicemente: perché insegnamo ai nostri studenti tanti contenuti, se poi viene richiesto loro solo una abilità di comprensione di un solo genere di testo? E questo solo per quanto riguarda lo studio della lingua italiana, naturalmente. Alle superiori, per esempio, ore e ore sono passate a studiare la storia della letteratura italiana, ma le prove Invalsi non richiedono nulla su questo.
Dunque? Che senso ha? Inoltre, ammettiamolo, la «cultura del test» abbia nel tempo crea studenti meno capaci di esporre e di argomentare in modo coerente e corretto, sia oralmente sia per iscritto: è questo che vogliamo? Non erano forse i vecchi esami in seconda e quinta elementare?
Ancora: il nostro unico strumento di valutazione di una persona che sta crescendo è un test, non si perdono forse tutti quei segnali verbali e non verbali che lo studente ci mette a disposizione nel percorso didattico? Siamo sicuri che misurazione e valutazione sono sinonimi? Ma poi, quali sono gli obiettivi dei test? Come e quando avviene la loro restituzione a docenti, studenti, genitori degli studenti? Perché questa restituzione non è trasparente? Quali sono i livelli minimi di qualità del sistema di istruzione da garantire?
Quale modello di scuola si intende realizzare? Com'é possibile stabilire un modo chiaro per verificare se gli obiettivi siano stati raggiunti o meno? Ancora: i responsabili dell'Invalsi sono a conoscenza che in Finlandia e negli Stati Uniti, con i test, si è rilevato un calo nei risultati di apprendimento e il nascere di una sorta di concorrenza fra le scuole, in base al presunto merito? E le didattiche finalizzate ai test, oltre a compromettere o meno la libertà di insegnamento, siamo sicuri che faccia bene agli studenti?
Giuseppe Caliceti, il manifesto, 10 maggio 2013
08/mag/2013
i saggi del presidente napolitano sulla scuola, ma il def dice altro
La Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea composta dai saggi nominati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al termine del suo primo mandato dedica tre pagine (su 53) alla Scuola: in estrema sintesi, per i saggi il tema dell’istruzione deve essere considerato prioritario. Tutto bene dunque? Non proprio. Nel DEF, il Documento di economia e finanza per il 2013, si afferma che nel 2010 la spesa per l’istruzione (scuola dell’infanzia esclusa) è stata pari al 4% del PIL, ma che nel 2015 scenderà al 3,6% (“per effetto delle misure di contenimento delle spese di personale” come si legge nella relazione tecnica) e diminuira al 3,4% nel
2020. Successivamente la spesa si assesterà tra il 3,3 e il 3,4%. I saggi hanno dunque sprecato il loro tempo?
Il testo che riguarda la Scuola da "AGENDA POSSIBILE - Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea istituito il 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica e composto da Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi - 12 aprile 2013":
(...) 4.4 Potenziare l’istruzione e il capitale umano
Tutte le analisi condotte sul tema della crescita economica indicano nella disponibilità di un capitale umano di qualità uno degli ingredienti fondamentali per sfruttare appieno le nuove tecnologie, per favorire l’innovazione e l’aumento della produttività. Di conseguenza, migliorare le performance dei sistemi di istruzione e formazione è fondamentale per assicurare nel medio termine una crescita economica in grado di riassorbire la disoccupazione e la sottoccupazione di cui è afflitto il nostro Paese. D’altra parte, la formazione si interseca strettamente con ricerca, innovazione e sviluppo: di conseguenza, la sua efficienza dipende dalla rapida connessione di tutti questi elementi e, dunque, dalla capacità del nostro Paese di rendere quanto più “corta” possibile questa filiera.
Secondo le classifiche internazionali sull’argomento, l’Italia presenta un forte deficit in termini di qualità del capitale umano rispetto ai principali paesi europei. Esso riguarda sia le competenze maturate dai giovani al termine della scuola dell’obbligo, sia la quota di laureati sulla popolazione. Inoltre, la formazione svolta dalle imprese è significativamente inferiore a quella tipica degli altri paesi europei.
Non è questa la sede per valutare nel dettaglio ipotesi di intervento sui sistemi educativi. Ciononostante, si ritiene che sia possibile adottare nel breve termine misure in grado di alleviare alcune situazioni particolarmente gravi o di influire, al contempo, sulla sostenibilità a lungo termine di un’area particolarmente rilevante per la pubblica amministrazione come la sanità.
Il testo che riguarda la Scuola da "AGENDA POSSIBILE - Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea istituito il 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica e composto da Filippo Bubbico, Giancarlo Giorgetti, Enrico Giovannini, Enzo Moavero Milanesi, Giovanni Pitruzzella e Salvatore Rossi - 12 aprile 2013":
(...) 4.4 Potenziare l’istruzione e il capitale umano
Tutte le analisi condotte sul tema della crescita economica indicano nella disponibilità di un capitale umano di qualità uno degli ingredienti fondamentali per sfruttare appieno le nuove tecnologie, per favorire l’innovazione e l’aumento della produttività. Di conseguenza, migliorare le performance dei sistemi di istruzione e formazione è fondamentale per assicurare nel medio termine una crescita economica in grado di riassorbire la disoccupazione e la sottoccupazione di cui è afflitto il nostro Paese. D’altra parte, la formazione si interseca strettamente con ricerca, innovazione e sviluppo: di conseguenza, la sua efficienza dipende dalla rapida connessione di tutti questi elementi e, dunque, dalla capacità del nostro Paese di rendere quanto più “corta” possibile questa filiera.
Secondo le classifiche internazionali sull’argomento, l’Italia presenta un forte deficit in termini di qualità del capitale umano rispetto ai principali paesi europei. Esso riguarda sia le competenze maturate dai giovani al termine della scuola dell’obbligo, sia la quota di laureati sulla popolazione. Inoltre, la formazione svolta dalle imprese è significativamente inferiore a quella tipica degli altri paesi europei.
Non è questa la sede per valutare nel dettaglio ipotesi di intervento sui sistemi educativi. Ciononostante, si ritiene che sia possibile adottare nel breve termine misure in grado di alleviare alcune situazioni particolarmente gravi o di influire, al contempo, sulla sostenibilità a lungo termine di un’area particolarmente rilevante per la pubblica amministrazione come la sanità.
maria chiara carrozza, il nuovo ministro per l'istruzione
Maria Chiara Carrozza è il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca.
Nata a Pisa il 16 settembre 1965, proviene dal mondo della ricerca, che ha sempre seguito da vicino prima come ingegnere esperto in robotica, quindi come professore ordinario di Ingegneria nella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. E’ stata rettore dello stesso ateneo per due mandati, a partire dal 2007 fino al febbraio scorso, 24 ore dopo la sua elezione alla Camera. “Il ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università deve svolgere un ruolo fondamentale nel far ripartire le speranze del Paese ed è con spirito di servizio che metto a disposizione la mia esperienza per ricordare agli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia'', ha detto Maria Chiara Carrozza subito dopo la nomina.
''Dobbiamo aiutare i meritevoli- ha aggiunto - a studiare secondo i dettami della Costituzione Italiana, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. Dobbiamo dare forza e prospettive alle imprese, costruendo un Paese che individui grandi aree di investimento, di ricerca, di innovazione nell'industria, nell'agricoltura, nei servizi. Investire nella conoscenza significa investire sul futuro, nell'unica risorsa che non si può spostare altrove per essere prodotta a costi più bassi, un settore che crea e salva posti di lavoro, la nostra massima preoccupazione''. 47 anni, due figli, Maria Chiara Carrozza si è laureata in Fisica nel 1990 presso l'Università di Pisa e poi ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Ingegneria presso la Scuola Superiore Sant’Anna nel 1994. Dal novembre 2006 è Professore Ordinario di Bioingegneria e Robotica presso la Scuola Superiore Sant'Anna. Dal novembre 2004 all'ottobre 2007 ha diretto la Divisione Ricerche della Scuola Superiore Sant'Anna, ha coordinato il laboratorio di robotica Arts dello stesso ateneo ed è entratta a far parte della giunta nazionale del Gruppo Nazionale di Bioingegneria. E' stata visiting professor presso l’Università Tecnica di Vienna, dove ha tenuto un corso di Biomeccatronica; ha preso parte alla gestione scientifica del laboratorio congiunto Italia-Giappone per la Robotica Umanoide "Robocasa", presso la Waseda University di Tokyo; è "Guest Professor" dell’Università cinese dello Zhejiang. Ha rivestito e riveste incarichi di responsabilità scientifica e di coordinamento in numerosi progetti di ricerca europei. E' autrice di numerosi lavori scientifici e di 15 brevetti nazionali ed internazionali ed è membro delle più prestigiose società scientifiche internazionali specializzate in robotica.
I suoi interessi di ricerca spaziano nei settori della bioingegneria della riabilitazione, biorobotica, robotica umanoide, bionica, mani robotiche e protesiche, ausili tecnologici, ambienti intelligenti, interfacce persona-macchina, sensori tattili, pelle artificiale, percezione tattile. Nell'aprile 2013 ha lanciato il progetto triennale "Iuvo", del quale è coordinatrice scientifica, da sviluppare con l'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa, per realizzare un sistema robotico per favorire la funzionalità motoria degli arti inferiori.
(ANSA, 30 aprile, 12:39)
Nata a Pisa il 16 settembre 1965, proviene dal mondo della ricerca, che ha sempre seguito da vicino prima come ingegnere esperto in robotica, quindi come professore ordinario di Ingegneria nella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. E’ stata rettore dello stesso ateneo per due mandati, a partire dal 2007 fino al febbraio scorso, 24 ore dopo la sua elezione alla Camera. “Il ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università deve svolgere un ruolo fondamentale nel far ripartire le speranze del Paese ed è con spirito di servizio che metto a disposizione la mia esperienza per ricordare agli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia'', ha detto Maria Chiara Carrozza subito dopo la nomina.
''Dobbiamo aiutare i meritevoli- ha aggiunto - a studiare secondo i dettami della Costituzione Italiana, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. Dobbiamo dare forza e prospettive alle imprese, costruendo un Paese che individui grandi aree di investimento, di ricerca, di innovazione nell'industria, nell'agricoltura, nei servizi. Investire nella conoscenza significa investire sul futuro, nell'unica risorsa che non si può spostare altrove per essere prodotta a costi più bassi, un settore che crea e salva posti di lavoro, la nostra massima preoccupazione''. 47 anni, due figli, Maria Chiara Carrozza si è laureata in Fisica nel 1990 presso l'Università di Pisa e poi ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Ingegneria presso la Scuola Superiore Sant’Anna nel 1994. Dal novembre 2006 è Professore Ordinario di Bioingegneria e Robotica presso la Scuola Superiore Sant'Anna. Dal novembre 2004 all'ottobre 2007 ha diretto la Divisione Ricerche della Scuola Superiore Sant'Anna, ha coordinato il laboratorio di robotica Arts dello stesso ateneo ed è entratta a far parte della giunta nazionale del Gruppo Nazionale di Bioingegneria. E' stata visiting professor presso l’Università Tecnica di Vienna, dove ha tenuto un corso di Biomeccatronica; ha preso parte alla gestione scientifica del laboratorio congiunto Italia-Giappone per la Robotica Umanoide "Robocasa", presso la Waseda University di Tokyo; è "Guest Professor" dell’Università cinese dello Zhejiang. Ha rivestito e riveste incarichi di responsabilità scientifica e di coordinamento in numerosi progetti di ricerca europei. E' autrice di numerosi lavori scientifici e di 15 brevetti nazionali ed internazionali ed è membro delle più prestigiose società scientifiche internazionali specializzate in robotica.
I suoi interessi di ricerca spaziano nei settori della bioingegneria della riabilitazione, biorobotica, robotica umanoide, bionica, mani robotiche e protesiche, ausili tecnologici, ambienti intelligenti, interfacce persona-macchina, sensori tattili, pelle artificiale, percezione tattile. Nell'aprile 2013 ha lanciato il progetto triennale "Iuvo", del quale è coordinatrice scientifica, da sviluppare con l'Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa, per realizzare un sistema robotico per favorire la funzionalità motoria degli arti inferiori.
(ANSA, 30 aprile, 12:39)
07/mag/2013
assemblea cittadina delle commissioni mensa: appuntamento il 22 maggio
I
Genitori e gli Insegnanti delle Commissioni Mensa delle Scuole servite da Milano
Ristorazione sono invitati all’Assemblea Cittadina delle Commissioni
Mensa di Milano che si terrà il 22 maggio 2013 alle ore 20.00 (registrazione a
partire dalle ore 19.30) presso la Primaria Cadorna, via Dolci, 5 –
Milano.
La
locandina [clicca qui]
Nei
prossimi giorni tutte le Direzioni Didattiche delle scuole (statali e comunali)
riceveranno da parte del Comune la stessa locandina che dovrà quindi pervenirvi
ed essere esposta nelle apposite bacheche o spazi dedicati.
Vi
chiediamo comunque di dare massima visibilità all'evento girando questa mail ai
genitori e ai docenti delle vostre Scuole.
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