09 ott 2013

“vado a scuola”, l’amore di quattro bambini per la scuola

Se raggiungere la scuola non è un impegno particolare per la gran parte dei bambini occidentali, in molti paesi del mondo può trasformarsi in un vero e proprio viaggio che richiede sforzi e sacrifici.
Dall’ultimo Festival di Locarno, il film “Vado a scuola” di Pascal Plisson (2013), un documentarista francese che con la sua cinepresa ha attraversato i luoghi dove gli uomini vivono nelle condizioni più estreme, ci racconta l’amore di quattro bambini che quotidianamente affrontano un percorso lungo e pericoloso per raggiungere le rispettive scuole.
Ma il film ci racconta anche la grande forza di volontà di alcune famiglie e la maturità dei loro bambini, il loro essere pronti a tutto pur di accedere a un'istruzione e migliorare il proprio futuro.
In Kenia Jakson e la sorellina Laila percorrono ogni giorno decine di  chilometri per raggiungere la scuola attraversando zone aride ed un posto dove si radunano gli elefanti particolarmente pericoloso. Hanno con sé una tanica d'acqua e ogni tanto si fermano ad assaggiare qualche fico d'india.
In Marocco Zahira con le sue due amiche deve attraversare i versanti delle montagne dell'Atlante, dove le temperature raggiungono anche i venti gradi sotto lo zero, per arrivare alla scuola. Hanno nella borsa una gallina che baratteranno con un po' di datteri in un mercato di una cittadina vicino alla loro scuola.
In Patagonia Carlito e Micaela raggiungono la scuola in sella al proprio cavallo, oggi giorno alle prese con sentieri impervi e scivolosi.
In India Samuel, spastico, è costretto a muoversi in una carrozzella che i suoi due fratellini ogni giorno spingono per gli otto chilometri che separano la sua capanna dalla scuola.

Malgrado le difficoltà, questi bambini sono intenzionati ad andare a scuola, perché sanno che solo la scuola è il mezzo per il loro riscatto. Nessuno di loro protesta per la fatica del viaggio. Andare a scuola è un privilegio, e avere genitori che, nonostante la povertà e l’arretratezza, considerano l’istruzione dei propri figli una priorità, è una grande fortuna. Per loro, l'istruzione rappresenta l'unica via di fuga alla povertà e per questo sono pronti a sfidare la sorte anche a costo delle loro stesse vite.
In questo documentario il pietismo non trova spazio. La realtà difficile di questi bambini è colorata, vitale, gioiosa, la loro sfida quotidiana una dichiarazione di ottimismo programmatico siglata ogni mattino da un sorriso pieno di fiducia in se stessi, nella propria capacità di farcela, almeno fino a scuola.

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