06 mag 2016

a maggio la scuola sciopera

Lo sciopero della scuola, inizialmente indetto dalle segreterie nazionali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal per il 23 maggio 2016, è stato anticipato a venerdì 20 maggio. A richiederlo sono state le numerose istituzioni scolastiche e le associazioni che il 23 maggio ricordano con migliaia di iniziative in tutta Italia la strage in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta.
Questa le parole di Maria Falcone:  “Ho apprezzato la sensibilità delle rappresentanze sindacali e la loro attenzione ai temi della legalità. Colgo l’occasione per ringraziare le istituzioni, le associazioni e le migliaia di scuole che anche quest’anno si stanno adoperando per la riuscita della giornata a Palermo così come delle numerose iniziative che coinvolgeranno gli studenti in tutta Italia”.
Lo sciopero, lo ricordiamo, è stato indetto per rivendicare il rinnovo del contratto nazionale e per richiedere “adeguate risposte alle tante emergenze del comparto, a partire da quelle legate all'applicazione della legge 107/2015” (la legge sulla cd Buona Scuola).
Allo sciopero del 23 maggio si aggiunge quello indetto per il 12 maggio con le stesse motivazioni da Unicobas, Cobas e Gilda.
Sembra proprio impossibile che il mondo della scuola riesca ad organizzare uno sciopero unitario. Eppure non si tratta di poca cosa, il contratto è scaduto da ormai sette anni. E le prospettive non sono delle migliori.
Recentemente il Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, con sentenza n. 7552/2015 del 16/09/2015 che trova fondamento nella sentenza 178/2015 della Corte Costituzione che ha dichiarato la “illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime di sospensione della contrattazione collettiva”, ha ordinato “alle parti convenute di dare avvio, senza ritardo e per quanto di loro competenza, al procedimento di contrattazione collettiva per i comparti della scuola, dell’università, della ricerca, dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle relative aree dirigenziali”.
Ma il Governo non sembra proprio intenzionato ad avviare le trattative con i sindacati. Non si tratta di un problema esclusivamente economico. Il rinnovo del contratto è infatti correlato alle deleghe previste dalla legge 107/2015, in particolare alle formulazione del nuovo Testo Unico che dovrebbe mutare il profilo giuridico ed economico della categoria. Fino ad allora niente rinnovo.
Per questo appare ancora più paradossale la divisione sindacale.

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