07 gen 2016

cile, la riforma che garantisce l'accesso gratuito all'università

Si deve all’impegno di Camila Vallejo Dowling, l’ex leader della Fech, la Federazione degli studenti universitari cileni, l’approvazione da parte del Parlamento cileno della legge che stabilisce la gratuità dell’accesso alle università pubbliche a partire dal 2016.
Deputata dal 2014, eletta nelle liste di Gioventù Comunista, Camila Vallejo sta conducendo in Parlamento la battaglia, cominciata cinque anni fa nelle piazze del paese sudamericano, per l’abolizione del sistema educativo ereditato dal dittatore Augusto Pinochet.
Scioperi, sit-in, manifestazioni di protesta: il movimento studentesco cileno non si è mai arreso malgrado i duri scontri di piazza e le continue minacce anche da ambienti istituzionali [leggi i nostri post: clicca qui e clicca qui].
Proteste che non si sono placate neanche dopo l’approvazione del primo pacchetto di riforme approvato dal governo della socialista Michelle Bachelet nel gennaio del 2015, considerato dagli insegnanti e dagli studenti assolutamente insufficiente.
Fino ad oggi il sistema universitario pubblico cileno doveva completamente autofinanziarsi, richiedendo agli studenti migliaia di dollari all’anno di tasse.
La riforma, approvata a fine 2015 dal Parlamento nonostante la forte opposizione della destra radicale,  prevede da subito l’esenzione per 178 mila studenti delle fasce più povere della popolazione. Esenzione che verrà estesa all’intera popolazione universitaria entro quattro anni.

A pesar de los intentos de la derecha por torpedear el avance de la gratuidad, ganamos una batalla importante. #Gratuidad2016.
— Camila Vallejo (@camila_vallejo) 23 Dicembre 2015
"Nonostante i ripetuti tentativi della destra di silurare l'introduzione della gratuità, abbiamo vinto una battaglia importante”

Ma secondo Camila Vallejo, dal marzo 2015 presidente della commissione Educazione della Camera, la gratuità dell’accesso alle università pubbliche è soltanto un tassello della riforma. L’obiettivo è garantire il diritto all’istruzione che non si ottiene esclusivamente con la gratuità. Quella è solo una parte, il diritto all’educazione è molto più complesso. Si tratta di definire l’istruzione che vogliamo, qual è la missione e la visione delle istituzioni, che tipo di professionisti e tecnici vogliamo per il nostro Paese. Inoltre si deve parlare di ricerca”.
Vedremo se la compañera Camila avrà la forza, ora che siede sugli scranni delle istituzioni, di completare le riforme nella direzione richiesta dal movimento che lei stessa dirigeva, garantendo la partecipazione di insegnanti e studenti al processo di riforma.

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