10 ott 2012

12 ottobre 2012: la scuola in piazza in tutta Italia!

"Ci vorrebbe una rivoluzione" [clicca qui

A furia di ricevere scarsa considerazione, anche tra chi ci lavora dentro, si è fatta strada un'ottica che tende a rimpicciolire le straordinarie esperienze dell'insegnare e dell'imparare (di Franco Arminio, il manifesto, 12 ottobre 2012


1 commento:

ommot ha detto...

Avanzo qualche riflessione sull'articolo di Franco Arminio pubblicato sul manifesto del 12/10/2012.

La scuola 'di massa', (la scuola 'pubblica') nasce nell'idea di rendere autonomi, indipendenti e consapevoli i ceti più poveri e proletari ed è probabilmente spinta dalla necessità di un'economia che cambia di avere dei cittadini abili a scambiare dei lavori più 'complessi' che non la monotona ripetizione di un movimento oltre che capaci di acquistare più di una cinquecento (cosa che indiscutibilmente si è avverata).

In questo mix la scuola (pubblica) vive dei momenti di grande forza, vitalità. Ci sono esperienze di scuola di frontiera che si confrontano con le difficoltà della vita con una capacità di capire ed elaborare strumenti ed anticorpi come poche altre (penso per esempio alle storie narrate nel documentario "i diversi" di De Seta).

Quando però la necessità di avere dei cittadini (più) liberi viene meno e subentra la preferenza per una maggiore acquiescenza e controllo, allora la scuola 'di massa' si trasforma in una prodigiosa macchina per il disciplinamento, dei giovani e degli adulti.

quindi dire, come fa Arminio, che

> Quello che i governanti non capiscono è che l'Italia ha
> bisogno di più scuola. Bisognerebbe tenere aperte le aule anche di
> pomeriggio e di sera. L'errore della politica è di considerarla un
> comparto particolarmente oneroso del pubblico impiego.

vuol dire supporre che loro pensino alla (ovvero che il mondo di oggi abbia bisogno di una) scuola come la potremmo pensare noi, cosa di cui oramai dubito.

Penso anzi che hanno capito benissimo cosa significa una vera - buona - educazione e ne stiano scientemente alla larga.

o ancora dire

> La scuola dovrebbe essere la metà dell'agenda di ogni Governo, di ogni
> Regione, di ogni Provincia, di ogni Comune. E invece abbiamo avuto un
> ministro come la Gelmini.

significa pensare che il problema sia quello della Gelmini, che se ne capitava un'altro, di ministro, magari più "intelligente", o "sensibile", sarebbe stato sostanzialmente diverso.

Dubito anche di questo

Una scuola che non insegna ad essere indisciplinati non sa compiere la suo funzione fino in fondo, una scuola che non sa essere indisciplinata non puo' essere maestra di autonomia, creatività, responsabilità. Ma una scuola indisciplinata è intollerabile in un mondo dove ci vuole la carta da bollo anche per andare in bagno.

Quindi piuttosto che

> Dopo lo sciopero bisognerebbe inventarsi qualcos'altro per dire
> che la scuola si ammutina, non partecipa alla triste pagliacciata di
> una società egoista e senza slanci. La scuola deve ritirarsi da questo
> mondo senz'anima, deve essere fiera della sua inattualità, deve
> svolgere una serena obiezione al contingente, perché la posta in palio
> è immensa: è la forza di stare tra gli uomini e nei luoghi, nella
> propria casa e nell'universo.

penso che la scuola debba lavorare di più e obbedire di meno

e concordo, per questo, con la chiosa finale

> Ci vuole una vera e propria rivoluzione ed è più
> urgente del risanamento del debito.


ciao
tommaso