02 giu 2013

il referendum di bologna sul finanziamento alle scuole paritarie (di e. macchieraldo)

Dopo il referendum di Bologna, con la vittoria dei cittadini che non vogliono che le scuole paritarie portino via risorse alla scuola pubblica, una riflessione di Ettore Macchieraldo dal blog dei SemidiSerra

A Bologna si è svolto un referendum consultivo sul finanziamento alle scuole paritarie (privato sociale).
E’ stata un’iniziativa importante, spontaneamente lanciata da un comitato di cittadini, per garantire parità di servizi e costi alle famiglie, in linea con i principi costituzionali. Qui potete trovare il quesito referendario.
Ha portato il 28% dei bolognesi a esprimersi – per un referendum consultivo non è poco – e a dire che non vogliono che il finanziamento alle scuole paritarie private porti via risorse alla scuola pubblica e statale.
Specie per i nidi di infanzia questa è un’indicazione a livello nazionale piuttosto precisa. Sappiamo che il servizio pubblico è carente e che per questo è stato integrato. In ogni caso non sono stati risolti i problemi di un servizio che non copre le domande e, soprattutto, che ribalta i costi di nuovo e al solito sulle famiglie. Chi vuole promuovere il mercato nel welfare e nell’istruzione e sostiene che questo lo renderà più efficiente mente, sapendo di mentire.

La nostra esperienza però ci porta anche a riflettere sulla necessità di introdurre nella scuola pubblica e statale forme di autogestione, da non confondere con l’autonomia scolastica che in questi anni è stata il veicolo della privatizzazione di fatto della scuola. Ovviamente il primo tema su cui discutere sarebbero proprio le risorse da destinare alla scuola, all’eliminazione della precarietà, all’edilizia scolastica insomma all’uscita dall’attuale suo fallimento. Evidente nel fatto che se non ci fossero insegnati, studenti e genitori che restaurano aule, fanno ore di volontariato, comprano materiale questa sarebbe già implosa. Certo qui si apre il capitolo di come recupeare risorse all’interno della gabbia del contenimento del debito pubblico. Come ci dimostra il lavoro di Francuccio Gesualdi e del Centro Nuovo Modello di Sviluppo ‘se non capisco non pago‘, mica è detto che di debito noi e i nostri figli si debba per forza morire!
E se la soluzione fosse proprio questa: avviare sperimentazione verso l’autogestione, salvaguardando la scuola della Costituzione, la sua indipendenza economica e culturale, ma introducendo elementi di partecipazione, avviando una de – istituzionalizzazione che fu già colta negli anni ’70, è stata poi travolta dalla contro riforma dell’ultimo ventennio, ma ci pare ancora se non sempre più necessaria?
Sarà che il mio è un punto di vista di un ex studente insofferente all’autoritarismo e, ora, di un genitore preoccupato del futuro dei propri figli, ma discutiamone.

Ettore Macchieraldo - 1. giugno 2013

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